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    UN ASTEROIDE DA RECORD NELLA NUBE DI OORT

    UN ASTEROIDE DA RECORD NELLA NUBE DI OORT

    L’oggetto del quale raccontiamo la scoperta, rivelato nel 2015, ma annunciato solo ora dopo innumerevoli verifiche, è individuato per ora solo dalla sigla 2015 TG387. È talmente lontano dal Sole che la sua luce, quando è all’afelio, impiega quasi due settimane per giungere a noi. Si tratta del terzo esempio oggi noto di “sednoidi” (dal nome del capostipite Sedna), oggetti caratterizzati da orbite estremamente ellittiche, con perielio molto distante dal Sole.

    Si ritiene che questi oggetti siano l’avanguardia di una più vasta popolazione di corpi appartenenti alla regione interna della Nube di Oort, l’enorme serbatoio con miliardi di corpi all’origine dei nuclei cometari. Già con Sedna, il suo scopritore ebbe a dire: 'Non dovrebbe essere lì e non c'è modo di metterlo dov'è. Non arriva mai abbastanza vicino da essere influenzato dal Sole, ma non è mai abbastanza lontano da essere influenzato da altre stelle'.

    L’allora giovanotto Mike Brown invocava la presenza di un massiccio corpo perturbatore per giustificare la presenza di un oggetto con quelle caratteristiche orbitali, tanto da avviare la caccia al cosiddetto “Pianeta 9”. A complicare un po’ le cose ci si è messo TG387, rilevato nel 2015, che sposta ancora più lontano la zona dove potrebbe annidarsi il presunto pianeta.

    Non è il caso di abbandonarsi a ipotesi fantasiose, perché la NASA ha dichiarato già nel 2014 che nei dati del telescopio infrarosso WISE non è stato trovato “alcun oggetto di dimensioni pari a Saturno o maggiore a una distanza di 10 mila Unità Astronomiche, e nessun oggetto più grande di Giove esiste entro le 26 mila UA. Però quel comunicato diceva che non erano stati trovati oggetti con quelle caratteristiche, con riferimento ai fantomatici Nemesis. Ma nulla toglie che possano esserci oggetti meno massicci, al di sotto della soglia di rilevazione del satellite.

    E proprio da una sessione di ricerca del Pianeta 9 è scaturita la scoperta di 2015 TG387, grazie a un team guidato da Schott Sheppard (lo stesso che di recente ha scoperto 12 nuove lune di Giove). Il gruppo utilizza il telescopio giapponese Subaru da 8,2 m sul Mauna Kea (Hawaii) con campo di 1,5° quadrati mediante l’Hyper Supreme Camera e il telescopio Blanco da 4 m dell'Osservatorio Interamericano di Cerro Tololo(CTIO),mediante la Dark Energy Camera (DECam) con campo da 2,7° quadrati.

    Qualsiasi oggetto trovato oltre le 50 UA viene riosservato, mesi o anni dopo, con il telescopio Magellan da 6,5 m e il Discovery Channel Telescope da 4 m, per definirne le orbite. In totale, sono stati già scandagliati oltre 1000 gradi quadrati di cielo, principalmente intorno all’eclittica.

    2015 TG387 ha un perielio a 65 UA, con un semiasse maggiore di circa 1200 UA, e presenta un afelio a circa 2300 UA. È stato avvistato quando era a circa 80 UA, con una magnitudine pari a 24,0 in banda r. Considerando un’albedo media del 15%, per TG387 è stato stimato un diametro intorno ai 300 km.

    Tutti i sednoidi sono oggetti di là dall’influenza gravitazionale dei pianeti noti, pur essendo ancora legati al Sole, con minime influenze esterne. L'orbita di TG387 è risultata stabile, pur considerando gli effetti di marea galattica e simulando incontri ravvicinati tra il Sole e altre stelle; perciò questo oggetto ha avuto origine nella nebulosa solare.

    Sorprendentemente, la stabilità orbitale di questi asteroidi lontanissimi (detti ETNO, Extremely Trans Neptunian Object), sarebbe più garantita da un grosso corpo perturbatore, e questo giustifica la ricerca di un nuovo grande pianeta. Gli autori stimano che la popolazione appartenente alla Nube di Oort interna si aggiri in almeno 2 milioni di corpi con dimensioni superiori ai 40 km.

    All’afelio medio, anche una sonda veloce come la New Horizons, che il 1° gennaio 2019 raggiungerà il pianetino (486958) 2014 MU69 della Fascia di Kuiper, impiegherebbe alcuni secoli per raggiungere questi oggetti che, pur apparendo lontanissimi alla nostra percezione, sono comunque ancora nel nostro giardinetto cosmico se messi a confronto con la stella più vicina.

    In Figura, uno schema del Sistema Solare “allargato”, dove sono mostrate le orbite dei sednoidi oggi noti: Sedna, 2012 VP113 e 2015 TG387.

    Giuseppe Donatiello

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