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  • 08/10/2017 - Le sette stelle principali delle Pleiadi hanno dei pianeti? Una nuova tecnica ce lo dirà

    Le sette stelle principali delle Pleiadi hanno dei pianeti? Una nuova tecnica ce lo dirà

    Le sette stelle principali delle Pleiadi hanno dei pianeti? Una nuova tecnica ce lo dirà

    Le Pleiadi (foto) sono l’ammasso stellare aperto più popolare del cielo: è accessibile dall’emisfero boreale e gran parte di quello australe, evoca suggestivi miti dell’antica Grecia, con il suo aspetto di nuvoletta chiara sfida la vista degli astrofili a distinguere le sue 6-7 stelle percepibili a occhio nudo, visto al binocolo rivela decine e decine di astri azzurrini che paiono gemme sparse sul velluto del cielo, al telescopio le gemme diventano ancora più numerose e le fotografie rivelano la tenue nebulosità che ancora avvolge le stelle principali come un “souvenir” della loro recente formazione. Ora un nuovo motivo di fascino si aggiunge: le sette stelle principali delle Pleiadi – Alcyone, Atlas, Electra, Maia, Merope, Pleione e Taygeta – potrebbero avere dei pianeti e si vorrebbe accertarlo con il sistema dei transiti.

    La verifica con il cacciatore di pianeti “Kepler” della Nasa è difficile perché questo osservatorio orbitante è progettato per osservare stelle deboli in un’area celeste vicina alla costellazione del Cigno. Paradossalmente, stelle brillanti come le Pleiadi (tra la quarta e la sesta magnitudine) “abbagliano” la camera a CCD di “Kepler” invadendone e saturandone parecchi pixel: c’è troppa luce per distinguere la minuscola diminuzione dovuta all’eventuale transito di un pianeta. Inoltre queste giovani giganti azzurre variano il loro splendore di circa l’uno per cento, altro fattore di cui occorre tenere conto.

    Si sta però mettendo in atto un piano per superare il problema. Su “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” un team di ricercatori danesi e tedeschi descrive una tecnica chiamata “halo photometry” studiata per eliminare la luce dispersa su più pixel e misurare con precisione il segnale del pixel sul quale la luce è più concentrata. Insomma, forse presto sapremo se, guardando le Pleiadi, cadono sotto il nostro sguardo anche ipotetici loro pianeti.

    Altre informazioni:

    https://academic.oup.com/mnras

     

     

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