Astro News a cura di Piero Bianucci

 

Nel mese di marzo sarà l’Europa a inaugurare il 2013 spaziale con il lancio del razzo Vega, un lanciatore per satelliti dal peso piccolo e medio di progettazione e costruzione sostanzialmente italiana.. In giugno la Cina metterà in orbita il laboratorio Tiangong-1 (senza equipaggio). Ad agosto la Nasa invierà verso la Luna la sonda “Ladee” (foto) per lo studio della quasi impercettibile atmosfera del nostro satellite. Sempre la Nasa a novembre lancerà la sonda “Maven” destinata a entrare in orbita intorno a Marte per approfondire lo studio della sua meteorologia. Nello stesso mese l’India esordirà nell’esplorazione del pianeta rosso con la sonda “Mangalyaan-1” (anche questa ne diventerà un satellite) mentre proseguirà lo studio della Luna con la sonda “Chandrayaan-2” , specializzata nell’analisi mineralogica del suolo lunare. Ancora la Luna sarà la meta della navicella cinese “Chang’e-3”, che depositerà sulla sua superficie un rover automatico, in vista dello sbarco di astronauti dopo il 2020.

Altre navicelle intanto proseguono l’esplorazione del Sistema solare: “Messenger” (Nasa) sta terminando la sua missione intorno a Mercurio; “Venus Express” (Esa) studia Venere; il rover Curiosity (Nasa) marcia nel cratere Gale di Marte; “Dawn” (Nasa) dopo aver cartografato il pianetino Vesta è in rotta verso Cerere, il più grande degli asteroidi, scoperto da Giuseppe Piazzi nel 1801;“Cassini” (Nasa-Esa) è in orbita intorno a Saturno da più di dieci anni; “Rosetta” (Esa) punta verso la cometa Churymov-Gerasimenko, dove scaricherà un laboratorio chimico nel 2014; “New Horizon” si prepara a raggiungere il pianeta nano Plutone nel 2015; “Voyager 1” e “Voyager 2” sono ormai ampiamente oltre i confini del sistema planetario e si addentrano nella zona dove la magnetosfera del Sole si confonde con l’ambiente interstellare.

 

Conoscere meglio la vita terrestre aiuta a cercare quella extraterrestre. L’uomo vive immerso nel campo magnetico della Terra ma non ha sensori che gli permettano di avvertirlo. Esistono però forme di vita con la bussola incorporata, cioè dotate di sensori magnetici. E’ il caso di alcuni batteri: la prima specie fu trovata nel 1960. Ora un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), in collaborazione con l’Istituto Oceanografico dell’Università di San Paolo, l’Università del Nevada e l’Università di Rio de Janeiro ha scoperto un nuovo microbo magnetico presso la foce del fiume Neponset (Massachussetts, Usa). Battezzato Magnetobrivio blakemorei (foto), è stato messo in coltura nei laboratori dell'Istituto di Microbiologia dell'Università di Rio de Janeiro, in Brasile. Per studiarne le proprietà magnetiche, la coltura di Magnetobrivio blakemorei è stata poi trasferita presso il laboratorio di paleomagnetismo dell'INGV, dove è stato sviluppato un protocollo di analisi magnetiche con strumentazione all'avanguardia su questo microorganismo vivo. Osservato al microscopio elettronico, il batterio ha rivelato una struttura a catena di cristalli di magnetite pura. Ciascun cristallo misura  da 20 a 50 nm (il nanometro equivale un milionesimo di millimetro; la doppia elica del DNA ha un diametro di 2 nm). I batteri magnetici hanno la peculiarità di muoversi lungo le linee di forza del campo magnetico terrestre e lo fanno utilizzando i loro cristalli di magnetite. Per questo hanno destato un forte interesse e sono stati sottoposti a numerosi esperimenti a bordo dello Space Shuttle per esaminarne il comportamento in assenza di peso.

Altre informazioni sui batteri magnetotattici:

http://it.wikipedia.org/wiki/Batteri_magnetotattici

 

 

