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  • 18/06/2019 - RISOLTO IL MISTERO DI AHUNA MONS

    RISOLTO IL MISTERO DI AHUNA MONS

    RISOLTO IL MISTERO DI AHUNA MONS

    RISOLTO IL MISTERO DI AHUNA MONS

    Quando gli scienziati videro per la prima volta questa struttura sulle immagini scattate dalla sonda Dawn, non credettero al loro occhi: dalla superficie disseminata di crateri del pianeta nano Cerere, si ergeva una montagna uniforme, liscia e scoscesa: Ahuna Mons.

    Una base da 20 km di diametro per quasi 5000 m di altezza per la montagna più alta dell’unico pianeta nano della Fascia Principale degli asteroidi. Una delle strutture più imponenti del Sistema Solare, paragonabile per dimensioni al Monte Bianco.

    Una struttura, quella di Ahuna Mons, la cui formazione è rimasta un mistero fino a poco tempo fa. Un’indagine condotta da un team internazionale facente capo al centro aerospaziale tedesco (DLR) sembra aver risolto il mistero, grazie a misure gravimetriche ottenute dalla sonda Dawn, che hanno valutato le anomalie gravitazionali delle regione.

    Il risultato? Una bolla composta da una miscela di acqua salata, fango e roccia – creatasi all’interno del pianeta nano, a livello del mantello – avrebbe spinto verso l’alto la crosta ricca di ghiaccio, causandone a un certo punto la rottura e permettendo così la fuoriuscita sulla fredda superficie di Cerere, con la conseguente solidificazione e formazione dell’enorme vulcano di fango.

    L’interno di Cerere non è omogeneo. Dopo la formazione del corpo celeste, la materia che lo costituiva si sarebbe separata, sedimentandosi in maniera diversa: quella con una percentuale maggiore di elementi pesanti, come il magnesio e il ferro, sarebbe precipitata al centro del corpo celeste; mentre quella più leggera, come le rocce con un elevato contenuto di silicati d’alluminio e acqua, sarebbe risalita verso la superficie.

    In questo scenario, le bolle responsabili della formazione di Ahuna Mons si sarebbero create a causa del calore generato (ancora oggi) dal decadimento di elementi radioattivi. Bolle che sarebbero migrate verso l’alto per galleggiamento fino a spezzare la crosta dal basso. Così è nato questo immenso iceberg prodotto dall’eruzione della mistura poi congelata in superficie, a temperature di –100 °C, un’attività chiamata criovulcanesimo, un termine che si riferisce a quei fenomeni vulcanici che avvengono sui corpi ghiacciati del Sistema Solare (Fonte: Media-INAF).

    Piero Stroppa

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