Astro News a cura di Piero Bianucci

  • 20/11/2014 - I “motori” più potenti dell’universo? Buchi neri massicci in rapida rotazione

    I “motori” più potenti dell’universo? Buchi neri massicci in rapida rotazione

    I “motori” più potenti dell’universo? Buchi neri massicci in rapida rotazione

    Già negli Anni 70 del secolo scorso un giovanissimo Kip Thorne suggeriva l’idea che fosse possibile ricavare energia dai buchi neri. Su “Nature” in edicola oggi 20 novembre uno studio italiano diretto da Gabriele Ghisellini dell’Inaf-Osservatorio di Brera conferma che i buchi neri in rotazione sono eccezionali produttori di energia, di straordinaria efficienza: tanto che possono convertire in energia fino al 29 per cento della loro massa. Il lavoro pubblicato sulla prestigiosa rivista inglese rileva che in media su 10 buchi neri di grande massa tipici dei nuclei delle galassie attive, uno espelle una parte della materia attratta dal disco di accrescimento tramite due getti opposti allineati con l’asse di rotazione (disegno). Se il getto punta verso di noi, risulta molto brillante, è debole se l’orientamento è diverso. I ricercatori hanno calcolato la potenza necessaria perché i getti rivolti verso di noi siano così brillanti: il risultato è che la loro potenza supera quella generata dalla materia che precipita nel buco nero. Se la velocità di rotazione si avvicina al limite consentito tra attrazione del buco nero e forza centrifuga, quasi un terzo della massa in gioco può convertirsi in energia. Il meccanismo sembra consistere in una frenata della rotazione, connessa con un intenso campo magnetico.

     

    Altri autori italiani dell’articolo su “Nature” “The power of relativistic jets is larger than the luminosity of their accretion disks”, oltre Ghisellini, sono Fabrizio Tavecchio e Laura Maraschi (INAF-Osservatorio Astronomico di Brera), Annalisa Celotti (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, Trieste e associata INAF) e Tullia Sbarrato (Università dell’Insubria e associata INAF).

    Link all’articolo: http://www.nature.com/nature/journal/v476/n7361/full/nature10374.html

     

     

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