Si terrà a Torino dal 14 al 16 gennaio il secondo congresso internazionale “SWIFF” dedicato alla meteorologia spaziale. La sigla sta per Space Weather Integrated Forecasting Framework, progetto finanziato dall’Unione Europea. La meteorologia  spaziale è una disciplina nata da pochi anni ma di importanza crescente. Come nel caso della meteorologia terrestre, anche in quella spaziale è ovviamente protagonista il Sole. In questo caso però oltre alla radiazione elettromagnetica hanno grande importanza l’attività magnetica e l’emissione di particelle atomiche nota come “vento solare”. Le tempeste di particelle possono essere pericolose per gli astronauti e per i satelliti, specie quelli in orbita geostazionaria, non protetti dal campo magnetico terrestre. Se andassero fuori uso satelliti di navigazione come i GPS e satelliti per telecomunicazioni, le conseguenze sarebbero gravi. Il meeting è organizzato dall’Inaf-Osservatorio astrofisico di Torino e cade nell’imminenza del massimo di attività solare che ricorre ogni 11 anni. Spiega Alessandro Bemporad, astrofisico dell’Osservatorio di Torino e membro del comitato scientifico del congresso: “Il Sole può produrre enormi esplosioni che espellono in poche decine di minuti un’energia pari a circa 10 miliardi di bombe di Hiroshima sotto forma di radiazione (raggi X e ultravioletti), particelle subnucleari (protoni ed elettroni che viaggiano a velocità prossime a quelle della luce) ed enormi bolle di plasma che trasportano miliardi di tonnellate di plasma solare a velocità di circa 1000 km al secondo.” A chiusura del convegno, il 16 gennaio, ore 18, presso l’Hotel Principi di Piemonte di Torino, Mauro Messerotti (Inaf) terrà una conferenza aperta al pubblico dal titolo “Tempeste solari: dobbiamo preoccuparci?”

Nella foto Nasa, la grande eruzione solare del 31 dicembre 2012:

http://www.nasa.gov/multimedia/imagegallery/image_feature_2422.html

Altre informazioni: http://www.swiff.eu/

Negli ultimi 18 anni il livello del mare è aumentato di 3 millimetri l’anno. E’ il risultato dei dati raccolti per mezzo di satelliti artificiali ed è stato presentato ad un convegno di altimetria radar recentemente organizzato dall’Agenzia spaziale europea (ESA). Fino agli anni 80 del secolo scorso l’aumento medio era di 2 millimetri l’anno.

L’incremento è attribuibile al riscaldamento globale del pianeta, che determina una più rapida fusione dei ghiacci polari e produce parallelamente la dilatazione termica della massa delle acque oceaniche. La salita del livello delle acque (grafico) è in buona corrispondenza con le emissioni di anidride carbonica e degli altri gas ad effetto serra.

Il primo satellite di sorveglianza dell’ambiente terrestre, Ers-1, fu lanciato dall’ESA nel 1991. Alla fine del 2014 l’Europa lancerà “Sentinel 3”, capostipite di una nuova generazione di satelliti ancora più sofisticati. La precisione millimetrica si raggiunge facendo la media di un grande numero di misure radar. I satelliti altimetrici inviano un fascio di onde radio verso la superficie marina e con un orologio atomico misurano il tempo impiegato dalle onde per ritornare al satellite in seguito alla riflessione sull’acqua.

La precisione è attualmente di una parte su 10 milioni. In proporzione è come chiedere a un salumiere di darci etto di prosciutto più o meno un decimilionesimo di grammo.  Per il controllo dell’ambiente (monitoraggio delle catastrofi naturali e gestione dei rifiuti) tra il 1997 e il 2010 l’ESA ha investito 1,8 miliardi di euro.

Altre informazioni:

http://en.wikipedia.org/wiki/Sea_level
 

 

Il transito di Venere davanti al Sole del 6 giugno 2012 osservato usando la Luna come specchio. Ci sono riusciti astronomi italiani guidati da Paolo Molaro dell’Osservatorio di Trieste per mezzo dello spettrografo Harps dell’Osservatorio australe europeo (Eso) e il risultato è stato pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Letters, edita dalla Oxford University Press. L’eccezionalità dell’osservazione sta, tra l’altro, nel fatto che essa è stata eseguita sulle Ande del Cile, dove sorge l’Osservatorio australe europeo,  luogo dal quale il transito non era visibile direttamente. Le osservazioni mostrano che il  transito di Venere ha generato una modulazione nella velocità radiale del Sole di meno di un metro al secondo, cioè appena 3 chilometri l’ora. “L’accordo con i modelli teorici è dell’ordine di pochi centimetri al secondo: un risultato strabiliante mai raggiunto prima” ha dichiarato Mauro Barbieri, dell’Università di Padova, che faceva parte del team. Il fenomeno oggetto della difficilissima osservazione è denominato Rossiter-McLaughlin. Esso avviene quando un corpo oscuro si trova a passare davanti a una stella occultando una parte della sua superficie in rotazione e si manifesta come una distorsione temporanea nei profili delle righe dello spettro della luce proveniente dalla stella eclissata. Il risultato ottenuto con queste osservazioni, le uniche di tipo puramente scientifico che siano state condotte sulla Terra in occasione dell’ultimo transito di Venere, saranno molto utili in futuro, quando gli astronomi  potranno misurare lo stesso fenomeno in sistemi extrasolari sfruttando le potenzialità degli strumenti di nuova generazione come l’E-ELT, il supertelescopio europeo che avrà un’apertura di 39 metri.

