Astronews a cura di Massimiliano Razzano

Fino al 13/11/2017 a cura di Piero Bianucci, fino al 20/01/2018 a cura di Luigi Bignami

  • 21/03/2019 - UNA LENTE GRAVITAZIONALE A FORMA DI “CROCE LATINA”
  • 21/03/2019 - UNA TEMPESTA SOLARE RECORD DI 2610 ANNI FA
  • 21/03/2019 - NGC 6052: UN ABBRACCIO COSMICO
  • 21/03/2019 - LA VIA LATTEA PESA 1540 MILIARDI DI SOLI
  • 05/03/2019 - DGSAT I, una galassia ultradiffusa anemica

    DGSAT I, una galassia ultradiffusa anemica

    DGSAT I, una galassia ultradiffusa anemica

    Un gruppo di astronomi degli University of California Observatories (UCO), si è dedicato allo studio dettagliato della galassia peculiare DGSAT I, rientrante nella categoria delle ultradiffuse (UDG). Questa classe di oggetti, insieme alle galassie nane di bassa luminosità, è uno dei temi caldi dell’astrofisica perché ritenuti gli ambienti ideali in cui sondare e indagare le proprietà dell’elusiva materia oscura. Le galassie ultradiffuse, nello specifico, sono oggetti grandi quanto una galassia normale ma con un contenuto stellare sino a 1000 volte minore e sembrano estremamente povere di materia oscura che, si pensa, faccia invece da collante gravitazionale per quelle ordinarie. Le UDG hanno quindi un aspetto diafano, quasi spettrale, non manifestano segni evidenti di formazione stellare e la scarsità di materia oscura le sta facendo, in un certo senso, evaporare. Essendo intrinsecamente molto deboli, non sono numerose le UDG conosciute e sono perciò tra le galassie più ricercate. La capostipite di tale speciale categoria è considerata la Dragonfly 44, scoperta nel 2015, ma di recente sono balzati agli onori della cronaca pure gli oggetti designati NGC 1052 DF2 e DF4, per via dello scarso o nullo contenuto di materia oscura e di stelle. Tuttavia tali sistemi sono stati trovati all’interno degli ammassi di galassie, Virgo in primis, e questi ambienti affollati possono averne condizionato l’evoluzione. Più rari sono i sistemi relativamente isolati, considerati perciò più interessanti perché, a differenza delle UDG negli ammassi, si pensa non abbiano avuto interazioni con l’ambiente esterno e abbiano perciò seguito un’evoluzione autonoma senza contaminazioni, rappresentando una sorta di capsula del tempo in merito alle condizioni chimico-fisiche presenti nel giovane Universo.

    DGSAT I , la prima scoperta, nel 2016, in un ambizioso progetto che coinvolge diversi astrofili, vale a dire il Dwarf Galaxy Survey with Amateur Telescopes (David Martínez-Delgado et Alt.), oltre ad essere ultradiffusa è anche piuttosto isolata, tanto da essere il soggetto ideale per un’analisi accurata con lo strumento Keck Cosmic Web Imager (KCWI), dotato di grandissima sensibilità e capacità di catturare spettri ad alta risoluzione di oggetti debolissimi e lontani, installato sul Telescopio Keck sito alle Hawaii. In una singola osservazione, KCWI acquisisce sia l'immagine sia lo spettro di ciascun pixel nell'immagine, rivelando le proprietà fisiche dell'oggetto, come composizione, temperatura, velocità e altro.

    Per il suo isolamento, DGSAT I poteva aver preservato informazioni interessanti sul suo passato che si potevano conoscere mappandone la composizione chimica nel tentativo di comprendere la natura della scarsa componente stellare. La composizione chimica di una galassia fornisce, infatti, una buona indicazione circa l’ambiente di formazione. “Sembrava che ci fosse uno schema relativamente ordinato in merito all’origine delle galassie, dalle spirali alle ellittiche, dalle giganti alle nane', dichiara Ignacio Martín-Navarro, primo autore dell’articolo su MNRAS. 'Tuttavia, le recenti scoperte di UDG hanno sollevato nuove domande su quanto sia completo questo schema. Tutte le UDG studiate nei dettagli finora erano all'interno di ammassi di galassie: regioni dense e d’interazione violenta, in cui le caratteristiche delle galassie alla nascita sono state modificate”. Lo studio ha evidenziato per DGSAT I caratteri chimici che la differenziano sostanzialmente dalle sue simili e che sembrano contraddire la teoria corrente sulla formazione delle ultradiffuse. DGSAT I è apparsa nel complesso estremamente povera di ferro se confrontata alle normali galassie odierne in cui questo elemento abbonda insieme al magnesio, entrambi creati da antiche stelle e diffusi da esplosioni stellari. Per tale motivo questa galassia sembra essere costituita da stelle vecchie o comunque formatesi in un ambiente non arricchito di metalli con antiche supernove. Ma in DGSAT I è soltanto il ferro a mancare poiché il contenuto di magnesio è nella norma, simile a quello delle galassie normali. Questo è strano perché entrambi questi elementi sono rilasciati in eventi di supernova e, di norma, non se ne trova uno senza l'altro. Questo dato ha sorpreso gli studiosi tanto da soprannominare DGSAT I come “la galassia anemica”.

    Non è ancora ben chiaro il motivo di tale peculiarità. “Sono state presentate varie idee, dal banale all'esotico”, ha affermato Aaron Romanowsky, co-autore dell'Università Statale di San José. “Una delle nostre idee è che le esplosioni estreme di supernove hanno indotto la galassia a pulsare in dimensioni durante la sua adolescenza, in modo da farle trattenere il magnesio anziché il ferro. Un'intrigante possibilità è che alcune di queste galassie fantasma siano fossili viventi dall'alba dell'universo, quando stelle e galassie sono emerse in un ambiente molto diverso rispetto a oggi. La loro nascita è davvero un mistero affascinante che il nostro team sta cercando di risolvere”.

    Il gruppo prevede di utilizzare ancora KCWI per osservare una nuova UDG simile alla DGSAT I.

    In Figura: a sinistra, DGSAT I messa a confronto con una normale galassia spirale, entrambe osservate con lo strumento KCWI al Keck. Credito: Aaron Romanowsky /UCO/ David Martínez-Delgado/ARI

    Giuseppe Donatiello

  • 24/02/2019 - HAYABUSA-2 SI PORTA VIA UN PEZZO D'ASTEROIDE
  • 22/02/2019 - IL GETTO RELATIVISTICO DELLA SORGENTE GW170817
  • 15/02/2019 - MOLECOLE ORGANICHE COMPLESSE DALLA LINEA DELLA NEVE
  • 15/02/2019 - Un vicino fiume di stelle
  • 10/02/2019 - BOLLE DI STELLE NUOVE FIAMMANTI
Ricerca
  • Le Stelle
    188
  • Nuovo Orione
    322
  • Libri