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  • 28/05/2017 - Telescopio europeo da 39 metri: posata la prima pietra, nel 2024 la prima luce

    Telescopio europeo da 39 metri: posata la prima pietra, nel 2024 la prima luce

    Telescopio europeo da 39 metri: posata la prima pietra, nel 2024 la prima luce

    Il 26 maggio sulle Ande del Cile è stata posta la prima pietra del super-telescopio europeo E-Elt da 39 metri di apertura (disegno). Alla fine del 2024 è prevista la “prima luce”, cioè il primo test di effettiva osservazione del cielo. Tra queste due date rituali e simboliche si porrà un enorme sforzo tecnologico ed economico per dotare l’umanità del più grande “occhio” che mai si sia aperto sull’universo. La “prima pietra” è stata doppiamente simbolica perché a tremila metri di quota dove sorgerà il telescopio c’era maltempo e la cerimonia si è spostata più in basso, alla Paranal Residencia, quota 2400 metri. Erano presenti la presidente della repubblica del Cile Michelle Bachelet e, per l’Italia, il ministro Stefania Giannini e il presidente dell’Inaf Nichi D’Amico.

    L’Italia è protagonista in questa avventura non solo dal punto di vista scientifico ma anche dal punto di vista imprenditoriale. Il nostro paese, infatti, ha vinto la più grande commessa mai assegnata per un progetto di astronomia fatta dal suolo. Il contratto comprende progettazione, realizzazione, trasporto, costruzione, assemblaggio sul sito dove sarà collocato l’E-ELT nonché la verifica finale della cupola e della struttura meccanica del telescopio. La realizzazione di queste due strutture è una vera e propria sfida ingegneristica, che vedrà la costruzione di una cupola del diametro di 80 metri completamente rotante con una massa complessiva di 5000 tonnellate; eccezionali sono anche la montatura del telescopio e la struttura dove verranno alloggiate le sue ottiche, con una massa complessiva movimentabile di oltre 3000 tonnellate. Per dare un’idea delle dimensioni complessive di ELT, l’altezza della struttura, pari a circa 90 metri, è quella di un palazzo di 30 piani e la superficie della sua pianta è come quella di un campo da calcio.

    Italiano sarà anche il futuristico sistema di ottiche adattive. Si chiama MAORY e permetterà di annullare gli effetti negativi prodotti dalla turbolenza atmosferica e consentendo così agli strumenti per le osservazioni nel vicino infrarosso di ottenere immagini di nitidezza e profondità eccezionali, risultato possibile sfruttando una costellazione di stelle artificiali prodotte tramite raggi laser puntati verso il cielo.

    Altre informazioni:

    http://gallery.media.inaf.it/main.php/v/video/presskit/eltcile/

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