Altre informazioni:

http://mnrasl.oxfordjournals.org/content/early/2012/12/10/mnrasl.sls027.short?rss=1

http://www.eso.org/public/announcements/ann12100/

http://mnrasl.oxfordjournals.org/

 

 

L’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) per fine anno ha messo in rete un video che riassume le dieci notizie del 2012 ritenute più significative. Eccole.

1)      Novembre: Medaglia Cassini alla memoria di Angioletta Coradini, planetologa scomparsa un anno fa. Il premio della European Geosciences Union si affianca a un riconoscimento analogo attribuito alla ricercatrice italiana dalla Nasa.

2)      Ottobre: scoperto un pianeta intorno ad Alfa Centauri B, una stella simile al nostro Sole ad appena 4,3 anni luce da noi.

3)      Agosto: osservata la fine di un pianeta inghiottito dalla sua stella (BD 48 740) giunta all’ultima fase dellasua vita.

4)      Agosto: il rover della Nasa "Curiosity" (fito) al lavoro su Marte dopo sette minuti di discesa rocambolesca.

5)      Giugno: l’Osservatorio australe europeo (Eso) approva la costruzione del telescopio ottico più grande del mondo: E-ELT. Avrà un’apertura di 39 metri.

6)      Giugno: osservato in tutto il mondo l’ultimo transito di Venere del secolo. Il prossimo sarà nel 2117.

7)      Maggio: si decide che SKA, il più grande radiotelescopio del mondo, avrà le sue 2500 antenne in Sud Africa e in Australia.

8)      Maggio: sei articoli sullo stesso numero di “Science” documentano che secondo i dati trasmessi dalla sonda della Nasa "Dawn"  l’asteroide Vesta è un pianeta allo stato embrionale.

9)      Aprile: all’isola di La Palma (Canarie) si inaugura lo spettrografo HARPS-N installato sul telescopio nazionale “Galileo”; servirà alla ricerca di esopianeti.

10)   Gennaio: il premio “Bruno Rossi” al satellite italiano “Agile” e a Marco Tavani dell’Inaf.

Alla lista Inaf sarebbe opportuno aggiungere la scoperta al Cern del bosone di Higgs, fondamentale per la cosmologia e per la fisica delle particelle. Molto rilevante il contributo italiano: Fabiola Gianotti è stata protagonista di uno dei due esperimenti decisivi. 

Il filmato: http://www.media.inaf.it/2012/12/28/dieci-piccole-news/

 

Una meteorite quasi incontaminata  (foto) che porta direttamente nei laboratori terrestri un pezzo di asteroide primitivo: è questo il tesoro scientifico studiato da 70 ricercatori che ne hanno riferito sulla rivista americana “Science” del 21 dicembre 2012. La meteorite è stata recuperata appena due giorni dopo la caduta, verificatasi il 22 aprile 2012 a Sutter Mill, un sito della California reso famoso dalla corsa all’oro del 1849. Per la prima volta è stato possibile identificare in quarantott’ore il luogo dell’impatto grazie a un radar meteorologico Doppler che aveva seguito l’ingresso dell’oggetto nell’atmosfera. I frammenti derivano dalla disintegrazione di un minuscolo asteroide dal diametro di tre metri. Si tratta una condrite carbonacea Mighei (o CM) che ha subito una esposizione ad ambienti esterni molto limitata. La sua caduta è avvenuta a 28 km/ora, la più alta mai registrata. Il doppio rispetto alla velocità media delle meteoriti. La traiettoria  dell’asteroide ha permesso di individuare la regione di origine: pare che sia quella dei pianetini della famiglia di Eulalia. Nella meteorite Sutter Mill gli scienziati del SETI Institute e del Johnson Space Center della Nasa hanno rilevato la presenza di numerosi composti del carbonio che potrebbero aver avuto un ruolo nell’origine della vita sulla Terra 3,6 miliardi di anni fa; una sorpresa è la presenza di oldhamite, un solfuro di calcio che di solito svanisce al primo contatto con un ambiente umido. In Sutter Mill è stato trovato anche dell’oro nella misura di 150 parti per miliardo. Singolare coincidenza la caduta dallo spazio di questo oro primordiale nei pressi di una antica miniera d’oro terrestre.

