Astro News a cura di Piero Bianucci

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    Forse già Ligo e Virgo potranno captare lo onde gravitazionali del Big Bang

    Forse già Ligo e Virgo potranno captare lo onde gravitazionali del Big Bang

     

    Il sogno dei ricercatori che danno la caccia alle onde gravitazionali è quello di riuscire ad “ascoltare” le vibrazioni dello spaziotempo prodotte nel Big Bang. E’ un      ”fondo” di onde statiche analogo a quello della radiazione elettromagnetica fossile ma, essendo di tipo gravitazionale, ci porta non a 380 mila anni dal Big Bang ma al Big Bang stesso, all’istate zero dell’universo. Purtroppo il segnale è debolissimo, molto più debole di quello, già captato, della fusione di buchi neri. Per estrarlo dal “rumore” dei disturbi estranei occorre conoscere perfettamente la forma del segnale che si vuole captare. E’ questo il lavoro che ha fatto un gruppo di ricerca dell’Università di Basilea, in Svizzera, simulando una sorgente di “oscilloni” a loro volta generatori delle onde gravitazionali statiche da cercare. Al lavoro hanno partecipato anche due ricercatori italiani associati all’Inaf, Francesco Cefalà e Stefano Orani.

    Finora non c’era speranza di captare segnali così flebili e “casuali”, in quanto frutto di un fenomeno stocastico. Ora qualche speranza c’è. Spiega il dottorando Francesco Cefalà: «Non si tratta dell’onda di un singolo oscillone, bensì della sovrapposizione di un gran numero di onde, tutte con frequenza simile ma non esattamente uguale. Tali onde sarebbero osservabili oggi come un rumore di fondo nei rilevatori, che risulta più forte a una determinata frequenza, ovvero il picco dello spettro, corrispondente alla frequenza di oscillazione degli oscilloni». Secondo i calcoli, conoscendo ora il segnale, l’osservazione delle onde del Big Bang potrebbe essere alla portata delle antenne americane Ligo e dall’antenna europea Virgo.

    A questa si aggiunge un’altra buona notizia per i cacciatori di onde gravitazionali: «Abbiamo compiuto progressi significativi nella realizzazione di rivelatori più sensibili – annuncia Benno Willke del Max Planck Institute for Gravitational Physics e della Leibniz Universität di Hannover – Grazie a laser più stabili, gli interferometri di prossima realizzazione saranno in grado di percepire onde gravitazionali più deboli e provenienti da sorgenti più lontane».

    Nel disegno animato: la simulazione dell’oscillone

    Altre informazioni:

    https://www.osapublishing.org/ol/abstract.cfm?uri=ol-42-4-755

    http://www.media.inaf.it/2017/02/13/sempre-piu-sensibili-alle-onde-gravitazionali/

     

     

     

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