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  • 10/12/2018 - FERMI RISCRIVE LA STORIA DELLA LUCE DI FONDO EXTRAGALATTICA

    FERMI RISCRIVE LA STORIA DELLA LUCE DI FONDO EXTRAGALATTICA

    FERMI RISCRIVE LA STORIA DELLA LUCE DI FONDO EXTRAGALATTICA

    Ha celebrato quest'anno il decimo anno dal lancio nello spazio. Il telescopio spaziale Fermi ha fornito di recente nuovi dati sull’analisi dell’emissione di raggi gamma di un esteso campione di galassie attive distanti, che ha permesso di stimare il tasso di formazione delle stelle e fornire un riferimento per le future missioni che esploreranno gli albori dell’evoluzione stellare.

    Non solo, ma ha anche fornito, tramite il LAT (Large Area Telescope, il suo strumento principale) la misura di tutti i fotoni emessi finora dalle stelle nell’Universo dall’inizio della sua storia: un numero costituito da un 4 seguito da 84 zeri! Fermi è una missione spaziale della NASA, con una fondamentale partecipazione italiana, grazie ai contributi dell’Agenzia Spaziale Italiana, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

    La luce emessa da tutte le galassie nel corso della storia dell’Universo produce la cosiddetta luce extragalattica di fondo (EBL), alle lunghezze d’onda ultravioletta, ottica e infrarossa. Questa luce rappresenta una fonte di “opacità” per i raggi gamma, e lascia un’impronta negli spettri delle sorgenti gamma distanti.

    I ricercatori hanno misurato questa attenuazione utilizzando come riferimento 739 blazar (galassie attive) e un lampo gamma veloce rilevato dal LAT. In Figura, queste galassie sono riportate come dei punti su una mappa del cielo nei raggi gamma (con energie superiori a 10 miliardi di elettronvolt) realizzata da Fermi.

    Questo lavoro ha permesso di ricostruire l’evoluzione della luce extragalattica di fondo e di determinare la storia della formazione stellare dell’Universo per oltre il 90% della sua evoluzione: “Grazie ai dati raccolti da Fermi, siamo stati in grado di misurare l’intera quantità di luce stellare che è stata emessa” - dice Marco Ajellodella Clemson University, primo autore dello studio.

    “Poiché la luce stellare continua a viaggiare attraverso il cosmo molto tempo dopo che le sue sorgenti sono esaurite, misurare la EBL permette agli astronomi di studiare la formazione e l’evoluzione stellare in modo indipendente dallo studio dalle indagini sulle stelle stesse”.

    “In generale, sfruttiamo la radiazione gamma rivelata dai nostri osservatori in orbita per studiare gli oggetti celesti. In questo caso, invece, quantifichiamo l’assenza di radiazione gamma per censire la luce che pervade l’Universo”, spiega Patrizia Caraveo, responsabile per l’INAF dello sfruttamento scientifico dei dati di Fermi-LAT – “È affascinante vedere cosa si può ricavare dall’evidenza di una assenza. Esaminando, galassia per galassia, il deficit nell’emissione gamma che abbiamo misurato rispetto a quella che secondo noi hanno prodotto, possiamo stimare la quantità di fotoni killer che sono stati prodotti da tutte le stelle che hanno brillato in qualche epoca nel nostro Universo. Un risultato veramente universale, che bene si presta a festeggiare i 10 anni di vita orbitale di Fermi”.

    Antonio Lo Campo

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