Astro News a cura di Piero Bianucci

  • 21/11/2015 - Dopo il Big Bang una minima violazione della simmetria nel microcosmo annullò l’antimateria

    Dopo il Big Bang una minima violazione della simmetria nel microcosmo annullò l’antimateria

    Dopo il Big Bang una minima violazione della simmetria nel microcosmo annullò   l’antimateria

    Una piccola asimmetria a livello subatomico può generare una grande differenza a livello cosmico. E’ la conclusione di un articolo pubblicato il 20 novembre 2015 su “Physical Review Letters” dove un team internazionale di fisici in parte affiliati al Brookhaven National Laboratory (Stati Uniti) riferisce di una simulazione che ha richiesto 200 milioni di ore di calcolo (pari a duemila anni di funzionamento di un personal computer). Il problema è che l’universo oggi ci appare fatto quasi esclusivamente di materia mentre nel Big Bang materia e antimateria dovevano essere in quantità uguale. 

    Il lavoro ora pubblicato assume come punto di partenza il Modello Standard delle particelle elementari e utilizza i dati raccolti in esperimenti svolti negli ultimi quindici anni. L’asimmetria consiste in una rara violazione della carica elettrica e della parità (relazione destra/sinistra o riflessione nello specchio) nel decadimento del mesone K neutro. La violazione di cui si parla – detta simmetria CP, da carica e parità – avviene in pochissimi casi su un milione. Questa “preferenza” della natura, oggi quasi impercettibile, avrebbe però potuto determinare nei primi istanti dopo il Big Bang la quasi totale scomparsa dell’antimateria a favore della materia. La simulazione conferma un risultato già ottenuto nel 2012 ma con una accuratezza centinaia di volte migliore. Entro due anni nuove con nuove simulazioni la precisione dovrebbe diventare ancora 100 volte maggiore. I ricercatori sperano inoltre che a tale livello estremo di accuratezza possano emergere fenomeni rivelatori di una nuova fisica, aldilà del Modello Standard.

    Nella foto il Brookhaven National Laboratory (Usa)

    L’articolo originale: http://journals.aps.org/prl/abstract/10.1103/PhysRevLett.115.212001

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