Altre informazioni:

http://www.nasa.gov/centers/ames/news/releases/2012/12-93AR.html

http://www.sciencemag.org/content/338/6114/1583

http://www.media.inaf.it/2012/12/21/un-impatto-da-record/

 

Il calendario terrestre segnava i giorni 31 ottobre e 1° novembre quando il rover della Nasa “Curiosity”, sceso su Marte il 6 agosto scorso, scattò qualche decina di immagini ad alta risoluzione che, montate insieme in una sorta di mosaico fotografico, costituiscono questo suo eccezionale autoritratto. L’immagine complessiva, ripresa dall’alto per mezzo di una delle 17 telecamere a bordo di “Curiosity”, e precisamente l’unica che, montata su un bracciomeccanico, sia in grado di inquadrare parte del rover, mostra anche i primi quattro scavi eseguiti con la pala robotica nella fine regolite del suolo marziano. Ben visibili sono le tracce lasciate dalle ruote. Fotografie come questa (rilasciata dalla Nasa il 27 dicembre 2012) permettono agli ingegneri della missione di verificare i depositi di polvere sul rover e l’usura delle ruote e di altre parti. All’epoca degli scatti “Curiosity” viveva il suo 84-85° giorno marziano. Il giorno marziano, chiamato “sol”, dura circa mezz’ora più del giorno terrestre. Il luogo immortalato dalla foto, designato “Rocknest”, si trova nel cratere Gale. Sullo sfondo, il profilo del suo anello montuoso.

Altre informazioni:

http://www.nasa.gov/multimedia/imagegallery/image_feature_2417.html

http://www.nasa.gov/mission_pages/msl/index.html

http://en.wikipedia.org/wiki/Curiosity_rover

 

La lotta all’inquinamento luminoso del cielo notturno si arricchisce di un nuovo prezioso metodo di analisi elaborato in Italia e annunciato dalle pagine di una prestigiosa rivista scientifica internazionale. Come nella Tomografia Assiale Computerizzata (Tac) usata per diagnosi mediche – nella quale un computer utilizza una serie di scansioni  per costruire un'immagine tridimensionale del corpo – così la nuova tecnica permette di valutare la quantità di luce artificiale diffusa in un dato volume di atmosfera sommandone varie sezioni. La tecnica è stata sviluppata da Pierantonio Cinzano e Fabio Falchi dell'Istituto di Scienza e Tecnologia dell'Inquinamento Luminoso (ISTIL) ed è presentata nell'articolo The propagation of light pollution in the atmosphere, pubblicato sull'ultimo numero del 2012 di Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. Nel 2001 Cinzano e Falchi, lavorando con Cristopher Elvidge del Noaa National Geophysical Data Center di Boulder, ottennero da dati satellitari il primo atlante mondiale della brillanza artificiale notturna così come è percepita da un osservatore che guardi il cielo notturno. Fino ad oggi non erano disponibili informazioni sull'alterazione prodotta dall'inquinamento luminoso in ogni punto dell'atmosfera. Questo nuovo approccio in 3D incrementa notevolmente le informazioni bidimensionali ed è fondamentale per valutare meglio l'impatto ambientale della luce artificiale dispersa nell’atmosfera.

Altre informazioni:

http://eu.wiley.com/WileyCDA/WileyTitle/productCd-MNR.html

 

 

L’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) per fine anno ha messo in rete un video che riassume le dieci notizie del 2012 ritenute più significative. Eccole.

1)      Novembre: Medaglia Cassini alla memoria di Angioletta Coradini, planetologa scomparsa un anno fa. Il premio della European Geosciences Union si affianca a un riconoscimento attribuito alla ricercatrice italiana dalla Nasa.

2)      Ottobre: scoperto un pianeta intorno ad Alfa Centauri B, stella simile al Sole che fa parte del sistema stellare più vicino a noi, ad appena 4,3 anni luce.

3)      Agosto: osservata la fine di un pianeta inghiottito dalla sua stella (BD 48 740) giunta all’ultima fase della sua vita.

4)      Agosto: il rover della Nasa scende su Marte dopo sette minuti di discesa rocambolesca.

5)      Giugno: l’Osservatorio australe europeo (Eso) approva la costruzione del telescopio ottico più grande del mondo: E-ELT. Avrà un’apertura di 39 metri

6)      Giugno: osservato in tutto il mondo l’ultimo transito di Venere del secolo. Il prossimo sarà nel 2117.

7)      Maggio: si decide che SKA, il più grande radiotelescopio del mondo avrà le sue 2500 antenne in Sud Africa e in Australia.

8)      Maggio: sei articoli sullo stesso numero di “Science” documentano che secondo la sonda della Nasa "Dawn"  l’asteroide Vesta è un pianeta allo stato embrionale.

