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  • 21/09/2009 - “Planck” esplora l’infanzia dell’universo

    “Planck” esplora l’infanzia dell’universo

    “Planck” esplora l’infanzia dell’universo

    Dal 13 agosto la navicella europea “Planck” sta osservando l’universo primordiale captando la radiazione comica di fondo, cioè il residuo del Big Bang, corrispondente all’emissione di un corpo nero alla temperatura di 2,75 Kelvin (circa 270 gradi centigradi sotto zero).

    Lanciato il 14 maggio dalla base europea di Kourou, “Planck” ha raggiunto in quattro settimane il punto di Lagrange L2 a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, dove i disturbi nelle microonde dovuti alla Terra e ad altri fattori sono ridotti. Dopo una serie di test, il 13 agosto gli strumenti di bordo sono diventati pienamente operativi e “Planck” ha raccolto la “prima luce” dell’universo bambino. “Tutto funziona secondo le attese degli scienziati”, hanno annunciato il 17 settembre l’Esa e l’Asi, cioè le agenzie spaziali europea e italiana.

    La first light survey, o «prima luce», iniziata il 13 agosto, è un periodo di due settimane durante il quale Planck ha osservato il cielo senza sosta, al fine di verificare la stabilità degli strumenti e la capacità di calibrarli con la precisione richiesta. La «prima luce» è stata completata il 27 agosto, e ha prodotto nove mappe di «strisce» di cielo, una per ciascuna delle nove frequenze di Planck (foto). Ogni mappa rappresenta un anello di circa 15 gradi d’ampiezza che si estende lungo l’intero arco del cielo. Le analisi preliminari permettono di affermare che si tratta di dati di qualità eccellente.

    “Fin da questa prima survey Planck si annuncia come una missione molto interessante – dice Maria Cristina Falvella, responsabile di programma di "Planck" per l’Agenzia Spaziale Italiana – Le misure che sta facendo sono al limite della sensibilità astrofisica e già costituiscono una pietra miliare nelle osservazioni cosmologiche. Molto importante è il contributo italiano allo strumento di più alta frequenza (HFI) per il quale i ricercatori del Dipartimento di Fisica dell'Università La Sapienza, guidati da Paolo de Bernardis e Silvia Masi, hanno sviluppato i preamplificatori criogenici per tutti i rivelatori, mettendo a frutto l’esperienza acquisita con i voli di palloni stratosferici, ed in particolare con gli esperimenti ARGO, Archeops e BOOMERanG finanziati dall’Agenzia spaziale italiana.”

    Conclusa la first light survey, sono iniziate le osservazioni vere e proprie, che continueranno per almeno 15 mesi. La prima mappa dell’intero cielo sarà pronta all’inizio della prossima primavera. Nel suo anno e mezzo di lavoro, Planck sarà in grado di raccogliere dati per due mappe complete del cielo. Per sfruttare al meglio l’elevata sensibilità di Planck, però, i dati richiederanno una analisi molto complessa che occuperà un paio di anni. Verso la fine del 2012, i dati finali verranno messi a disposizione della comunità scientifica internazionale, che avrà altro lavoro ancora per parecchi anni.

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