Le Stelle nr. 111

  Ottobre 2012


In edicola dal 27 Settembre
IL MIGLIOR TELESCOPIO sotto i 1000 euro
Piero Bianucci

Il compatto newtoniano 150/750 della SkyWatcher dà una buona resa un po’ su tutti gli oggetti celesti ed è fornito con una montatura equatoriale dotata di cannocchiale polare ed elettronica Go-To ricca di 13.400 oggetti in memoria

Il primo telescopio per entrare attivamente nel mondo dell’astronomia una volta era il classico riflettore newtoniano da 11,4 cm e circa 1 m di focale precariamente fissato su una gracile montatura equatoriale dai movimenti micrometrici grossolani che si azionavano a mano tramite manopole avvitate su flessibili. La qualità ottica il più delle volte era modesta se non proprio scadente. In compenso il prezzo, per chi, oltre che al primo telescopio, era anche al primo impiego, si avvicinava a un mese di stipendio. Poi sono arrivati i cinesi. Prezzi stracciati e qualità in rapido miglioramento. Così, ormai da un bel po’ di anni, lo strumento d’ingresso è diventato il riflettore newtoniano da 15 cm, spesso dotato di un’ottica più che decorosa.


IL PRIMO CIELO D’ITALIA? Fu quello di Bologna
Roberto Bedogni

Le osservazioni astronomiche iniziarono nel capoluogo emiliano nel secolo XI, quando nacque la più antica Università del mondo. Dal grande Cassini al geniale Horn d’Arturo. Tra i campi di ricerca, le grandi survey extragalattiche. Intensa l’attività didattica e divulgativa

Benché l’Osservatorio Astronomico di Bologna sia stato istituito solo nel 1986, l’astronomia bolognese ha una lunga storia che si intreccia con quella della più antica università del mondo occidentale: le origini dell’astronomia bolognese si possono far risalire, infatti, alla fondazione dell’Università di Bologna nel secolo XI, anche se le prime osservazioni sistematiche furono svolte da Giovanni Domenico Cassini nella seconda metà del XVII secolo. La grande meridiana realizzata nella basilica di San Petronio a Bologna è la più straordinaria testimonianza dell’attività del grande astronomo prima che si trasferisse alla corte del Re Sole. La sede delle osservazioni trovò poi la sua collocazione naturale nella Torre della Specola di Palazzo Poggi costruita tra il 1712 ed il 1727.


VESTA, A TU PER TU con un proto-pianeta
Jin Bell

La sonda Dawn sta rivelandoci la storia di un piccolo mondo unico nel suo genere, a metà strada tra un pianeta e un asteroide

Qual è la ricetta per costruire un pianeta? Quali mattoni sono necessari? Come cambiano la sua struttura e la sua composizione a mano a mano che cresce? Quali indizi ancora presenti su pianeti o frammenti di pianeti possono aiutarci a comprenderne le origini? Queste sono domande a cui la sonda Dawn della Nasa era chiamata a rispondere. Nona missione Nasa della serie Discovery “faster, better and cheaper”, Dawn è una sonda costruita per studiare due dei maggiori asteroidi del sistema solare: Vesta e Cerere. Questi due pianetini rappresentano da soli più del 40% dell’intera massa della fascia principale degli asteroidi.


COSÌ SI SCOPRONO nuovi sciami meteorici
Peter Jenniskens

La prima settimana di dicembre è la più ricca: si sovrappongono 14 diverse “piogge di meteore”. Grazie a speciali camere automatiche avremo presto una mappa completa dei detriti che danno origine alle “stelle cadenti”

Per la prima volta gli astronomi stanno facendo una mappatura degli sciami meteorici completa ed obiettiva, mediante una video-sorveglianza automatica. Generazioni di osservatori visuali hanno scoperto e monitorato sciami meteorici mediante conteggi visuali e grafici fatti a mano. La fotografia e il radar sono stati di aiuto, ma questi metodi hanno dei limiti. Ora stiamo utilizzando reti di videocamere ad alta sensibilità e sofisticati programmi di elaborazione dei dati per mappare gli sciami meteorici meglio di quanto sia mai stato fatto prima. Abbiamo trovato decine di nuovi sciami minori: tra questi, con sorpresa, anche alcuni di entità piuttosto importante. Al progetto partecipano già molti astrofili, ma altri ne cerchiamo per migliorare i risultati dei nostri sforzi.


ASTRONOMIA X Quale futuro ?
Piero Rosati

Cinquant’anni fa Riccardo Giacconi (Premio Nobel 2002) avviava l’osservazione del cielo nei raggi X. Dalle galassie attive ai buchi neri alla cosmologia, fu l’inizio di una rivoluzione. Qualche ombra sui nuovi progetti di ricerca

Si celebra quest’anno il mezzo secolo dalla nascita dell’astronomia X (vedi l’articolo di Tommaso Maccacaro, “le Stelle” n. 103, per una ricostruzione storica). In tutti questi anni i progressi della strumentazione, al pari di quelli scientifici che ne sono derivati, sono stati prodigiosi. Dal primo esperimento pionieristico condotto dal team di Riccardo Giacconi nel giugno 1962, quando con un breve volo al di sopra dell’atmosfera di un razzo con a bordo un piccolo contatore Geiger si scoprì la prima sorgente extragalattica (Sco X-1), alle osservazioni più profonde del satellite Chandra condotte nel 2002 e che continuano tuttora, l’aumento in sensibilità è stato di 10 ordini di grandezza.


VENT’ANNI FA il primo italiano nello spazio
Antonio Lo Campo

Quando Franco Malerba lanciò il “satellite al guinzaglio” ideato da Bepi Colombo

Il 31 luglio 1992, dalla rampa 39B di Cape Canaveral, lo space shuttle Atlantis decollava dando inizio alla missione numero 45. “Liftoffof space shuttle Atlantis, on a mission for a new utility in space!”, “nuovi utilizzi dello spazio”, annunciava lo speaker del Centro Spaziale Kennedy. Racchiuso nella stiva dello shuttle c’era infatti il primo “satellite a filo”, il Tethered Satellite System (TSS) com’era stato chiamato dai tecnici, nato da un’idea italiana e realizzato nell’ambito di un programma congiunto tra l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e la NASA. In pratica, un satellite che avrebbe dovuto dimostrare che è possibile generare energia elettrica nello spazio tramite un sottile cavo conduttore.









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