9)      Aprile: all’isola di La Palma (Canarie) si inaugura lo spettrografo HARPS-N installato sul telescopio nazionale “Galileo”; servirà alla ricerca di esopianeti

10)   Gennaio: il premio “Bruno Rossi” al satellite italiano “Agile” e a Marco Tavani dell’Infaf

Alla lista Inaf sarebbe opportuno aggiungere la scoperta al Cern del bosone di Higgs, fondamentale per la cosmologia; molto rilevante il contributo italiano, con Fabiola Gianotti portavoce di uno dei due esperimenti decisivi.

http://www.media.inaf.it/2012/12/28/dieci-piccole-news/


 

 

 

 

L’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) per fine anno ha messo in rete un video che riassume le dieci notizie del 2012 ritenute più significative. Eccole.

1)      Novembre: Medaglia Cassini alla memoria di Angioletta Coradini, planetologa scomparsa un anno fa. Il premio della European Geosciences Union si affianca a un riconoscimento attribuito alla ricercatrice italiana dalla Nasa.

2)      Ottobre: scoperto un pianeta intorno ad Alfa Centauri B, stella simile al Sole che fa parte del sistema stellare più vicino a noi, ad appena 4,3 anni luce.

3)      Agosto: osservata la fine di un pianeta inghiottito dalla sua stella (BD 48 740) giunta all’ultima fase della sua vita.

4)      Agosto: il rover della Nasa scende su Marte dopo sette minuti di discesa rocambolesca.

5)      Giugno: l’Osservatorio australe europeo (Eso) approva la costruzione del telescopio ottico più grande del mondo: E-ELT. Avrà un’apertura di 39 metri

6)      Giugno: osservato in tutto il mondo l’ultimo transito di Venere del secolo. Il prossimo sarà nel 2117.

7)      Maggio: si decide che SKA, il più grande radiotelescopio del mondo avrà le sue 2500 antenne in Sud Africa e in Australia.

8)      Maggio: sei articoli sullo stesso numero di “Science” documentano che secondo la sonda della Nasa "Dawn"  l’asteroide Vesta è un pianeta allo stato embrionale.

9)      Aprile: all’isola di La Palma (Canarie) si inaugura lo spettrografo HARPS-N installato sul telescopio nazionale “Galileo”; servirà alla ricerca di esopianeti

10)   Gennaio: il premio “Bruno Rossi” al satellite italiano “Agile” e a Marco Tavani dell’Infaf

Alla lista Inaf sarebbe opportuno aggiungere la scoperta al Cern del bosone di Higgs, fondamentale per la cosmologia; molto rilevante il contributo italiano, con Fabiola Gianotti portavoce di uno dei due esperimenti decisivi.

http://www.media.inaf.it/2012/12/28/dieci-piccole-news/


 

 

 

 

L’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) per fine anno ha messo in rete un video che riassume le dieci notizie del 2012 ritenute più significative. Eccole.

1)      Novembre: Medaglia Cassini alla memoria di Angioletta Coradini, planetologa scomparsa un anno fa. Il premio della European Geosciences Union si affianca a un riconoscimento attribuito alla ricercatrice italiana dalla Nasa.

2)      Ottobre: scoperto un pianeta intorno ad Alfa Centauri B, stella simile al Sole che fa parte del sistema stellare più vicino a noi, ad appena 4,3 anni luce.

3)      Agosto: osservata la fine di un pianeta inghiottito dalla sua stella (BD 48 740) giunta all’ultima fase della sua vita.

4)      Agosto: il rover della Nasa scende su Marte dopo sette minuti di discesa rocambolesca.

5)      Giugno: l’Osservatorio australe europeo (Eso) approva la costruzione del telescopio ottico più grande del mondo: E-ELT. Avrà un’apertura di 39 metri

6)      Giugno: osservato in tutto il mondo l’ultimo transito di Venere del secolo. Il prossimo sarà nel 2117.

7)      Maggio: si decide che SKA, il più grande radiotelescopio del mondo avrà le sue 2500 antenne in Sud Africa e in Australia.

8)      Maggio: sei articoli sullo stesso numero di “Science” documentano che secondo la sonda della Nasa "Dawn"  l’asteroide Vesta è un pianeta allo stato embrionale.

