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  • 24/05/2019 - 18 nuovi esopianeti di taglia terrestre

    18 nuovi esopianeti di taglia terrestre

    18 nuovi esopianeti di taglia terrestre

    Dei circa 4000 esopianeti conosciuti, il 96% è significativamente più grande della nostra Terra con una preponderanza di corpi comparabili in dimensioni e struttura ai giganti gassosi come Nettuno o Giove. È abbastanza chiaro che tale percentuale non rappresenti la situazione reale ma sia piuttosto uno specchio delle limitate capacità nel trovare oggetti di dimensioni minori nelle ricerche pregresse per oggettive limitazioni strumentali nei metodi di ricerca. Si ritiene, infatti, che gli oggetti di taglia terrestre siano almeno in numero pari ai giganti gassosi e la loro scoperta è una delle maggiori sfide in tale ambito poiché la taglia terrestre – definizione che in passato ha generato non pochi equivoci – è considerata una condizione necessaria, specialmente se abbinata alla giusta distanza dalla stella ospite, per offrire le premesse migliori allo sviluppo di un habitat idoneo a sostenere forme di vita.

     

    Un gruppo di scienziati del Max Planck Institute for Solar System Research (MPS), della Georg August University di Göttingen e Sonneberg Observatory, con un articolo pubblicato sulla rivista Astronomy & Astrophysics, ha annunciato la scoperta di ben 18 esopianeti di dimensioni terrestri che non erano stati rilevati in precedenza nei dati del Kepler Space Telescope della NASA con il metodo dei transiti davanti alla loro stella. Uno di essi è tra gli oggetti rocciosi extrasolari più piccoli conosciuti con dimensioni pari al 69% della Terra (circa quanto Mercurio), uno potrebbe offrire condizioni favorevoli alla vita, mentre il più grande tra essi è appena più del doppio della Terra.

    Secondo gli autori, questi e altri pianeti di taglia terrestre non erano stati rilevati nei dati di Kepler più per una questione di metodo che per veri limiti strumentali, infatti, hanno fatto notare come i pianeti giganti siano più facili da registrare per via del calo netto nella curva di luce prodotta durante il transito, mentre i pianeti più piccoli risentono in modo apprezzabile dell’oscuramento al bordo sul disco della stella. Pur non essendo rilevabile direttamente, come per esempio per il nostro Sole, l’oscuramento al bordo dei dischi stellari c’è e condiziona la rilevazione dei pianeti più piccoli perché tende a produrre curve luminose più piatte e meno registrabili. In altri termini, il minuscolo disco planetario blocca inizialmente meno luce rispetto a una pozione più centrale davanti alla stella. Il gruppo ha quindi sviluppato un algoritmo che, con un fattore correttivo, rende la registrazione di questi specifici transiti nettamente potenziata, semplicemente assumendo una curva di luce più attinente alla realtà.

    Per testare il nuovo algoritmo, il gruppo ha utilizzato i dati prodotti nella missione K2, analizzando tutte le 517 stelle già conosciute per ospitare almeno un pianeta in transito. Oltre ai pianeti già noti intorno ad esse, i ricercatori sono stati capaci di evidenziare la presenza dei 18 nuovi oggetti, la maggior parte dei quali orbita più interna rispetto agli altri membri di quei sistemi, con temperature superficiali ben superiori ai 100° Celsius. Soltanto uno dei nuovi esopianeti sembra essere posto nella zona abitabile di una stella nana rossa. Pur essendo ancora perfettibile, soprattutto per gli oggetti a grandi distanze dalle stelle ospiti, questo metodo ha fornito prova di funzionare egregiamente e potrà essere utilizzato per una revisione dei dati della missione primaria di Kepler, in cui il gruppo spera di trovarne ancora un centinaio, nonché applicato per migliorare le rassegne in corso e per preparare al meglio le prossime, come la missione PLATO in programma per il 2026.

    Giuseppe Donatiello

     

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