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    Registrato il primo terremoto marziano?

    Registrato il primo terremoto marziano?

    A differenza della Terra, la cui struttura interna è ben definita, la nostra conoscenza dell'interno degli altri pianeti è ancora piuttosto lacunosa e quello che sappiamo è stato ricavato per via indiretta, analizzando le piccole variazioni dell’orbita seguita dalle varie sonde. Tuttavia questi dati ci restituiscono solo informazioni di massima sulla costituzione complessiva e la distribuzione delle masse. Al pari del nostro pianeta, una migliore visione dell’interno è possibile analizzando il comportamento delle onde sismiche, quindi la registrazione di tali fenomeni è particolarmente agognata dai geologi planetari. Per via della somiglianza, la conoscenza dell’interno di Marte è considerata una priorità.

     

    Finora i dati disponibili sul Pianeta Rosso, avevano fornito solo informazioni riguardanti la massa, il diametro e sul suo momento d’inerzia, grazie a un’accurata analisi della rotazione mediante le sonde posate sulla sua superficie. Questo tipo di misurazioni dà ai geofisici la possibilità di conoscere come siano distribuite le masse all’interno. Ciononostante, sappiamo che Marte ha grossomodo una struttura interna simile alla Terra pur non possedendo un campo magnetico significativo, la cui esistenza avrebbe denunciato la presenza di un nucleo di metallo fuso sottoposto a movimenti convettivi. Altrettanto, si pensa che la crosta marziana sia spessa tra 30 e 100 chilometri in base all’emisfero, con uno spessore medio di 65 chilometri, un valore che è più vicino a quello della crosta continentale della Terra. Nondimeno, la sua composizione basaltica, piuttosto che granitica, assomiglia più alla crosta oceanica terrestre.

    L'acquisizione di nuove informazioni attraverso l'applicazione di tecniche come la sismologia, adatte a sondare le profondità interne, è quindi fondamentale per estendere la conoscenza dei meccanismi che governano l’interno di questo pianeta che ospita – è bene ricordarlo – alcune delle strutture geologiche superficiali più imponenti di tutto il Sistema Solare.

    Per quanto possa sembrare incredibile, di tutte le missioni giunte sulla superficie del pianeta, soltanto il Viking 2 imbarcava un sismometro che, durante la sua vita operativa, ha registrato un solo evento. L’origine di quell’unico evento, quarant’anni dopo, è comunque ancora controversa poiché a generare tali tremori, possono essere anche fenomeni locali, come frane o l’impatto di meteoriti.

    Pur con qualche cautela, un recente evento sembra essere il primo genuino terremoto marziano ad essere stato registrato dalla sonda francese SEIS, atterrata su Marte nel mese di dicembre insieme all’InSight della NASA. Il suo sismometro, in cui vi sono tre pendoli squisitamente sensibili in grado di rilevare i più piccoli movimenti, è in grado di registrare e discriminare l’origine dei tremori, tra cui quelli provenienti dall’interno del pianeta. L'agenzia spaziale francese CNES, che gestisce SEIS, ha comunicato di aver registrato, il 6 aprile 2019, un debole ma distinto segnale di chiara origine endogena che denuncia la presenza di una pur debole attività interna, confermata poi dalla registrazione di atri tre eventi più deboli. Analizzando tali terremoti, si spera di poter far luce sull’interno del Pianeta Rosso.

     Figura. Struttura interna del Pianeta Marte (credito: IPGP/David Ducros)

    Giuseppe Donatiello

     

     

     

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