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    LIVELLO RECORD DI METANO SU MARTE

    LIVELLO RECORD DI METANO SU MARTE

    Lo scorso 19 giugno il Tunable Laser Spectrometer (TLS) di Curiosity ha “annusato”, all’interno del cratere Gale, una concentrazione di metano insolitamente elevata. Mai così alta, per il rover NASA, da quando è iniziata la sua missione sul Pianeta Rosso. “Alta” fra virgolette: 21 ppb (parts per billion, “parti per miliardo”) significa che per mettere insieme 21 metri cubi di metano – nella regione dove la misura è stata effettuata – occorre un miliardo di metri cubi d’aria marziana. Sulla Terra, la concentrazione media registrata in atmosfera nel 2019 è cento volte più elevata (1866 ppb).

    Quelle marziane sono solo tracce, e localizzate in una particolare regione. Tuttavia, tracce così abbondanti non si erano mai incontrate prima su Marte, perlomeno non da strumenti presenti in situ (alcune osservazioni con telescopi terrestri avevano dato risultati fino a 45 ppb): sono superiori alle concentrazioni rilevate in precedenza sia dallo stesso Curiosity che dalla sonda Mars Express dell’ESA.

    Nel frattempo, un’altra sonda in orbita attorno al pianeta, il Trace Gas Orbiter (TGO) dell’ESA – che ha il compito di misurare le concentrazioni di gas traccia nell’atmosfera marziana – continua invece a dare risultati negativi.

    Siamo dunque davanti a un enigma, anche supponendo emissioni sporadiche e variazioni rapidissime, visto che la vita media del metano in atmosfera dovrebbe essere pari a circa 300 anni. Se entrambi i riscontri – quelli positivi di Curiosity e Mars Express da una parte, e quello negativo di TGO dall’altra – continueranno a ricevere conferme, la domanda alla quale gli scienziati dovranno dare risposta è anzitutto non tanto cosa sia in grado di produrre, bensì cosa sia in grado di distruggere il metano di Marte.

    Ma il mistero più affascinante rimane comunque quello dell’origine di questo gas: è abiotico, dunque rilasciato a seguito di processi geologici? O invece, come accade sulla Terra, a liberarlo nell’atmosfera marziana è qualche sconosciuta forma di vita? Al momento non è possibile escludere nessuna delle due ipotesi.

    In Figura, un nuovo piccolo cratere formatosi su Marte nella zona delle Valles Marineris tra il 2016 e il 2019, fotografato dalla camera HIRISE della sonda MRO della NASA. A rendere così spettacolare il cratere sono soprattutto i colori emersi dall'impatto; il meteorite ha spazzato via la caratteristica polvere rossa marziana, facendo esaltare il materiale sottostante: il nero appartiene a rocce basaltiche di origine vulcanica; il blu dovrebbe essere invece ghiaccio (Fonte: Media-INAF).

    Piero Stroppa

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