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  • 11/12/2018 - ANCHE VOYAGER 2 È NELLO SPAZIO INTERSTELLARE

    ANCHE VOYAGER 2 È NELLO SPAZIO INTERSTELLARE

    ANCHE VOYAGER 2 È NELLO SPAZIO INTERSTELLARE

    Un secondo oggetto creato dall'uomo ha raggiunto lo spazio interstellare: la sonda Voyager 2 della NASA è adesso completamente fuori dall'eliosfera, la bolla di particelle e campi magnetici generata dal Sole.

     Lo scorso ottobre avevamo annunciato che il confine era vicino e ora l’analisi dei dati raccolti dagli strumenti della sonda ha consentito di stabilire che Voyager 2 ha varcato l’eliosfera lo scorso 5 novembre, sei anni dopo il Voyager 1. Ma, a differenza della sonda gemella, Voyager 2 è arrivata alla meta con uno strumento operativo in più e con questo si potrà studiare meglio l’ambiente interstellare.

    Voyager 2 ora è a poco più di 18 miliardi di km dalla Terra, con i segnali che impiegano circa 16,5 ore per raggiungerci e si potrà comunicare con la sonda ancora per qualche tempo, sino a quando i generatori di elettricità a radioisotopi produrranno energia a sufficienza per sostenere il funzionamento degli strumenti attivi e i pochi watt del trasmettitore, ricevibile forte a sufficienza per avere ancora dati interessanti mediante la rete di antenne del Deep Sky Network.

    La prova più convincente dell'uscita di Voyager 2 dall'eliosfera deriva dal suo Plasma Science Experiment (PLS), uno strumento inattivo sul Voyager 1 sin dal 1980. PLS ha dimostrato che, sino a poche settimane fa, l’ambiente in cui viaggiava Voyager 2 era occupato prevalentemente dal plasma emesso dal Sole, vale a dire il vento solare, che forma una bolla detta eliosfera. Il PLS è in grado di registrare la corrente elettrica del plasma per rilevare la sua velocità, la densità, la temperatura, la pressione e l’intensità del flusso, quindi ha registrato un forte calo dell’intensità del vento salare il 5 novembre, sino ad azzerarsi del tutto.

    Oltre ai dati del plasma, il team scientifico dei Voyager ha valutato anche i dati di altri strumenti ancora funzionanti, come il contatore di raggi cosmici, lo strumento che misura le particelle a bassa carica e il magnetometro. Tutti questi sottosistemi hanno confermato a vario modo i dati del PLS.

    Pur con qualche acciacco dovuto ai 41 anni d’età, le due sonde godono ancora di buona salute e sono ancora in grado di produrre dati scientifici di estremo interesse per comprendere le caratteristiche dello spazio interstellare del quale ancora sappiamo pochissimo: i due Voyager forniscono un’occasione unica per mappare come l’eliosfera interagisca con il vento interstellare prodotto da particelle di origine galattica. A questa fase di volo è stato assegnato il nome di Interstellar Boundary Explorer (IBEX), al quale la NASA prevede un’estensione designata come Interstellar Mapping and Acceleration Probe (IMAP) il cui debutto è previsto per il 2024.

    Anche se per convenzione l’ambiente fuori dell’eliosfera è definito come spazio interstellare, le due Voyager sono ancora legate alla gravità solare e lo saranno ancora a lungo giacché tale confine è stimato oltre la Nube di Oort, estesa sino a circa 100 mila UA. Si stima ci vorrà almeno un millennio per giungere solo nella parte interna della nube, posta intorno a 1000 UA, e ci vorranno almeno 30 mila anni per transitarla completamemente.

    Giuseppe Donatiello

     

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