Astro News a cura di Piero Bianucci

  • 30/10/2016 - “Science”: un asteroide largo 60 km che correva a 15 km/s ha formato il Mare Orientale sulla ...

    “Science”: un asteroide largo 60 km che correva a 15 km/s ha formato il Mare Orientale sulla Luna

    “Science”: un asteroide largo 60 km che correva a 15 km/s ha formato il Mare Orientale sulla Luna

     

    Il Mare Orientale è una delle maggiori formazioni geologiche della Luna ma purtroppo è solo in piccola parte osservabile dalla Terra perché si estende soprattutto sull’emisfero lunare a noi invisibile. Risale a 3,8 miliardi di anni fa e la sua particolarità è la struttura a più anelli montuosi concentrici che ci è stata rivelata dai satelliti messi in orbita intorno alla Luna. L’anello più grande ha un diametro di oltre 900 chilometri.

    Come si sia formato il Mare Orientale è stato a lungo oggetto di varie ipotesi senza che si arrivasse a un accordo completo. Due articoli pubblicati sulla rivista americana “Science” forniscono ora nuove informazioni. Decisivi sono i dati raccolti dalla missione delle due sonde gemelle GRAIL che nel 2012 hanno mappato con estrema precisione le anomalie gravitazionali impresse alle loro orbite dalla distribuzione delle masse nelle profondità della Luna permettendo di fare una “radiografia” geologica del nostro satellite. La domanda principale era: dove è finito il corpo, certamente molto grande, che si è schiantato sulla Luna 3,8 miliardi di anni fa?

    La doppia cerchia maggiore non ha rilievi centrali ed è pressoché pianeggiante. Era opinione di alcuni planetologi che la cerchia interna corrispondesse al cratere primordiale. GRAIL ha fatto capire che la “cavità transiente” che si forma nei grandi impatti si trova invece tra i due anelli più interni e ha un diametro di 300-500 chilometri. L’anomalia gravitazionale misurata sul Mare Orientale ha permesso di stimare in un milione di metri cubi materiale roccioso fuoriuscito a causa della collisione. L’oggetto impattante doveva avere un diametro di circa 60 chilometri e una velocità rispetto alla Luna di 15 chilometri al secondo.

    Una simulazione al computer ha mostrato come si sono formati gli anelli concentrici: la crosta è rimbalzata dopo l’impatto, con rocce calde e fluide del sottosuolo che si muovevano in profondità sotto il punto di impatto. Questo flusso di materiale verso l’interno ha causato delle fratture alla crosta, che è poi scivolata in direzione esterna, formando i due anelli più lontani. L’anello più interno si è formato con un processo diverso. Negli impatti minori il rimbalzo della crosta può formare un picco centrale ma nel caso del Mare Orientale questo picco risultava troppo grande. Il materiale fuoriuscito a causa dell’impatto si è quindi disposto i forma circolare, costruendo così l’anello più piccolo.

    Brandon Johnson e Jim Head, entrambi della Brown University sono, con Maria T. Zuber, tra gli autori dei due articoli su “Science”.

    Altre informazioni:

    http://science.sciencemag.org/

     

     

     

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