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  • 25/05/2018 - Giocando a nascondino con la polvere zodiacale

    Giocando a nascondino con la polvere zodiacale

    Giocando a nascondino con la polvere zodiacale

    Per scoprire nuovi pianeti dovremo togliere di mezzo un bel po’ di polvere. Naturalmente non si tratta di un invito a ripulire i nostri telescopi, bensì una riflessione su uno degli ostacoli principali nella scoperta di nuovi pianeti al di fuori del Sistema Solare. Gli astronomi la chiamano polvere zodiacale, ed è il risultato dell’evaporazione delle comete degli scontri fra gli asteroidi. Secondo un nuovo studio apparso su The Astrophysical Journal, la polvere zodiacale è presente anche nei sistemi planetari extrasolari, ma la sua quantità è ridotta rispetto a quella che possiamo trovare intorno al Sole. Il lavoro, condotto da un team internazionale coordinato da Steve Ertel dell’Università dell’Arizona, ci aiuta infatti a capire come questa polvere influisce sulla nostra capacità di scoprire nuovi pianeti e fornisce indicazioni sullo sviluppo di strumenti capaci di “bucare” questa fitta coltre polverosa.

    La polvere zodiacale infatti riflette la luce delle stelle, creando un fastidioso bagliore diffuso che rende ancora più difficile scorgere la debole luce emessa dai pianeti extrasolari. Anche nel nostro Sistema Solare è presente questa polvere, che riflette la luce della nostra stella creando la cosiddetta luce zodiacale, un tenue bagliore in cielo, che gli astrofili conoscono bene e che è visibile in corrispondenza dell’eclittica. Utilizzando il Large Binocular Telescope Interferometer, il team di Ertel ha studiato la polvere esozodiacale, quella che cioè si trova intorno ad altre stelle, per comprenderne la luminosità e capire di quanto può limitare la caccia a nuovi pianeti. Dall’indagine di un campione di trenta stelle gli astronomi hanno mostrato che tipicamente il bagliore della luce zodiacale è 15 volte meno intenso di quella nel nostro Sistema Solare. Il risultato è di buon auspicio anche per l’entrata in funzione di nuovi strumenti dedicati alla caccia di esopianeti, fra cui il System for coronagraphy with high order adaptive optics from R to K band (Shark), formato da due strumenti che saranno installati ai due “occhi” del Large Binocular Telescope e che potranno osservare simultaneamente luce visibile e luce infrarossa, riuscendo ad osservare per la prima volta i pianeti extrasolari in due frequenze differenti. Una tecnica che secondo gli astronomi ci permetterà di scovare nuovi pianeti, anche quelli nascosti dietro la polvere zodiacale delle altre stelle.

    Articolo originale

    Nell’immagine: Raffigurazione artistica della luce zodiacale su un pianeta extrasolare (ESO/L. Calçada)

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