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  • 21/07/2018 - L’Universo “quasi perfetto” di Planck

    L’Universo “quasi perfetto” di Planck

    L’Universo “quasi perfetto” di Planck

    L’Universo in cui viviamo è molto simile a quello che ci aspettiamo. E’ quanto emerge dalle ultime analisi dei dati di Planck, il satellite europeo dedicato allo studio della radiazione cosmica di fondo. Il team della missione ha infatti rilasciato l’ultima versione dei dati raccolti dalla missione, dai quali emerge un quadro dell’Universo in accordo con le teorie cosmologiche moderne, che descrivono un cosmo che si espande con un tasso sempre più alto. Un cosmo in accelerazione dove l’energia oscura e la materia oscura la fanno da padrone, riempiendo circa il 95% del bilancio di massa ed energia dell’Universo. Questa nuova data release, che fa seguito alle precedenti rilasciate nel 2013 e nel 2015, ci mette però di fronte a un grande mistero che riguarda la misura della costante di Hubble. Un mistero da cui, sostengono gli scienziati, potrebbero emergere indizi di nuove leggi oltre la fisica che conosciamo oggi.

    Lanciato nel 2009, Planck è il più sofisticato e preciso strumento dedicato alla radiazione cosmica di fondo, ovvero quella famosa “eco del Big Bang” generata circa 380 mila anni dopo la grande esplosione, il Big Bang appunto, da cui è nato l’Universo. Planck, che ha raccolto dati dal 2009 al 2013, ha permesso di misurare le piccolissime anisotropie nella radiazione cosmica di fondo, che secondo gli astronomi rappresentano i “semi” da cui sono nate le prime strutture cosmiche. Ma se le misure della frazione di materia barionica, materia oscura ed energia oscura, è in accordo con quanto ci si aspetta, restano ancora molti dubbi sul valore della costante di Hubble, che non è in accordo con le attuali misure basate sull’esplosione delle supernovae di tipo Ia. Secondo le misure astronomiche, il valore della costante di Hubble si aggira sui 73 Km/s/Mpc, mentre i dati di Planck suggeriscono un valore inferiore, intorno a 67 Km/s/Mpc. Questa discrepanza, che gli astronomi chiamano “tensione”, è molto difficile da spiegare solamente in base alle incertezze sperimentali, e potrebbe essere un importante indizio verso la scoperta di “nuova fisica”, cioè di fenomeni non descrivibili secondo le leggi che conosciamo oggi.

     

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