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  • 21/03/2017 - Le cellule immunitarie in assenza di peso tornano alla loro funzionalità in 42 secondi

    Le cellule immunitarie in assenza di peso tornano alla loro funzionalità in 42 secondi

    Le cellule immunitarie in assenza di peso tornano alla loro funzionalità in 42 secondi

    Tutte le forme di vita sulla Terra si sono evolute sotto l’azione della gravità del nostro pianeta. Anche se non ci pensiamo, in realtà noi siamo “disegnati” dalla forza peso che la massa della Terra ci attribuisce: su di essa è calibrata la resistenza delle ossa, la potenza di pompaggio del cuore, il ritorno nella circolazione dei liquidi biologici, le interazioni tra forze ioniche, di tensione superficiale, osmotiche e così via. Come funzioneranno le cellule del sistema immunitario, così importanti per la nostra vita, in assenza di peso?

     

    Questa domanda è stata oggetto di un esperimento eseguito sulla Stazione Spaziale Internazionale da Samantha Cristoforetti per conto dell’Università di Zurigo. Le cellule immunitarie studiate provenivano da mammiferi. Giunte sulla Stazione Spaziale congelate in azoto liquido, sono state collocate nella centrifuga Biolab dell’Esa e sottoposte a diversi livelli di gravità artificiale, da quella tipica della superficie terrestre fino a gravità zero, o meglio all’assenza di peso (nella foto, Samantha Cristoforetti durante l’esperimento).

    I risultati della ricerca, elaborati dall’équipe diretta da Oliver Ulrich dell’Università di Zurigo, hanno dimostrato che in assenza di peso le cellule immunitarie di mammifero sono andate in crisi di funzionalità, ma già dopo 42 secondi si erano adattate alla nuova situazione, benché la mancanza di gravità non sia stata mai sperimentata da organismi terrestri in 3,5 miliardi di anni di evoluzione biologica.

    'Possiamo nutrire la speranza che le nostre cellule siano in grado di far fronte molto meglio all’assenza di  gravità zero di quanto in precedenza avevamo pensato', ha concluso il professor Ullrich. I risultati, pubblicati su “Nature” sono disponibili con licenza open access a questo link:

     

    http://www.nature.com/articles/s41598-017-00119-6

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