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  • 10/10/2016 - Anche Dione, satellite di Saturno, nasconde un oceano nel sottosuolo a 100 km di profondità

    Anche Dione, satellite di Saturno, nasconde un oceano nel sottosuolo a 100 km di profondità

    Anche Dione, satellite di Saturno, nasconde un oceano nel sottosuolo a 100 km di profondità

     

    Anche Dione, satellite di Saturno, il quarto per dimensioni, scoperto da Gian Domenico Cassini nel 1684, diametro di 1123 chilometri, sotto la sua crosta solida nasconde un oceano di acqua allo stato liquido. La scoperta si deve a un altro “Cassini”, il satellite artificiale che da anni è in orbita intorno al pianeta degli anelli e la cui lunga missione terminerà nel prossimo anno. Di un altro satellite di Saturno, Encelado (diametro 500 km, scoperto da William Herschel nel 1789), sappiamo da tempo che dovrebbe avere un mare di acqua liquida sotto la superficie solida.

    I tre ricercatori dell’Osservatorio Reale del Belgio (Bruxelles) che hanno individuato l’oceano di Dione hanno anche calcolato a quale profondità bisognerebbe scendere per trovare l’acqua su questi due satelliti di Saturno. La buona notizia è che su Encelado l’oceano si trova ad una profondità assai minore rispetto a quanto si pensava finora: in qualche regione del satellite – per esempio al polo sud, dove zampillano geyser gelidi – basterebbe penetrare a pochi chilometri nel sottosuolo (disegno). La cattiva notizia è che l’oceano di Dione sta sotto cento chilometri di ghiaccio e materiale roccioso: non proprio a portata di esplorazione.

    L’oceano sotterraneo di Encelado è svelato dalle librazioni (oscillazioni) del satellite, dovute al fatto che la sua crosta non è direttamente connessa al nucleo roccioso ma appoggia su uno spesso strato di acqua liquida. Ora si cercherà di individuare anche le librazioni di Dione, ma non sarà facile perché dovrebbero essere molto più piccole. Non è escluso che microorganismi estremofili si siano sviluppati in questi oceani che non conoscono né vento né luce del Sole. L’articolo che riporta queste informazioni compare su “Geophysical Research Letters” a firma di Mikael Beuthe, Antony Trinh e Attilio Tivolini.

    L’articolo originale:

    http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/2016GL070650/abstract

     

     

     

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