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  • 26/07/2016 - Dove sono finiti i grandi crateri di Cerere? Uno studio a guida italiana offre la risposta

    Dove sono finiti i grandi crateri di Cerere? Uno studio a guida italiana offre la risposta

    Dove sono finiti i grandi crateri di Cerere? Uno studio a guida italiana offre la risposta

     

    E' l’”enigma dei crateri mancanti”. Cerere, il più grande degli asteroidi, 950 chilometri di diametro, ora classificato come “pianeta nano”, dovrebbe avere molti grandi crateri in più di quelli che sono stati osservati nei minimi particolari grazie alla navicella “Dawn” della Nasa. Più precisamente, dando per validi i modelli teorici sull’evoluzione collisionale degli asteroidi posti tra le orbite di Marte e di Giove, dovrebbero esserci su Cerere da 10 a 15 crateri con diametro superiore ai 400 chilometri e una quarantina più larghi di 100. Invece solo 16 crateri superano i 100 km e nessuno va oltre i 280. Dimensioni e densità dei crateri da impatto sono strettamente correlate con l’età del corpo celeste perché più si risale indietro nel tempo verso le origini del sistema solare più catastrofici e frequenti dovevano essere gli impatti. L’età di Cerere e degli altri asteroidi, residui di un pianeta che non si è aggregato, è di circa 4,55 miliardi di anni. Di qui si può indurre quanti crateri e quanto grandi dovremmo vedere sulla superficie. Ma ciò che si ricava dalla teoria non va d’accordo con ciò che vediamo su Cerere, mentre enormi crateri, uno addirittura di 500 chilometri, caratterizzano Vesta, un asteroide che ha un diametro di poco superiore alla metà di Cerere.

    Il problema è analizzato in un articolo pubblicato il 26 luglio su “Nature Communications” da un team diretto da Simone Marchi del Southwest Research Institute di Boulder (Colorado, Usa) e di cui fa parte anche Maria Cristina De Sanctis dell’Inaf-Iaps di Roma. L’idea è che i grandi crateri siano stati cancellati da un “rilassamento” della superficie di Cerere dovuto a uno strato di ghiaccio nel sottosuolo o all’eruzione di criolava che avrebbe eroso e riempito i crateri. Qualche traccia tuttavia è rimasta, dicono gli autori della ricerca: lo spettrometro ad immagine VIR a bordo della sonda “Dawn” l’ha trovata in minerali che derivano tipicamente da processi in cui l’acqua reagisce con silicati e composti del carbonio.

     

    Nell’immagine, il più grande fra i crateri da impatto meglio conservati di Cerere, Kerwan (280 km), visto di lato, vicino all’estremità superiore. I colori indicano l’elevazione (bassa in blu, alta in rosso) amplificata di un fattore 3. Kerwan degrada la zona in ombra in una depressione profonda 4000 metri e dal diametro di 800 km, probabile impronta di un impatto avvenuto agli albori della storia collisionale. Crediti: Southwest Research Institute/Simone Marchi Altre informazioni: http://dawn.jpl.nasa.gov/

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