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  • 24/11/2008 - IL DNA svela il volto di Copernico

    IL DNA svela il volto di Copernico

    IL DNA svela il volto di Copernico

    L’analisi del DNA ha permesso di identificare i resti di Copernico e partendo dal suo cranio la polizia scientifica è riuscita a ricavarne un identikit che riproduce fedelmente il volto dell’astronomo polacco che spodestò la Terra dal centro dell’universo rilanciando il sistema eliocentrico già ipotizzato da Aristraco di samo nell’antica Grecia.

    I resti di Nicolò Copernico riposavano sotto il pavimento della cattedrale di Frombork, un villaggio oggi di 4000 abitanti, in Polonia, località dove Copernico visse per buona parte della sua esistenza e dove morì il 24 maggio del 1543. Ma poiché sin trovavano in mezzo alle ossa di un altro centinaio di monaci, trovarle era evidentemente un’impresa quasi disperata. Ci è riuscito però tre anni fa l’archeologo Jerzy Gassowski.

    Si sapeva che il corpo di Copernico probabilmente si trovava sotto il pavimento vicino all’altare. Un radar usato per prospezioni geologiche, insieme con uno scanner e un software molto raffinato hanno suggerito la posizione in cui scavare. In effetti i resti trovati nel punto indicato dal radar potevano essere attribuiti Copernico: erano infatti le ossa di un uomo di circa settant’anni e il cranio aveva traccia di una ferita da taglio al sopracciglio sinistro e una frattura del setto nasale, due “segni caratteristici” dell’astronomo.

    Mancava tuttavia la prova decisiva. Questa è venuta grazie a due capelli trovati in un libro che appartenne a Copernico, il “Calendarium Romanum Magnum”, uno dei 500 volumi della sua biblioteca ora conservato all’Università di Uppsala, dove era finito come bottino di guerra dell’esercito della Svezia al tempo delle sue lotte con la Polonia.

    Il DNA dei capelli è infatti risultato del tutto compatibile con il DNA delle ossa del cranio. A questo punto la ricostruzione del volto è stata un normale lavoro di routine della polizia scientifica. In effetti il viso che ne è venuto fuori corrisponde bene ai ritratti dell’astronomo (foto).

    Copernico morì poche ore dopo aver visto la prima copia del suo libro “De revolutionibus orbium coelestium”, un testo che avrebbe cambiato il corso dell’astronomia. Di esso si conservano, sparse nel mondo, circa 600 esemplari delle prime due edizioni. L’astronomo americano Owen Gingerich le ha esaminate e studiate tutte, ricavandone un saggio di piacevolissima lettura: “Alla ricerca del libro perduto”, edito da Rizzoli nel 2004.


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