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    LE SUPERNOVAE CHE CI HANNO ALZATO IN PIEDI

    LE SUPERNOVAE CHE CI HANNO ALZATO IN PIEDI

    Non tutti i mali vengono per nuocere. Si potrebbe riassumere così l’ultima idea di Adrian Melott, professore emerito all’Università del Kansas, e del suo collega Brian Thomas dell’Università di Washburn, secondo i quali l’esplosione di alcune supernovae relativamente vicine alla Terra – l’ultima delle quali avvenuta all’inizio del Paleolitico, circa 2,6 milioni di anni fa – avrebbe indirettamente favorito l’evoluzione della specie umana, in particolare facendo definitivamente acquisire la posizione eretta agli ominidi.

    L’idea degli autori parte dagli indizi riguardanti esplosioni di supernovae (vedi un’illustrazione artistica in Figura) che hanno inondato la Terra con piogge di raggi cosmici a partire da 8 milioni di anni fa, e con un picco attorno ai 2,6 milioni di anni fa. I raggi cosmici produssero una forte ionizzazione degli strati più bassi dell’atmosfera, da cui derivò un enorme aumento di fulmini che causò incendi nelle foreste a livello globale.

    La savana prese il posto delle foreste bruciate, e l’adattamento a questo nuovo ambiente potrebbe essere stata una delle condizioni che portarono i progenitori dell’Homo sapiens – in particolare nell’Africa nord-orientale – a sviluppare il bipedismo, più utile della capacità di arrampicarsi sugli alberi in tale contesto.

    Basandosi sulle quantità di ferro-60 (isotopo del ferro raro sulla Terra ma prodotto dalle supernovae) trovato sui fondali marini, gli astronomi ipotizzano che siano avvenute esplosioni di supernovae a una distanza compresa tra 160 e 320 a.l. in un’epoca corrispondente alla transizione tra il Pliocene e l’Era glaciale.

    Solitamente, i raggi cosmici non provocano la ionizzazione della bassa atmosfera, in quanto non riescono a penetrare così a fondo. Tuttavia, quelli provenienti dalle supernovae, più energetici, arrivano fin sulla superficie, lasciando dietro di sé una scia di elettroni strappati ad atomi o molecole presenti nell’aria, una sorta di “pista elettrica” attraverso cui i fulmini possono scaricarsi molto più facilmente.

    La probabilità che questa frequenza insolitamente alta di fulmini abbia scatenato una recrudescenza in incendi a livello mondiale è supportata dalla scoperta di depositi di carbone della stessa epoca del bombardamento di raggi cosmici e diffusi in tutto il mondo.

    Nessun timore che un simile stravolgimento climatico si ripeta nella nostra epoca: la stella più vicina in grado di esplodere in una supernova nel prossimo milione di anni è Betelgeuse, lontana più di 600 anni luce dalla Terra (Fonte: Media-INAF).

    Piero Stroppa

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