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  • 16/08/2009 - Betelgeuse in primo piano, come nessuno l’ha mai vista

    Betelgeuse in primo piano, come nessuno l’ha mai vista

    Betelgeuse in primo piano, come nessuno l’ha mai vista

    Per quanto ingrandite con il più potente dei telescopi, le stelle rimangono sempre puntiformi: lo sanno bene anche gli astrofili principianti. Nonostante ciò, più di mezzo secolo fa, Betelgeuse divenne la prima stella di cui si sia riusciti a stimare il diametro applicando la tecnica dell’interferometria. Si ebbe così la conferma che si tratta di una supergigante rossa il cui diametro è grande come l’orbita di Giove. Ora, grazie agli straordinari progressi dell’ottica attiva e adattiva, Betelgeuse diventa anche la prima stella che mostri nitidamente qualche particolare del suo minuscolo dischetto (foto Eso). Apprendiamo quindi che sulla sua superficie c’è una enorme bolla di plasma e che intorno alla stella esiste una nube di gas dalla forma asimmetrica grande quanto il Sistema Solare. L’articolo uscirà sulla rivista “Astronomy and Astrophysics”.

    L’impresa di visualizzare il disco e i dintorni di Betelgeuse è riuscita a due diverse équipe del VLT, Very Large Telescope, attualmente il più potente strumento ottico esistente, fiore all’occhiello del Osservatorio Australe Europeo. La risoluzione ottenuta è pari a 37 millesimi di secondo d’arco: cioè molto vicina al limite teorico del VLT. E’ un po’ come se si fosse riusciti a vedere dal suolo una palla da tennis a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

    Seconda stella per luminosità della costellazione di Orione, Betelgeuse emette più luce di centomila Soli. Essendo molto massiccia, è anche piuttosto instabile e ha una intensa attività. Dalla sua fotosfera in diecimila anni viene emessa sotto forma di plasma una massa pari a quella del nostro Sole. E questa è l’origine della nube di plasma che avvolge la stella. Quanto alla “bolla”, potrebbe essere il prodotto di un gigantesco moto convettivo che avviene nell’interno della stella, un po’ come in una pentola piena di acqua in ebollizione. La perdita di massa avverrebbe dalle calotte polari, forse a causa della rotazione della stella o in seguito a potenti campi magnetici.

    Ora per migliorare le osservazioni sono in corso ricerche che utilizzano anche i tre telescopi ausiliari del VLT: si dovrebbe raggiungere una risoluzione di 4 millesimi di secondo d’arco (una biglia vista da terra sulla Stazione Spaziale).

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