Astro News a cura di Piero Bianucci

  • 08/06/2015 - Scie e vortici misteriosi sulla superficie della Luna: sono la traccia dell’impatto di comete

    Scie e vortici misteriosi sulla superficie della Luna: sono la traccia dell’impatto di comete

    Scie e vortici misteriosi sulla superficie della Luna: sono la traccia dell’impatto di comete

     

    Le misteriose scie chiare e sinuose che si vedono sulla Luna nei dintorni del cratere Reiner Gamma (foto) probabilmente sono state prodotte dall’impatto di comete. Lo stesso discorso vale per le scie di aspetto vorticoso individuate sull’emisfero nascosto della Luna, dove sono alquanto più numerose. E’ la conclusione a cui è arrivato Peter Schultz della Brown University, che con Megan Bruck Syal, ricercatrice al Livermore National Laboratory, ha pubblicato il suo studio sulla rivista “Icarus”. Schultz avanzò inizialmente questa ipotesi osservando l’aspetto chiaro delle tracce vorticose lasciate sulla superficie lunare dai gas espulsi dai razzi delle missioni Apollo. Erano gli Anni 70, e molti mettevano le scie in relazione con piccole anomalie del campo magnetico locale. Il campo magnetico c’entra, ma non come alcuni pensavano. Schultz ha confermato la sua intuizione mettendola alla prova con simulazioni al computer. 

    Le simulazioni indicano che l’impatto di una cometa ha una energia sufficiente a fondere parte delle particelle di polvere che velano la superficie della Luna. Quando le polveri ricche di ferro si fondono e poi si raffreddano, registrano in modo permanente la presenza del campo magnetico esistente al momento dello scontro. «Le comete portano con sé un campo magnetico creato dal flusso di particelle cariche che interagiscono con il vento solare» spiega Schultz. «Quando il gas urta la superficie lunare, il campo magnetico cometario viene amplificato e ‘memorizzato’ in quelle piccole particelle nel momento in cui si solidificano di nuovo: tutto ciò che vediamo nelle simulazioni di impatti di comete è coerente coni turbinii che vediamo sulla Luna.”

    Altre informazioni nell’articolo originale: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0019103515002079

     

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