Astro News a cura di Piero Bianucci

  • 30/11/2016 - Prima osservazione della “birifrangenza del vuoto”. Successo di una équipe a guida italiana

    Prima osservazione della “birifrangenza del vuoto”. Successo di una équipe a guida italiana

    Prima osservazione della “birifrangenza del vuoto”. Successo di una équipe a guida italiana

     

    Se non avete mai sentito parlare della “birifrangenza del vuoto”, questo è il momento giusto per scoprire questo fenomeno che si verifica quando la luce attraversa un intensissimo campo magnetico. A ottant’anni da quando i fisici Werner Heisenberg e Hans Heinrich Euler lo previdero, l’esotico fenomeno quantistico della birifrangenza del vuoto per la prima volta è stato rilevato da una équipe a guida italiana osservando una pulsar con il VLT, Very Large Telescop dell’Osservatorio Australe Europeo in Cile. Roberto Mignani (Inaf e Università di Zielona, Polonia), alla guida di questa ricerca, ha lavorato sulla stella di neutroni RX J1856.5-3754, che si trova a 400 anni luce dalla Terra, un oggetto supercompatto che concentra in una sfera di qualche decina di chilometri la massa di alcune stelle come il Sole. La luce della pulsar ci arriva dopo aver attraversato il potente campo magnetico che l’avvolge, e il campo magnetico agisce come un prisma modificandone la polarizzazione (disegno).

    Di solito si parla della propagazione della luce nel vuoto, ma l’elettrodinamica quantistica insegna che anche il vuoto pullula di particelle virtuali che possono interagire con il vampo magnetico e la radiazione elettromagnetica. Tra le molte previsioni della elettrodinamica quantistica la birifrangenza del vuoto non aveva finora avuto una dimostrazione sperimentale diretta. I tentativi di mettere in evidenza in laboratorio questo fenomeno non sono ancora stati coronati da successo, ma i campi magnetici di intensità astrofisica come quelli delle pulsar sono rappresentano un prezioso laboratorio cosmico.

    «Le accurate analisi dei dati raccolti dal VLT – spiega Mignani – ci hanno permesso di registrare una frazione di polarizzazione lineare della luce emessa dalla stella di neutroni pari a circa il 16 percento. Un valore così elevato non può essere spiegato facilmente dai nostri attuali modelli teorici, a meno di includere gli effetti di birifrangenza del vuoto previsti dalla QED».L’articolo scientifico, intitolato “Evidence for vacuum birefringence from the first optical polarimetry measurement of the isolated neutron star RX J1856.5−3754”, compare sulla rivista “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society” (UK).

    Altre informazioni:

    http://mnras.oxfordjournals.org/

     

     

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