Astro News a cura di Piero Bianucci

  • 01/02/2017 - L’esperimento LUNA risolve l’enigma della scarsità di ossigeno-17 nelle polveri cosmiche

    L’esperimento LUNA risolve l’enigma della scarsità di ossigeno-17 nelle polveri cosmiche

    L’esperimento LUNA risolve l’enigma della scarsità di ossigeno-17 nelle polveri cosmiche

     

     

    L’esperimento internazionale LUNA, in funzione nel Laboratorio del Gran Sasso, ha chiarito una questione che da tempo faceva discutere gli astrofici: le meteoriti contengono granelli di polvere cosmica la cui composizione appariva in disaccordo con alcune importanti previsioni della fisica atomica. La soluzione è contenuta in un articolo pubblicato a fine gennaio su “Nature Astronomy”.

    L’esperimento LUNA (foto) consiste essenzialmente in un acceleratore di particelle utilizzato per studiare su piccola scala le reazioni di fusione nucleare che a grande scala avvengono nelle stelle. L’acceleratore è posto sotto 1400 metri di roccia per isolarlo dai raggi cosmici che potrebbero formare isotopi estranei rispetto a quelli che si producono nell’esperimento.

    I granelli di polvere cosmica, accuratamente analizzati in laboratorio, sono preziosi testimoni della nebulosa da cui 4,5 miliardi di anni si sono formati il Sole e i pianeti, e a loro volta derivano da stelle di precedenti generazioni. Secondo il modello accettato di formazione stellare, le polveri cosmiche dovrebbero contenere una ben precisa quantità di ossigeno-17, isotopo che normalmente è mille volte meno abbondante del comune ossigeno-16. La cosa strana è che la dose di ossigeno-17 riscontrata nelle polveri cosmiche e nelle meteoriti è invece assai inferiore alle attese rispetto alla produzione di questo isotopo nelle stelle.

    “L’esperimento LUNA – spiega Paolo Prati che coordina la ricerca – ha dimostrato che la probabilità che si inneschi una reazione di fusione nucleare tra nuclei di idrogeno e ossigeno-17 è doppia rispetto a ciò che si pensava. Ciò implica che l’ossigeno-17 viene rapidamente distrutto già all’interno delle stelle di origine, e quindi nella polvere cosmica si ritrova solo in bassissime concentrazioni. Ecco perché nelle meteoriti giunte fino noi non si trova nelle quantità inizialmente attese: si può così finalmente essere certi che questi fossili celesti sono testimoni autentici delle fasi convulse di formazione del sistema solare e della Terra”.

     A LUNA (sigla di Laboratory for Underground Nuclear Astrophysics) collabora una quarantina di ricercatori tra italiani, tedeschi, ungheresi e scozzesi. Per l’Italia partecipano all’esperimento i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN, le sezioni INFN e le Università di Bari, Genova, Milano, Napoli, Padova, Torino, Roma La Sapienza e l’Osservatorio INAF di Teramo.

    Altre informazioni: https://luna.lngs.infn.it/

    Home [luna.lngs.infn.it]

    luna.lngs.infn.it

    It is in the nature of astrophysics that many of the processes and objects one tries to understand are physically inaccessible. Thus, it is important that those ...

     

     

  • 31/01/2017 - L’emisfero del Sole invisibile dalla Terra osservato dal satellite “Fermi” nei raggi gamma
  • 31/01/2017 - L’universo è un ologramma? I dati del satellite “Planck” non lo escludono
  • 30/01/2017 - Sistema “Galileo” (il GPS europeo): malfunzionamento di 9 orologi atomici su 72
  • 29/01/2017 - Gli esopianeti accertati sono 3559: non perdetevi questo video sulla storia della loro scoperta
  • 28/01/2017 - Lanciata con successo la piattaforma “flessibile” europea “SmallGEO per telecomunicazioni ...
  • 28/01/2017 - Gli ammassi di galassie “illuminano” l’universo anche con una “luce gamma”
  • 27/01/2017 - Lenti gravitazionali confermano l’accelerazione dell’espansione cosmica
  • 26/01/2017 - Capodanno 2019: “New Horizons” ci mostrerà il corpo celeste più lontano mai raggiunto
  • 25/01/2017 - “Gaia” ha scoperto il suo primo asteroide: gradito effetto collaterale del satellite europeo
Ricerca
  • Le Stelle
    168
  • Nuovo Orione
    302
  • Libri