Astro News a cura di Piero Bianucci

  • 12/09/2016 - Contrordine: l’emissione X non veniva dalla materia oscura ma da atomi di zolfo ionizzati

    Contrordine: l’emissione X non veniva dalla materia oscura ma da atomi di zolfo ionizzati

    Contrordine: l’emissione X non veniva dalla materia oscura ma da atomi di zolfo ionizzati

     

    Sembrava materia oscura ma era soltanto zolfo: sembra dissolversi così la notizia della prima osservazione diretta di quella misteriosa “sostanza” non barionica che rappresenterebbe circa il 26 per cento della massa-energia dell’universo. Il segnale interpretato come un “messaggio” della materia oscura è rappresentato da una riga nello spettro dei raggi X all’energia di 3.500 eV (elettronvolt) osservata con il telescopio spaziale europeo “XMM-Newton” in alcuni ammassi di galassie, tra i quali l’ammasso di Perseo. Una verifica di questa interpretazione ha però orientato gli astrofisici verso una interpretazione meno clamorosa: la riga a 3.500 eV può essere spiegata più semplicemente come l’assorbimento di un elettrone da parte di atomi di zolfo completamente ionizzati. L’elettrone sarebbe fornito da atomi di idrogeno. Una classica applicazione del “rasoio di Occam”: preferire sempre la spiegazione più “normale” e immediata a quelle più complesse.

    A orientare verso una diversa interpretazione è stato il fatto che la distribuzione della presunta materia oscura dedotta dal segnale in raggi X non corrispondeva a quella prevista per via teorica. La cattura dell’elettrone da parte del nucleo di zolfo corrisponde quasi esattamente all’emissione di energia osservata. Ciò è stato verificato in laboratorio iniettando un sottilissimo fascio di zolfo in una trappola ionica e osservando poi la cattura degli elettroni. L’emissione più energetica avviene a 3.470 eV, cioè quasi in corrispondenza della riga spettrale osservata e attribuita alla materia oscura. Come ha fatto notare un autore della ricerca, José Crespo, la piccola differenza rientra comodamente nelle incertezze delle misure astrofisiche e di quelle sperimentali fatte in laboratorio. L’articolo comparirà su “The Astrophysical Journal”.

    Nella foto: l’ammasso di galassie di Perseo visto nei raggi X.

    Il link al lavoro originale:

    https://arxiv.org/pdf/1608.04751v1.pdf

     

     

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