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  • 10/12/2018 - GALASSIE COL BUCO, ANZI DUE

    GALASSIE COL BUCO, ANZI DUE

    GALASSIE COL BUCO, ANZI DUE

    Ispirato da un’immagine di due galassie interagenti NGC 6240, ottenuta dal telescopio spaziale Hubble, un team di ricercatori ha deciso di concentrare i propri sforzi sui nuclei di coppie di galassie che si stanno scontrando.

    Due galassie, attratte dalla reciproca gravità si fondono in una nuova galassia, in cui una massa aggrovigliata di gas e polveri densi nasconde due buchi neri supermassicci. Originariamente annidati ciascuno al centro di una delle due galassie, ora sono eccezionalmente vicini, dando la migliore visione della coppia, diretta verso la coalescenza in un buco nero ancora più massiccio.

    I ricercatori eseguito l’indagine nei dati del telescopio spaziale Swift della NASA, dei telescopi del Keck Observatory alle Hawaii e nell’archivio ventennale del telescopio spaziale Hubble. Una fusione di buchi neri supermassicci non è mai stata osservata direttamente, ma potrebbe essere stato un evento frequente nell’universo primordiale, rilasciando enormi energie sotto forma di onde gravitazionali rilevabili in futuro (quelle rivelate finora sono relative a fusioni di oggetti di taglia stellare).

    I risultati dell’indagine indicano che oltre il 17% delle galassie considerate ospita un paio di buchi neri al centro, bloccati negli ultimi stadi della danza che precede la fusione in un unico buco nero supermassiccio. I ricercatori sono stati sorpresi da una così alta percentuale di fusioni in fase avanzata, perché la maggior parte delle simulazioni indica che le coppie di buchi neri trascorrono pochissimo tempo in questa fase.

    “Le simulazioni al computer di scontri tra galassie ci mostrano che i buchi neri crescono più velocemente durante le fasi finali delle fusioni, vicino al momento in cui i buchi neri interagiscono, ed è quello che abbiamo trovato nella nostra indagine”, conferma Laura Blecha, assistant professor all’Università della Florida. “Il fatto che i buchi neri crescano sempre più velocemente man mano che la fusione progredisce ci dice che gli scontri di galassie sono davvero importanti per la nostra comprensione di come questi oggetti abbiano avuto modo di essere così mostruosamente grandi”.

    In Figura, La galassia NGC 6240 che ha ispirato lo studio. A sinistra, l’intera galassia post-fusione; a destra i due brillanti nuclei attivi visibili nell’infrarosso, grazie alla capacità di questa radiazione di attraversare la nube di gas e polveri che racchiude le due galassie interagenti (Fonte: Media-INAF).

    Piero Stroppa

     

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