Astro News a cura di Piero Bianucci

  • 04/06/2017 - Spettroscopi tre volte più efficienti con tecnologia olografica di ideazione italiana

    Spettroscopi tre volte più efficienti con tecnologia olografica di ideazione italiana

    Spettroscopi tre volte più efficienti con tecnologia olografica di ideazione italiana

    Una nuova tecnologia di ideazione italiana promette di rendere molto più rapida ed efficiente l’analisi spettroscopica delle sorgenti celesti. La illustrano Andrea Bianco, Alessio Zanutta (primo autore) e i colleghi del loro team dell’Osservatorio astronomico di Brera-Merate in un lavoro teorico pubblicato su “Monthly Notices of the Royal Astronomical Society”. Si tratta di reticoli di diffrazione multiplex basati sull’olografia. In sintesi, questa tecnologia permette di immagazzinare in un sottile strato olografico parecchi elementi in grado di disperdere la luce, così da ricavare, con una unica osservazione, più spettri in diverse bande. Nel laboratorio di Merate si sta già traducendo la teoria in un prototipo che triplicherà gli spettri ottenibili in una singola ripresa. La sperimentazione avverrà prima all’Osservatorio di Asiago e poi all’Osservatorio europeo di La Palma (Isole Canarie) sul telescopio spagnolo da 10 metri.

     

    Per disperdere (scindere) la luce, il sistema classico, già usato da Newton, fa ricorso a un prisma e al fenomeno della rifrazione; più tardi si è sviluppata la tecnica di far passare la luce attraverso reticoli fittissimi (diffrazione), reticoli con una trama i cui “fili” sono separati da distanze comparabili con la lunghezza d’onda della luce che si vuole analizzare.

     

    «Il reticolo multiplex si colloca a metà strada tra i reticoli tradizionali e quelli di tipo échelle ad altissima risoluzione – spiega Zanutta, nella foto accanto –. Questi ultimi producono molti più spettri ma hanno esigenze progettuali e realizzative assai elevate, mentre i reticoli multiplexing hanno il vantaggio di fornire alte prestazioni semplicemente mediante un banale aggiornamento degli strumenti esistenti, senza modificare lo spettrografo».

     

    L’idea di sovrapporre diversi reticoli non è nuova, aggiungono gli autori dello studio, ma solo di recente è stato possibile completare il salto tecnologico necessario alla concreta realizzazione di questi elementi disperdenti, grazie allo studio di nuovi materiali olografici fotopolimerici per astronomia, prodotti in Germania.

     

    Link all’articolo originale:

    https://arxiv.org/abs/1704.08150

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