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  • 20/09/2017 - Supernova 10 volte più luminosa di quanto atteso richiede nuovi modelli interpretativi

    Supernova 10 volte più luminosa di quanto atteso richiede nuovi modelli interpretativi

    Supernova 10 volte più luminosa di quanto atteso richiede nuovi modelli interpretativi

    Si chiama Ogle14-073 (foto) e poco dopo la sua scoperta, avvenuta il 24 settembre 2014 al New Technology Telescope di La Silla (Cile), con il suo comportamento ha incominciato a spiazzare gli astronomi. Riassume la situazione un articolo su “Nature Astronomy”. Sembrava una supernova di tipo II ma la sua luminosità era 10 volte maggiore di quella tipica delle esplosioni di questa classe. Ogle14-073 ha poi avuto una evoluzione strana. Dopo 40 giorni aveva un aspetto che la faceva sembrare molto più giovane, come se fosse esplosa solo da 15 giorni. Sette spettri ripresi in 170 giorni hanno mostrato una scarsissima quantità di elementi pesanti e una quantità di idrogeno eccessiva. La curva di luce non è stata quella prevedibile per una supernova di tipi II.

    Maria Letizia Pumo (Inaf di Catania e Università di Catania) e Luca Zampieri (Inaf di Padova) hanno cercato di comprendere questa singolare evoluzione con un modello elaborato al computer ma senza arrivare a risultati conclusivi. «Le nostre simulazioni indicano che la quantità di materiale espulso dalla supernova è enorme, una massa pari a 60 volte quella del nostro Sole. Un valore dl tutto fuori scala, così come l’energia totale emessa, rispetto ai normali parametri che ci si possono aspettare da supernove di tipo II» dice Maria Letizia Pumo. «Appare dunque evidente che Ogle14-073 non è spiegabile attraverso il meccanismo standard del collasso del nucleo e dell’esplosione causata dal parziale trasferimento dell’energia cinetica dei neutrini, ossia lo scenario che viene di solito invocato per questo tipo di eventi».

    «In ogni caso, i dati raccolti mostrano che il progenitore di Ogle14-073 doveva essere molto più massiccio dei tipici progenitori delle supernove di tipo II – dice Stefano Benetti, coautore del lavoro –. Stelle così massicce tendono a perdere massa velocemente nell’arco della loro vita, liberandosi di tutto l’idrogeno e a volte di tutto l’elio dei loro strati più esterni. A sorpresa invece il progenitore di Ogle14-073 è rimasto massiccio, trattenendo una grande quantità di idrogeno. Inoltre, malgrado l’incertezza nell’individuazione di un preciso meccanismo di esplosione, appare chiaro che è necessario invocare un meccanismo alternativo ai neutrini per spiegare l’alta energia di Ogle14-073»

    Altre informazioni:

    https://www.nature.com/articles/s41550-017-0228-8

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