9)      Aprile: all’isola di La Palma (Canarie) si inaugura lo spettrografo HARPS-N installato sul telescopio nazionale “Galileo”; servirà alla ricerca di esopianeti

10)   Gennaio: il premio “Bruno Rossi” al satellite italiano “Agile” e a Marco Tavani dell’Infaf

Alla lista Inaf sarebbe opportuno aggiungere la scoperta al Cern del bosone di Higgs, fondamentale per la cosmologia; molto rilevante il contributo italiano, con Fabiola Gianotti portavoce di uno dei due esperimenti decisivi.

http://www.media.inaf.it/2012/12/28/dieci-piccole-news/


 

 

 

Ora su Mercurio c’è anche Walter Disney, il padre di Topolino, Pippo e Paperino. Il suo nome è nell’ultima lista di battesimi decisi dalla International Astronomical Union per integrare la toponomastica, del pianeta più vicino al Sole, la cui mappa è stata disegnata con estrema precisione dalla navicella della Nasa “Messenger”. Secondo una convenzione stabilita negli anno 70 del secolo scorso i crateri e le altre formazioni geologiche di Mercurio prendono nomi di artisti dei settori più diversi: poeti, romanzieri, pittori, musicisti, danzatori, scultori di ogni tempo e parte del mondo. Oltre a Disney, nell’ultima tornata di nomine troviamo anche il poeta latino Catullus (84-54 avanti Cristo), il pittore realista americano Edward Hopper (1882-1967) il compositore e pianista Scott Joplin (1868-1917). Ad essi si affiancano lo scultore polacco Kobro, il musicista Komeda, il caricaturista giapponese Kyosai, l’illustratore russo Popova e l’iniziatore del “Chicago Blues” McKinley “Muddy Waters” Morganfield, classificato al 17° posto nella classifica dei cento più grandi artisti di tutti i tempi secondo la rivista “Rolling Stone”. I nuovi nomi si aggiungono agli 86 già assegnati in seguito al flyby di “Messenger” nel gennaio 2008.

Nella foto: ombra perenne nel cratere Tolkien, nei pressi del polo Nord di Mercurio. I raggi del Sole lambiscono solo la cima del picco centrale

Altre informazioni:

http://messenger.jhuapl.edu/

 

Sette scienziati di LHC, il collider del Cern che ha permesso di individuare il bosone di Higgs, hanno vinto uno dei due premi speciali conferiti per il 2013 dalla Fundamental Physics Prize Foundation. Il premio, 3 milioni di euro, è andato agli scienziati che hanno guidato la ricerca di questa particella essenziale per comprende sia il microcosmo sia le origini dell’universo. Ecco i nomi: Peter Jenni e Fabiola Gianotti (foto) per l’esperimento ATLAS; Michel Della Negra, Tejinder Singh Virdee, Guido Tonelli e Joe Incandela per CMS; e infine Lyn Evans per la realizzazione di LHC.  “I vincitori  - dice la motivazione - sono stati premiati per la loro leadership nell’impresa scientifica che ha condotto alla scoperta del bosone di Higgs da parte delle collaborazioni ATLAS e CMS ad LHC”.
“Considero il premio ricevuto come un premio per tutta la collaborazione ATLAS - ha dichiarato Fabiola Gianotti  - per il duro lavoro svolto negli anni da tutti coloro che hanno partecipato all’esperimento. L’intero ammontare della frazione di premio assegnatoci -pari a 500.000  euro -  sarà quindi utilizzato per supportare e finanziare il lavoro, nel gruppo ATLAS di giovani fisici, provenienti da paesi economicamente disagiati”.
L’altro premio speciale è stato assegnato al fisico statunitense Stephen Hawking. La cerimonia di premiazione si terrà al Cern il 20 Marzo 2013.

 

Tau Ceti è una stella un poco più piccola e un po’ meno luminosa del Sole molto vicina a noi: dista appena 11,88 anni luce. Nella classifica delle stelle più vicine occupa il diciannovesimo posto, la sua magnitudine è 3,49 e quindi è facilmente visibile a occhio nudo. Per tutti questi motivi è particolarmente interessante l’articolo di prossima pubblicazione sulla rivista “Astronomy & Astrophysics” nel quale un team di ricercatori annuncia che uno dei cinque esopianeti scoperti intorno a Tau Ceti si trova nella “zona abitabile”, cioè a una distanza dalla stella dove la temperatura permette l’esistenza di acqua allo stato liquido. I cinque pianeti di Tau Ceti hanno masse comprese tra 2 e 6,6 volte quella della Terra. Quello che si trova nella regione forse abitabile compie un’orbita completa intorno a Tau Ceti in 168 giorni e ha una massa stimata in 4,3 volte quella della Terra. Potrebbe quindi essere un pianeta gassoso anziché roccioso. Lo studio è frutto di seimila osservazioni fatte con tre spettrografi rispettivamente dell’ESO a La Silla, Cile, dell’Osservatorio anglo-australiano a Siding Spring e del Keck Telescope americano a Mauna Kea, isole Hawaii. Nel 1960 Tau Ceti fu, con Epsilon Eridani, una delle due stelle per la prima volta ascoltate da Frank Drake (foto) alla ricerca di segnali intelligenti nell’ambito del Progetto Ozma.

