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  • 01/06/2017 - Annunciata terza osservazione diretta di onde gravitazionali: basterà per il Nobel?

    Annunciata terza osservazione diretta di onde gravitazionali: basterà per il Nobel?

    Annunciata terza osservazione diretta di onde gravitazionali: basterà per il Nobel?

    La data di annuncio del Nobel per la fisica si avvicina (inizio ottobre 2017) e si intensifica la corsa a trovare ulteriori conferme delle prime osservazioni di onde gravitazionali compiute con le antenne interferometriche americane LIGO. Decisivo sarà forse il terzo annuncio di onde gravitazionali captate con i rivelatori disposti a Nord-Ovest e a Sud-Est degli Stati Uniti: è giunto in una conferenza stampa del 1* giugno, dopo un pre-allarme alla stampa dato sotto strettissimo embargo.

     

    La terza osservazione diretta di onde gravitazionali è simile alle prime due: la sorgente anche questa volta è la coalescenza di due buchi neri, con masse di 19 e 31 masse solari distanti da noi circa tre miliardi di anni luce. L’energia gravitazionale sprigionata è stata pari all’annichilazione di una massa solare. LIGO ha registrato oscillazioni dello spazio-tempo per 920 millesimi di secondo a frequenze comprese tra 20 e 265 hertz. L’osservazione risale al 4 gennaio 2017. Vedremo a ottobre se una statistica di tre eventi verrà considerata conclusiva dalla Commissione che assegna il Nobel per la Fisica. Intanto continua l’attesa per l’entrata in funzione dell’antenna europea (italo-francese) VIRGO ad un sufficiente livello di sensibilità.

     

    C’è poi un altro lavoro da segnalare. Un articolo del 22 maggio su “Physical Review Letters” (la rivista che ebbe l’esclusiva del primo annuncio, 12 febbraio 2016, osservazione del 15 settembre 2015) spiega come le onde gravitazionali, e in particolare quelle primordiali legate al Big Bang, possano lasciare una traccia permanente nello spazio-tempo, un po’ come quando si accartoccia un foglio di carta rimangono i segni delle pieghe per quanto si cerchi di lisciarlo (disegno). Si tratta, insomma, di una sorta di “memoria” impressa nell’universo, una impronta indelebile, che già gli strumenti attuali dovrebbero essere in grado di mettere in evidenza. È però necessario riuscire a sintonizzarsi sulla giusta lunghezza d’onda, che attualmente non è alla portata di LIGO, e aumentarne la sensibilità. Lucy McNeill, che firma l’articolo su “Physical Review Letters” insieme con ricercatori della Monash University, precisa in particolare che le onde gravitazionali emesse da micro-buchi neri sarebbero rilevabili se le antenne lavorassero a frequenze più alte di quelle oggi captabili.

     

    Altre informazioni:

     

    www.infn.it

    https://www.theregister.co.uk/2017/05/22/gravitational_waves_permanently_change_spacetime

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