Astro News a cura di Piero Bianucci

  • 29/07/2016 - Lo scontro con un protopianeta di 250-300 km generò sulla Luna il Mare Imbrium

    Lo scontro con un protopianeta di 250-300 km generò sulla Luna il Mare Imbrium

    Lo scontro con un protopianeta di 250-300 km generò sulla Luna il Mare Imbrium

     

    Che il Mare Imbrium della Luna ricordi la struttura di un vastissimo cratere prodotto da un impatto devastante è abbastanza evidente. Ora però uno studio pubblicato su “Nature” il 21 luglio ha ricostruito con buona attendibilità le circostanze della catastrofe. All’origine del Bacino Imbrium – largo 1200 chilometri – ci sarebbe la collisione avvenuta 3,8 miliardi di anni fa con un protopianeta dal diametro di 250-300 chilometri. Finora si era supposto un corpo dieci volte meno massiccio, con un diametro di circa 130 chilometri. Una serie di crepacci che convergono verso il versante esterno della catena montuosa degli Appennini indica che il protopianeta arrivava da nord-ovest con un angolo obliquo. Altre scanalature hanno però un orientamento diverso e questi crepacci sono sempre stati di difficile interpretazione (fotografia, tratta da “Nature”).

    Gli autori dell’articolo Peter Schultz e David Crawford per risolvere l’enigma hanno fatto ricorso ad esperimenti di impatto iperveloce con un cannone verticale lungo 4,5 metri che spara piccoli proiettili alla velocità di 5 chilometri al secondo su un bersaglio ripreso da telecamere ad altissima velocità. Questa attrezzatura, disponibile al Vertical Gun Range all’Ames Research Center della Nasa, ha permesso di osservare scanalature che non hanno direzione radiale rispetto all’impatto. Il risultato è in accordo con il contenuto meteoritico dei campioni raccolti nel Bacino Imbrium dalla missione Apollo 16. Test analoghi indicano protopianeti di 100 e 110 chilometri come corpi impattanti che hanno prodotto il Mare di Mosca sulla faccia invisibile della Luna e il Mare Orientale sul bordo della faccia visibile. C’erano dunque ancora numerosi protopianeti fra 3,8 e 4 miliardi di anni fa, che con i loro impatti hanno plasmato la Luna e Mercurio così come oggi li vediamo.

    Altre informazioni nell’articolo originale:

    http://www.nature.com/nature/journal/v535/n7612/full/nature18278.html

     

     

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