Altre informazioni:

http://www.herts.ac.uk/news-and-events/latest-news/New-Neighbours-Closest-Single-Star-Like-Our-Sun-May-Have-Habitable-Planet.cfm

http://www.space.com/18967-nearby-habitable-alien-planet-tau-ceti.html

http://arxiv.org/abs/1212.4277

http://arxiv.org/pdf/1212.4277v1.pdf

 

Forse risolto l’enigma dello xenon, un gas nobile (cioè restio a combinarsi con altri elementi chimici) che risulta presente nell’atmosfera in una misura mille volte inferiore a quella che dovrebbe essere la sua abbondanza nel Sistema solare. In un articolo su “Nature Chemistry” firmato da Carlo Gatti, ricercatore presso l’Istituto di scienze e tecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche, e da cinque suoi colleghi di vari istituti di ricerca stranieri, sono presentati calcoli e argomenti teorici secondo i quali la scarsità di xenon sulla Terra potrebbe essere solo apparente: in realtà lo xenon si troverebbe confinato a grande profondità nel sottosuolo, e precisamente nel mantello terrestre, dove, con una pressione superiore a 83 GPa (Giga Pascal), potrebbe combinarsi con ossigeno e silicio per formare ossidi di xenon (a 83, 102 e 114 GPa) e silicati. Tali composti non sarebbero stabili a pressioni più elevate di 136 GPa ma potrebbero ugualmente rimanere intrappolati in irregolarità strutturali del materiale semifluido che costituisce il mantello. Nell’atmosfera del nostro pianeta lo xenon rappresenta soltanto lo 0,0000087%, pari a 0,08 parti per milione.

Altre informazioni nell'abstract dell'articolo originale:

http://www.nature.com/nchem/journal/v5/n1/abs/nchem.1497.html

  

 

Come previsto, alle 23,30 del 17 dicembre 2012 le due sonde della missione GRAIL, Ebb e Flow, in italiano Flusso e Riflusso,  si sono schiantate nei pressi del polo Nord della Luna: un esperimento voluto dalla Nasa in coincidenza con i quarant’anni trascorsi dall’Apollo 17, l’ultima impresa spaziale che abbia fatto scendere degli astronauti sul satellite della Terra. Il sito dell’impatto è stato dedicato alla astronauta Sally K. Ride (foto), prima donna americana che sia andata in orbita con un volo sullo Shuttle nel 1983, scomparsa prematuramente il 23 luglio 2012 all’età di sessant’anni.

Si è trattato di un esperimento interessante dal punto di vista scientifico e di un esito spettacolare dal punto di vista mediatico anche per il suo forte messaggio simbolico.

L’esperimento è consistito nel consumare  il propellente delle navicelle fino all’ultima goccia in modo da poter programmare meglio le prossime missioni in orbita lunare. In futuro sarà interessante anche esaminare il luogo dell’impatto, che era in ombra e quindi non osservabile quando le due sonde, a 20 secondi l’una dall’altra, si sono disintegrate al suolo. Grazie ai dati inviati da Ebbe Flow i planetologi oggi dispongono di una perfetta mappa gravitazionale della Luna e conoscono con buona approssimazione le strutture del sottosuolo generate dagli impatti che intorno a 4 miliardi di anni fa hanno plasmato la superficie del satellite.

Altre informazioni:

http://www.nasa.gov/home/hqnews/2012/dec/HQ_12-438_GRAIL_Impact_Site_Sally_Ride.html

 

 

Ieri 17 dicembre 2012 si è fatto un altro passo verso il mondo di Planck: quel mondo misterioso dove si pensa che gravitazione e meccanica quantistica trovino la loro radice comune, dove lo spazio e il tempo sarebbero granulari, cioè quantizzati. E’ il microcosmo estremo, quello dei buchi neri e della teoria delle stringhe, oltre il quale le dimensioni perdono ogni significato fisico. Ragionando in metri, da esso ci separano 34 zeri dopo la virgola. Fino a ieri l’uomo era riuscito a spingersi a 17 zeri. Da oggi possiamo dire di essere arrivati a 18 zeri. Ne mancano ancora 16 (un fattore 10 milioni di miliardi). Siamo lontanissimi dalla meta, ma intanto un’altra tappa è superata. Ci sono riusciti ricercatori dell’Infn di Firenze, Pisa, Trento e dei Laboratori di Legnaro e lo hanno annunciato su “Nature Physics”.

