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    Mai così prossimi al punto di non ritorno

    Mai così prossimi al punto di non ritorno

    Tra le sfide più ardite in astrofisica, c'è quella che mira a indagare l’ambiente vicino al buco nero supermassiccio posto al centro della Via Lattea. Spesso i buchi neri sono raffigurati come placidi vuoti, ma in realtà tali oggetti sono da considerare ambienti veramente estremi, sferzati da radiazioni di ogni tipo e sovente si mostrano come sorgenti ultra-luminose ad alta energia a causa della materia che vortica a velocità relativistiche in un disco di accrescimento, prima di cadere definitivamente nella voragine gravitazionale. Un buco nero è per definizione una singolarità, però c’è una regione grossomodo sferica che si pone nella zona di confine tra la materia ancora in grado di sfuggire alla gravità e quella destinata a cadere senza alcuna possibilità di ritorno poiché la velocità di fuga sarebbe superiore a quella della luce, che sappiamo essere insuperabile: si tratta dell’orizzonte degli eventi.

     

    Uno degli strumenti più potenti per tentare l’impresa di riprendere l’orizzonte di Sagittarius A* è lo strumento GRAVITY dell’ESO operante nella configurazione VLTI, l’interferometro del Very Large Telescope in Cile. Lo strumento GRAVITY riunisce la luce delle unità del VLT per creare un super-telescopio virtuale con diametro di 130 metri.

    Osservare SgrA*non è per nulla semplice perché tale sorgente compatta si trova a ben 26mila anni-luce, ma i risultati ora ottenuti sono senza precedenti e molto promettenti per il futuro. Nello specifico, con GRAVITY si son potuti osservare lampi di radiazione infrarossa, previsti dai modelli, provenienti dalla regione appena esterna all’orizzonte degli eventi, vale a dire dal suo disco di accrescimento. Le osservazioni confermano l’esistenza di tale struttura e, di conseguenza, anche quella del buco nero SgrA* da ben quattro milioni di masse solari. Ad oggi è la migliore osservazione in dettaglio della regione più prossima a esso, dove nonostante gli effetti relativistici, la radiazione elettromagnetica ha ancora facoltà di sfuggire alla morsa dell’enorme gravità, ma siamo veramente vicino al punto di non ritorno.

    All'inizio dell'anno, GRAVITY e SINFONI (un altro strumento installato sul VLT) avevano permesso di misurare con precisione il passaggio al periastro della stella designata S2, la più vicina al centro galattico, mentre attraversava l’intenso campo gravitazionale vicino a Sagittarius A*, rivelando per la prima volta gli effetti previsti dalla Relatività generale di Einstein.

    L’immagine a corredo è una simulazione che sfrutta le informazioni ricavate sui moti orbitali del gas in un'orbita circolare a circa il 30% della velocità della luce. In ogni caso siamo ancora abbastanza lontani dal riuscire a ottenere una visione diretta e risolta della sorgente corrispondente a SgrA*, o meglio del suo orizzonte degli eventi, che si stima avere dimensioni comparabili al nostro Sistema Solare. Si proverà a ottenere tale mirabile immagine collegando alcuni strumenti posti su tutto il pianeta che all'unisono andranno a comporre un telescopio sintetico grande quanto il nostro pianeta.

     Immagine: Crediti: ESO/Gravity Consortium/L. Calçada

     Giuseppe Donatiello

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