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  • 21/03/2019 - UNA LENTE GRAVITAZIONALE A FORMA DI “CROCE LATINA”

    UNA LENTE GRAVITAZIONALE A FORMA DI “CROCE LATINA”

    UNA LENTE GRAVITAZIONALE A FORMA DI “CROCE LATINA”

    Un gruppo di ricercatori guidati dall’Istituto Nazionale di Astrofisica ha scoperto una lente gravitazionale a forma di “croce latina” di una galassia lontana, la cui immagine ci appare clonata quattro volte (Figura). 

    I risultati si devono soprattutto ad Alessandro Omizzolo (Specola Vaticana e associato INAF) che durante una ricerca nelle immagini del telescopio spaziale Hubble si è imbattuto in un oggetto dalla forma peculiare in un ammasso di galassie situato a 3,2 miliardi di anni luce di distanza, nell’Acquario.

    Le lenti gravitazionali rappresentano uno degli strumenti più potenti per studiare la distribuzione di materia oscura nell’universo e per derivare alcuni parametri cosmologici, come la costante di Hubble.

    La luce di una galassia distante viene deviata dall’influenza gravitazionale di una galassia più vicina, che agisce come una lente e fa apparire la galassia alle sue spalle più grande e più luminosa. Si tratta di un modo raro ma potente – previsto dalla Relatività Generale - di osservare oggetti molto lontani, quindi impossibili da vedere con la strumentazione classica.

    La luce viene deviata formando delle immagini doppie (o multiple) della sorgente lontana. Una configurazione molto particolare si ottiene quando la sorgente lontana e la lente sono strettamente allineate. In questo caso si può formare un anello (Einstein ring) oppure quattro immagini della stessa sorgente a forma di croce (Einstein cross).

    Le misure spettrali su immagini prese anche al Gran Telescopio Canarias hanno confermato che si trattava di una vera lente gravitazionale di un oggetto a redshift z = 3,03, causato da una galassia (la lente) a z = 0.556. Il redshift dell’oggetto più lontano significa che la luce ha impiegato 11,7 miliardi di anni per arrivare fino a noi e che è stata emessa quando l’Universo aveva solo 2 miliardi di anni.

    Da un modello creato dagli esperti, si vede che non c’è solo l’effetto della galassia che crea le 4 immagini. amplificando l’intensità della galassia lontana, ma anche quello dell’ammasso di galassie più vicino, che stira la croce in questa configurazione con un braccio più allungato a forma di croce latina (Fonte: Media-INAF).

    Piero Stroppa

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