In sintesi, utilizzando l'antenna gravitazionale realizzata nei Laboratori Infn di Legnaro (Padova), il gruppo di fisici italiani ha esaminato lo spazio-tempo sulla scala di un miliardesimo di miliardesimo di metro e ha potuto verificare che fin lì non c’è traccia di unificazione tra gravità e meccanica dei quanti. Cosa prevista, ma pur sempre importante perché stabilisce il nuovo limite nell’esplorazione dell’estremamente piccolo, il mondo la cui unità di misura è la lunghezza di Planck, pari, precisamente, a 1,616252 x 10 alla meno 35.

L’antenna gravitazionale Auriga (foto) ha vibrazioni inferiori al miliardesimo di miliardesimo di metro. Il suo cuore è una barra di alluminio lunga 3 metri e pesante 2 tonnellate e mantenuta a temperatura estremamente bassa (1 millesimo di grado sopra lo zero assoluto). Poiché freddo, in un certo senso, significa immobilità, questo enorme diapason è particolarmente adatto a rivelare le onde gravitazionali, cioè le perturbazioni dello spazio-tempo previste dalla relatività generale finora mai osservate direttamente. La barra di Auriga è l’oscillatore meccanico più ‘tranquillo’ mai costruito: la sua velocità di vibrazione è di pochi femtometri al secondo. Come dire che in un secondo le facce della barra si spostano di una distanza corrispondente al nucleo di un atomo; per percorrere un metro, ci metterebbero quasi 10 milioni di anni. Quindi la vibrazione resta confinata in meno di 10 alla meno18 metri. Se la ‘grana’ dello spazio fosse più grossa di questa ampiezza di vibrazione, Auriga lo avrebbe segnalato.

Altre informazioni:

http://www.auriga.lnl.infn.it/

 

 

Questa sera, e precisamente alle ore 23,30 di oggi 17 dicembre, le due sonde gemelle della missione GRAIL (disegno) della Nasa si schianteranno sul polo Nord della Luna, nei pressi di una formazione montuosa. La coppia di navicelle – chiamate Ebb e Flow – ha tracciato la più precisa mappa gravitazionale del nostro satellite che sia mai stata ottenuta. Il suicidio programmato è dovuto all’esaurimento del propellente che finora ha permesso di variare la loro orbita intorno alla Luna fino a portarla da 55 a 23 chilometri dalla superficie selenica.

L’impatto con la regione nord della Luna deve essere considerato come un ultimo esperimento, in quanto permetterà di saggiare la consistenza del suolo lunare e di vedere gli effetti dell’impatto. Il punto in cui cadranno le sonde si troverà infatti al buio ma sarà osservabile dalla Terra. Le due navicelle si schianteranno a 20 secondi l’una dall’altra e arriveranno al suolo con la velocità di 1,7 chilometri al secondo. Nella fase finale i tecnici della Nasa faranno scendere gradualmente le orbite di Ebb e Flow, gestendo le ultime gocce di propellente. Il penultimo esperimento è previsto in questa fase – nell’ultima mezza orbita – e servirà a rendere più efficienti future missioni verso la Luna.

Altre informazioni:

http://www.nasa.gov/home/hqnews/2012/dec/HQ_12-434_GRAIL_Mission_Ends.html

 

Per la prima volta gli astronomi hanno ottenuto una mappa delle galassie primordiali tracciando così un ritratto dell’universo quale appariva 13 miliardi di anni fa, cioè circa 0,7 miliardi di anni dopo il Big Bang. E’ questo il risultato, annunciato il 12 dicembre, dello studio UDF12, da Ultra Deep Field, campo ultra profondo, per il quale è stato utilizzato il telescopio spaziale “Hubble” con la sua Wide Field Camera 3. Essendo sensibile al vicino infrarosso, questo strumento ha permesso di spingere lo sguardo fino al limite più remoto oggi accessibile (foto). La campagna di osservazioni,  ha spiegato Richard Ellis del California Institute of Technology di Pasadena, ha richiesto sei settimane tra agosto e settembre. La mappa mostra un lieve calo di densità delle galassie primordiali quando si arriva a guardare tra i 350 e i 600 milioni di anni dopo il Big Bang. A 380 milioni di anni si colloca la galassia più remota, con uno spostamento verso il rosso (redshift)  di 11,9. Quella dello studio UFS12 è l’immagine a più lunga esposizione che mai sia stata ripresa con “Hubble”. La stessa ricerca indica che il processo di ricombinazione tra nuclei atomici ed elettroni non è stato istantaneo o quasi, ma piuttosto un processo lento e graduale iniziato circa 400 mila anni dopo il Big Bang e protrattosi per un miliardo di anni.

Immagini e altre informazioni:

http://hubblesite.org/newscenter/archive/releases/2012/48








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