Le Stelle nr. 123

  Ottobre 2013


In edicola dal 26 Settembre

Il cielo di Saint-Barthélemy
Piero Stroppa

Nei tre giorni del tradizionale Star Party di settembre la località valdostana è stata la capitale dell’astronomia amatoriale italiana


“Il cielo di Saint-Barthélemy, bello quando è bello”, avrebbe detto il Manzoni. E quando il tempo è brutto? Beh, si salva lo stesso, in fondo. Infatti, il maltempo annunciato (e puntualmente arrivato) non ha frenato gli astrofili che sono saliti in massa da venerdì 6 a domenica 8 settembre fino ai 1625 m slm della frazione Lignan di Nus, in Val D’Aosta, in occasione della XXII edizione dello storico Star Party di Saint-Barthélemy, un appuntamento irrinunciabile per gli appassionati di astronomia.


Gli occhi di Gaia sulla Via Lattea
Deborah Busonero

Sta per andare nello spazio una navicella che ha il compito ambizioso di determinare distanza e caratteristiche fisiche di più di un miliardo di stelle con una precisione mai raggiunta. In 5 anni disegnerà la mappa della nostra galassia fino a 30 mila anni luce da noi. Con il suo potere risolutivo potrebbe distinguere un’unghia sulla Luna


La prima sensazione è un misto di euforia e preoccupazione. Finalmente siamo a pochi passi dal coronamento di un progetto che ha richiesto a gran parte della comunità astronomica europea vent’anni di duro lavoro. Anni di studio e di correzioni di rotta con un solo obiettivo fisso nella mente: realizzare il più grande censimento in luce visibile di tutti gli oggetti sulla volta celeste fino alla magnitudine 20, un milione di volte più deboli di quelli visibili ad occhio nudo, collezionandone parallasse, posizione, moti propri, luminosità e colore


La Terra gira. Parola di Tadini
Piero Bianucci

Pubblicati documenti inediti sugli esperimenti eseguiti a Bergamo alla fine del ‘700 per migliorare quelli fatti da Guglielmini a Bologna. Una controversia che va da Pitagora e Aristotele a Galileo, da Hooke e Newton al pendolo di Foucault. Effetto Lense-Thirring. La rotazione terrestre nella vasca da bagno


Che la Terra ruoti su se stessa in 24 ore lo sappiamo tutti. Eppure ci comportiamo come se fosse ferma. Diciamo del Sole che sorge e tramonta, altrettanto della Luna e delle stelle. E pensiamo che Sole, Luna e stelle si muovano da est a ovest, mentre è la Terra a girare da ovest verso est.

Se è così per noi che andiamo a spasso con telefonino e Gps, è facile immaginare come sia stato difficile per gli antichi accettare l’idea della rotazione della Terra. 


LE TRE DONNE DELLE STELLE
John Dvorak

L’astronomia moderna deve molto ad un gruppo di ricercatrici di Harvard che lavorò sotto la guida di Pickering nella seconda metà dell’Ottocento. Spiccano Williamina Fleming, Antonia Maury e Annie Cannon


Da lungo tempo gli astronomi collocano le stelle in categorie indicate da una strana sequenza di lettere disposte senza ordine alfaberico: O, B, A, F, G, K ed M. Dietro queste lettere dall’apparenza casuale si nasconde un sistema di classificazione che costituisce la base della nostra comprensione delle stelle.


Da Perugia all’Antartide l’avventura di Paolo Maffei
Roberto Nesci

In questi giorni il “suo” telescopio antartico per l’infrarosso incomincia a riprendere le prime immagini. Il progetto ha richiesto 23 anni: un dato che dimostra tra quali difficoltà economiche e burocratiche deve muoversi la ricerca italiana. In Umbria una struttura in pari misura scientifica e didattico-divulgativa


Quando, nel 1980, il professor Paolo Maffei fu chiamato al Dipartimento di Fisica dell’Università di Perugia, si pose due obiettivi scientifici immediati: l’avvio di una biblioteca astronomica e la realizzazione di un Osservatorio. L’Università di Perugia, infatti, benché fosse tra le più antiche d’Italia, non aveva mai avuto un corso di laurea in Fisica, e Maffei fu tra i promotori della sua istituzione. Meno che mai c’era stata in Umbria una tradizione scientifica astronomica: a parte alcuni astrofili isolati, si doveva lavorare su un terreno praticamente vergine.


Scoprì il segreto dei lampi gamma
Antonio Lo Campo

Dieci anni dalla fine della missione del satellite italiano “Beppo-SAX”. Un percorso tormentato ma che ha prodotto risultati scientifici


Nell’estate del 1996, iniziava la missione operativa in orbita terrestre di uno dei satelliti scientifici che maggiormente hanno cambiato la conoscenza di alcuni misteriosi fenomeni dell’universo.

La missione era quella del Beppo-SAX, un satellite di concezione e (per buona parte) di realizzazione italiana, lanciato il 30 aprile 1996 in modo impeccabile da un “Tir dello spazio” come il razzo vettore Atlas-Centaur, da Cape Canaveral.

Fu una missione dalla gestazione lunga e tormentata ma che, alla fine, ha prodotto risultati che neppure la comunità scientifica internazionale si attendeva. Ne ripercorriamo le tappe principali facendo il “punto” sui principali traguardi scientifici conquistati.


Il suo bambino è l’universo
Massimiliano Razzano

Dopo otto anni di lavoro in Germania, Gabriella De Lucia è tornata in Italia con un finanziamento europeo. Così ha potuto costituire un gruppo di ricerca che studia l’evoluzione delle galassie nate quando il cosmo era giovanissimo. Il presidente Napolitano le ha conferito il titolo di Ufficiale della Repubblica


Galassie distanti miliardi di anni luce, preziose testimoni di un lontano passato in cui l’universo era ancora bambino. Per studiarle, gli astronomi di tutto il mondo sfruttano i telescopi più potenti e le simulazioni al computer più avanzate. Proprio come Gabriella De Lucia che, nel 2009, ha ricevuto un cospicuo finanziamento europeo per avviare un gruppo di ricerca in astrofisica presso l’Osservatorio Astronomico di Trieste. Perché anche nel mondo della ricerca scientifica è importante saper essere un po’ manager e gestire un team di lavoro.


Come nascono le stelle?
Piero Galeotti


Sappiamo da oltre un secolo che uno dei principi fondamentali della fisica moderna è quello di conservazione dell’energia, che si può riassumere con una frase molto usata dagli scienziati del XVIII secolo: nulla si crea e nulla si distrugge. Questo principio, di validità generale, serve anche per capire il funzionamento delle stelle e la necessità di una loro evoluzione. