Astro News a cura di Piero Bianucci

  • 26/10/2015 - Scoperti con l’astrosimologia potentissimi campi magnetici nel nucleo delle stelle “giganti rosse”

    Scoperti con l’astrosimologia potentissimi campi magnetici nel nucleo delle stelle “giganti rosse”

    Scoperti con l’astrosimologia potentissimi campi magnetici nel nucleo delle stelle “giganti rosse”

    Le stelle sono scosse da pulsazioni (vibrazioni meccaniche analoghe a quelle sonore) con varia frequenza e più o meno regolari che possiamo assimilare a terremoti. Come dalla propagazione delle onde sismiche terrestri si possono ricavare molte informazioni sulla struttura interna del nostro pianeta, così l’astrosimologia, attraverso lo studio degli “stellamoti”, consente di penetrare nel “cuore” delle stelle e di studiarne la distribuzione di densità, i moti convettivi, le turbolenze, le proprietà magnetiche e così via. Uno studio su alcune giganti rosse ha dato un risultato sorprendente: il loro campo magnetico, nelle vicinanze del nucleo radiativo, talvolta è 10 milioni di volte più intenso del campo magnetico terrestre. Si avvicina cioè a 5 milioni di Gauss. Ne consegue una sorta di effetto serra magnetico che riduce l’ampiezza delle pulsazioni stellari. Inoltre le onde interne, da onde di tipo sonoro si trasformano in onde di tipo gravitazionale, e ciò può rendere un emisfero della stella più luminoso rispetto a quello opposto.

    Ecco come commenta la notizia Maria Pia di Mauro, ricercatrice dell’Inaf-Iaps di Roma, specializzata in astrosismologia: «Gli autori presentano uno studio interessante sulla possibile presenza di un potente campo magnetico primordiale, originato cioè durante fasi evolutive precedenti all’interno del nucleo delle giganti rosse. Si aprono molti interrogativi sulla presenza e sulla stabilità di campi magnetici così forti nel nucleo radiativo di una stella e questo tema viene già ampiamente dibattuto tra gli scienziati. Alcuni autori, come Kitchatinov e Rüdiger (2008) hanno dimostrato che i campi magnetici maggiori di 600 Gauss dissiperebbero in breve tempo e provocherebbero all’interno del nucleo radiativo un ‘mixing’ delle specie atomiche non compatibile con l’abbondanza di Litio misurato oggi». Insomma: uno studio che presenta più domande che risposte.

    Altre informazioni nell’articolo originale su “Science”: http://www.sciencemag.org/content/350/6259/423.short

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