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    I NUCLEI GALATTICI ATTIVI INIBISCONO O AIUTANO LA VITA?

    I NUCLEI GALATTICI ATTIVI INIBISCONO O AIUTANO LA VITA?

    Come fiorisce la vita? Quali ambienti sono necessari al suo mantenimento? Quali condizioni possono minacciarne l'esistenza? Queste sono alcune delle molte domande dell'astrobiologia, la disciplina che si occupa della vita fuori dalla Terra. Si parla spesso di Zone Abitabili e ambienti favorevoli alla vita in base alla disponibilità di fonti energetiche legate alle stelle ospiti oppure a specifiche condizioni endogene gli esopianeti, ma poco si è indagato sugli effetti prodotti da altre fonti di radiazioni. Ora uno studio ha esplorato le condizioni estreme nei pressi dei nuclei galattici attivi (AGN).

     

    Gli AGN, ospitano enormi buchi neri supermassicci che voracemente si stanno accrescendo dal gas e polveri presenti nell’ambiente circostante, emettendo grandi quantità di radiazioni ad alta energia. D'istinto viene da ritenere tali ambienti alquanto sterili e poco favorevoli alla nascita ed evoluzione della vita extraterrestre, ma lo studio condotto da Manasvi Lingam dell’Harvard University e collaboratori, suggerisce che potrebbe essere piuttosto vero il contrario: la radiazione degli AGN ha il potenziale di accrescere le probabilità di formazione e sopravvivenza della vita per come la conosciamo.

    Gli studiosi hanno dapprima valutato gli aspetti negativi dell'avere un'intensa fonte di radiazioni ad alta energia nei paraggi, come quelle ultraviolette. Un eccesso di radiazioni UV può, infatti, inibire la fotosintesi - un processo su cui si basa e si sostiene la stragrande maggioranza della vita sulla Terra – così come l'effetto ionizzante può danneggiare il DNA e altre biomolecole.

    Ma quanto vale tale eccesso? Lingam e colleghi hanno potuto dimostrare che un AGN non ha un grande impatto sui pianeti presenti nella sua galassia ospite. Il gruppo ha, infatti, stimato che la regione potenzialmente pericolosa si aggira intorno a un centinaio di anni-luce intorno alla zona centrale, una regione piuttosto piccola in proporzione alla dimensione media delle galassie. Tuttavia, una certa quantità di radiazione UV può avere altresì effetti benefici, giacché è un elemento necessario per alcune reazioni chimiche prebiotiche essenziali per la sintesi di molecole complesse.

    Gli autori hanno dimostrato che, entro una certa distanza dall'AGN (circa 150 anni-luce), la radiazione UV emessa dal buco nero potrebbe offrire l'imput energetico proprio per quelle reazioni chimiche da cui si suppone fiorisca la vita. Anche la luce visibile prodotta dall'AGN potrebbe alimentare la fotosintesi su pianeti a esso prossimi, persino su mondi fluttuanti orfani di una stella in una regione abbastanza ampia, estesa per più di mille anni-luce in una galassia come la nostra.

    In definitiva, gli studiosi hanno scoperto che un AGN non ha significativa influenza su gran parte di una tipica galassia e degli effetti va tenuto conto sino a circa 3000 anni-luce dal centro. Per altri tipi di galassie, come le giganti e le nane compatte, la presenza di un AGN potrebbe essere persino benefica per stimolarla e mantenerla.

    In Figura, immagine artistica di un AGN e del toro di gas e polveri che lo circonda. Al centro si annida un buco nero supermassiccio.

    Giuseppe Donatiello

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