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    LA DINAMO SOLARE BALLA AL RITMO DEI PIANETI

    LA DINAMO SOLARE BALLA AL RITMO DEI PIANETI

    Un team di astrofisici tedeschi ha trovato indizi a sostegno dell’ipotesi che siano le forze gravitazionali dei pianeti, con i loro effetti mareali, il fattore decisivo del ciclo di attività solare (in Figura, un grafico del ciclo 24 appena concluso). 

    Per dimostrare questo rapporto, il gruppo guidato dal fisico Frank Stefani ha confrontato le osservazioni storiche degli ultimi mille anni relative all’attività solare – ovvero ai cicli undecennali che coinvolgono le macchie solari – con gli allineamenti planetari, dimostrando che i fenomeni sono correlati. Analogamente all’effetto mareale che la Luna esercita sulla Terra, i pianeti sarebbero in grado di spostare il plasma solare verso la superficie del Sole e quindi di influenzare i moti convettivi che generano il suo campo magnetico.

    Le possibili combinazioni planetarie sono molte, ma è l’allineamento Venere-Terra-Giove a mostrare una sorprendente regolarità: raggiunge il massimo ogni 11,07 anni, esattamente la durata del ciclo solare. Questa coincidenza temporale era conosciuta almeno dal 1948, ma è stata trascurata per la convinzione che il Sole non potesse risentire dell’influenza di corpi così piccoli e lontani come i pianeti.

    Per risolvere questa contraddizione, il team tedesco ha considerato l’instabilità di Tayler, un effetto che viene generato dalla corrente elettrica che passa in un liquido conduttore, amplificandone in modo notevole le variazioni di comportamento. A partire da una certa intensità di corrente, sotto la quale il fenomeno non ha rilevanza, basta una “spinta” minima per creare una reazione a catena.

    Sembra che tale spinta, nel caso del Sole, arrivi dai tre pianeti allineati e che il plasma solare rappresenti il liquido conduttore. Per poterlo dimostrare, già dal nel 2016 gli scienziati tedeschi hanno simulato l’instabilità di Tayler in una colonna di metallo liquido. Nella dinamo solare entrano però in gioco altri fattori a complicare la questione. Il Sole ruota più rapidamente all’equatore rispetto ai poli, e questa rotazione differenziale genera i campi magnetici che, arrivati in superficie, sono visibili sotto forma di macchie solari che evidenziano un campo magnetico quasi parallelo all’equatore. A contrastare questo effetto ce n’è un altro, che distorce i campi magnetici appiattiti sull’equatore, inducendoli a risalire in senso verticale. Questo secondo effetto potrebbe essere causato,  secondo Stefani, proprio dall’instabilità di Tayler. 

     

    Intanto, gli esperimenti di laboratorio proseguono, anche perché l’applicazione dell’instabilità di Tyler su scala più piccola – come la meteorologia terrestri – potrebbe spiegare altri misteri ancora più vicini a noi (fonte: Media-INAF).

    Piero Stroppa

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