Astro News a cura di Piero Bianucci

  • 15/11/2015 - Simulazione al computer spiega perché negli ammassi globulari ci siano stelle di diversa ...

    Simulazione al computer spiega perché negli ammassi globulari ci siano stelle di diversa composizione

    Simulazione al computer spiega perché negli ammassi globulari ci siano stelle di diversa composizione

    Ormai i supercomputer, come i telescopi e le sonde spaziali, fanno parte della strumentazione degli astrofisici, e rispetto ai telescopi hanno il vantaggio di non essere vincolati al presente: con le loro simulazioni in 3D è possibile “vedere”, sia pure virtualmente, l’evoluzione degli oggetti celesti nell’arco di miliardi di anni. E’ così che Francesco Calura, ricercatore dell’Inaf, è riuscito a sciogliere alcuni enigmi posti dagli ammassi globulari. Questi oggetti sono insiemi molto compatti a simmetria sferica che contengono da decine di migliaia a milioni di stelle, tutte molto antiche, e si muovono su ampie orbite intorno alle galassie. Nel caso della Via Lattea, per esempio, sono più di cento (nella foto, M 13). Il problema è che le popolazioni stellari degli ammassi globulari, pur all’interno di una certa uniformità, appaiono più differenziate di quanto un tempo si pensasse. La loro composizione, in particolare, è varia: ci sono stelle più giovani con più ossigeno e sodio di altre, che risultano più vecchie. Come è possibile? Le antichissime stelle degli ammassi non dovrebbero essersi formate tutte insieme? La risposta data dalla simulazione in 3D è che le generazioni delle stelle degli ammassi globulari sono molto ravvicinate tra loro, e quindi quasi contemporanee, ma hanno avuto storie un po’ diverse. Un’ipotesi è che le stelle più massicce in rapida rotazione si siano accese per prime, abbiano sintetizzato elementi più pesanti dell’elio e abbiano arricchito lo spazio intorno con un gas di questi elementi, poi entrati nella formazione di nuove stelle. Un’altra ipotesi è che gli elementi pesanti siano stati espulsi da stelle massicce fino a 5 volte il nostro Sole in esplosioni di supernova. Una successiva ravvicinata generazione di stelle avrebbe poi ripulito lo spazio da gas e polveri. Questa seconda teoria è stata avvalorata dalla simulazione su un computer ultraveloce chiamato “Galileo”. Il risultato è in un articolo che è stato accettato dalla rivista “The Astrophysical Journal Letters”.

    Altre informazioni: http://arxiv.org/abs/1511.03277

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