Astronews a cura di Massimiliano Razzano

Fino al 13/11/2017 a cura di Piero Bianucci, fino al 20/01/2018 a cura di Luigi Bignami

  • 18/06/2018 - BZ509, l’asteroide che si è trasferito a casa nostra
  • 14/06/2018 - Tre baby pianeti e una stella neonata. Alma scopre la sua prima 'nursery stellare'
  • 11/06/2018 - Ci sono molecole organiche su Marte, parola di Curiosity
  • 08/06/2018 - Chi ha paura di Alfa Centauri?
  • 07/06/2018 - Quanti anni ha un ammasso globulare?
  • 04/06/2018 - Giove, Venere, e quel tira e molla con l’orbita terrestre
  • 25/05/2018 - Giocando a nascondino con la polvere zodiacale
  • 22/05/2018 - Segnali da ET? Una questione di tempismo

    Segnali da ET? Una questione di tempismo

    Segnali da ET? Una questione di tempismo

    Cosa succederebbe se un giorno dovessimo captare dei segnali di origine aliena? Non segnali naturali, ma prodotti da una qualche forma di intelligenza extraterrestre? Per ora si tratta ancora di uno scenario da fantascienza, ma che un giorno potrebbe diventare realtà. Per studiare più a fondo questa possibilità, forse non troppo remota, un team internazionale si è occupato di studiare più a fondo la famosa equazione di Drake, che fornisce una stima del numero di civiltà intelligenti nella nostra Galassia. Il gruppo di astronomi, coordinato dall’italiano Claudio Grimaldi del Politecnico Federale di Losanna, si è concentrato su uno dei fattori chiave della famosa equazione, ovvero la durata delle potenziali civiltà extraterrestri. Il lavoro, apparso sulle Publications of the Astronomical Society of the Pacific, fornisce un nuovo importante contributo per capire meglio la possibile presenza di vita extraterrestre nello spazio.

    Lo studio parte dalla celebre equazione, formulata negli anni Sessanta dall’astronomo americano Frank Drake, che esprime il numero di civiltà extraterrestri a partire dal prodotto di una serie di termini che indicano delle probabilità, ad esempio il numero di stelle che si formano in una galassia, il numero di stelle che ospitano pianeti. Fra i termini più importanti c’è il numero di civiltà capaci di trasmettere un segnale , ed è su questo che si sono concentrati Grimaldi e colleghi. Il team ha infatti calcolato il numero di segnali che possono raggiungere la Terra, assumendo che tali trasmissioni abbiano una certa durata, legata ad esempio alla permanenza di una civiltà su un dato pianeta, oppure al periodo in cui questa civiltà trasmette in modo più assiduo. Il risultato è molto utile alla luce dei progetti di “ascolto extraterrestre” come il progetto Seti, che dagli anni Settanta è alla ricerca di segnali di origine extraterrestre. Se non saranno captati segnali provenienti da pianeti entro un certo raggio, questo aiuterà a limitare i fattori nell’equazione di Drake. Ciò non significa che dobbiamo escludere la presenza degli alieni, ma che dovremo ascoltare ancora più in profondità per captare le loro possibili tracce.

     

    Articolo originale

     

    Altre informazioni

     

    Nell’immagine: Allen Telescope Array, la rete di telescopi che partecipa al progetto SETI (SETI)

  • 20/05/2018 - KOROLEV, CRATERE MARZIANO NELL’OCCHIO DI CASSIS
  • 20/05/2018 - DEEP IMPACT ALL’ORIGINE DI PHOBOS E DEIMOS
Ricerca
  • Le Stelle
    179
  • Nuovo Orione
    313
  • Libri