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  • 28/01/2019 - UN EMBRIONE DI MONDO ALIENO

    UN EMBRIONE DI MONDO ALIENO

    UN EMBRIONE DI MONDO ALIENO

    Un embrione di mondo alieno sta nascendo nel disco di gas e polveri di una giovane stella a circa 382 anni luce dalla Terra: a catturarne i primi vagiti è stato un gruppo di astronomi italiani guidato da Raffaele Gratton, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

    Con una massa compresa tra 1 e 4 volte quella di Giove, il nuovo pianeta, che si andrà ad aggiungere ai circa 4000 esopianeti già scovati dagli astronomi, è stato osservato grazie allo strumento SPHERE (Spectro-Polarimetric High-contrast Exoplanet REsearch instrument), un cacciatore di pianeti montato su uno dei telescopi cileni del Very Large Telescope (VLT) dell'Osservatorio Europeo Meridionale (ESO).

    Nell'incubatore cosmico, rappresentato dalla giovane stella HD 16914, i ricercatori hanno osservato un sistema di tre anelli (Figura) e, all'interno di una delle cavità tra il secondo e il terzo, strani bracci a spirale e nubi di polvere che si sta addensando. “Segni compatibili con la presenza di un pianeta nascente” - affermano. I pianeti si formano nei dischi di gas e polveri, durante lo stesso evento che porta alla formazione di una stella. Come avvenuto anche al Sistema Solare, circa 5 miliardi di anni fa.

    Per i ricercatori, “ci si aspetta che i pianeti giovani causino cavità e spirali nei dischi. Però, i pianeti più giovani sono circondati da nubi di polvere che ne rendono difficile l'osservazione diretta e quindi la conferma della loro presenza. Per questo motivo, esistono pochissime osservazioni chiare di pianeti in una simile fase evolutiva, in dischi ancora ricchi di gas”.

    Lo studio del pianeta nascente potrà fornire preziose indicazioni sulle fasi iniziali che hanno portato alla formazione del Sistema Solare. Maggiori dettagli su queste culle di nuovi mondi potranno arrivare nei prossimi anni dal gigantesco telescopio ELT (Extremely Large Telescope) dell’ESO, che dovrebbe iniziare a operare nel 2024, in Cile.

    Per Roxanne Ligi, dell'Osservatorio Astronomico INAF di Brera, “sarà molto interessante osservare questi sistemi con ELT, che avrà cinque volte la risoluzione di VLT. Con il nuovo telescopio, sarà possibile studiare in dettaglio come i pianeti accrescono il materiale dal disco primordiale, una fase cruciale nella formazione dei pianeti giganti”.

     

    Antonio Lo Campo

     

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