Astro News a cura di Piero Bianucci

  • 08/06/2016 - Quante stelle in funzione della loro “stazza”? La risposta viene dalla Teoria delle Reti

    Quante stelle in funzione della loro “stazza”? La risposta viene dalla Teoria delle Reti

    Quante stelle in funzione della loro “stazza”? La risposta viene dalla Teoria delle Reti

     

    Nane rosse, stelle di tipo solare, stelle massicce… Quante stelle ci sono formate per ogni “stazza”? Sappiamo che le meno massicce sono più numerose, ma di quanto? Nel 1955 Edwin Salpeter affrontò la questione e giunse a una legge empirica basata sulla statistica delle stelle a noi più vicine: ad esempio, secondo questa legge – che introduce un esponente negativo di -2,35 – le stelle con massa 10 volte superiore a quella del Sole dovrebbero essere 223 volte più rare. In sostanza, il numero delle stelle diminuisce rapidamente con l’aumentare della massa. Ora uno studio pubblicato su “The Astrophysical Journal” riesamina il problema della distribuzione delle masse stellari applicandovi la teoria delle reti che tanta fortuna ha avuto in campo informatico e in ambito sociale (disegno). Gli autori sono Andrei Klishin (al MIT fino al 2015, oggi graduate student alla University of Michigan) e il suo supervisore Igor Chilingarian (ricercatore presso la Moscow State University e lo Smithsonian Astrophysical Observatory). Le stelle sono trattate come nodi della rete che richiamano materia dal mezzo interstellare.

    Il lavoro dei due ricercatori dimostra che, se la distribuzione della densità della nube interstellare è frattale, la legge di potenza seguita dalla funzione di massa iniziale delle stelle è indipendente dalla distribuzione di massa iniziale di proto-stelle. Questa distribuzione frattale deriva direttamente dalla teoria classica della turbolenza sviluppata dal matematico sovietico Andrey Kolmogorov. Questo modello spiega l’andamento della funzione di massa iniziale delle stelle in appena otto equazioni. Equazioni, sottolineano gli autori, che non richiedono assunzioni ingiustificate o parametri liberi aggiuntivi, richiesti invece da molte delle teorie di formazione stellare finora sviluppate.

    L’articolo originale:

     

    http://iopscience.iop.org/article/10.3847/0004-637X/824/1/17

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