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  • 07/12/2017 - Il più distante buco nero dell'Universo mai visto

    Il più distante buco nero dell'Universo mai visto

    Il più distante buco nero dell'Universo mai visto

    L'Universo aveva solo 690 milioni di anni, ossia solo il 5% della sua età, quando la luce  emessa dalla galassia che conteneva un buco nero iniziava il suo viaggio attraverso l'Universo. Ora un gruppo di astronomi della Carniege Insitution, guidati da Eduardos Bagnados, utilizzando il telescopio Magellano, è riuscito a cogliere la luce del “quasar” che lo conteneva al suo nucleo. I quasar sono oggetti estremamente luminosi composti da enormi buchi neri che si stanno accrescendo e che si trovano nelle cuore di galassie molto massicce. Il buco nero appena scoperto, che risulta così il più antico è il più lontano mai osservato dall'uomo, ha una massa che è paragonabile a 800 milioni di volte quella del nostro Sole. “Riuscire a spiegare come un buco nero sia riuscito in soli 690 milioni di anni a raccogliere tutto il materiale che lo compone è una vera e propria sfida per le teorie che spiegano la nascita e la crescita dei buchi neri supermassicci”, ha spiegato Banados.

     Affinché questo possa essere successo è necessario ipotizzare che l'universo molto giovane doveva possedere condizioni tali da permettere la nascita di buchi neri con masse che raggiungevano centomila volte quella del Sole. Condizioni estremamente diverse rispetto a quelle che portano alla nascita di buchi neri ai nostri giorni, che raramente superano le poche decine di volte la massa del nostro Sole. Il quasar che è stato scoperto da Banados è estremamente interessante perché ci arriva da quel periodo della storia dell’Universo noto come “epoca della reionizzazione”,  un periodo che vide “emergere la luce” dopo secoli di buio totale.

     

    Va ricordato infatti, che il Big Bang diede il via all'Universo dando origine ad una “torbida zuppa” di particelle estremamente ricche di energia che andavano espandendosi. Mentre ciò avveniva il tutto si raffreddava. Dopo circa 400.000 anni, un tempo brevissimo su scala cosmica, quel materiale raffreddato divenne un gas composto da idrogeno neutro. L'Universo era oscuro però, perché non aveva sorgenti luminose, fin quando la gravità della materia andò a condensare le prime stelle e conseguentemente le prime galassie. L'energia rilasciata da quelle antiche galassie ha fatto sì che l'idrogeno neutro sparso in tutto l'universo venisse ionizzato, ossia gli venisse strappato un elettrone, uno stato dell'idrogeno che è rimasto tale fin da allora. Una volta che l'Universo subì tale reionizzazione  i “fotoni” iniziarono a viaggiare liberamente nello spazio, e come si sa i fotoni trasportano l'energia di ciò che noi chiamiamo luce. Le analisi del quasar che è stato scoperto da Banados  dicono che esso si trova immerso nell'idrogeno neutro e questo sta a dire che si formò in un periodo molto vicino alla reionizzazione.La distanza del quasar da noi la si è potuta determinare grazie allo “spostamento verso il rosso” della luce che esso emetteva, una misura, chiamata redshift, che permette di dire quanta strada ha percorso prima di arrivare a noi: maggiore è la distanza di un oggetto che noi osserviamo, più alto è il redshift. Il quasar in questione ha un redshift di 7.54 il che indica che ci sono voluti più di 13 miliardi di anni perché la sua luce potesse raggiungere il telescopio Magellano.

     

     

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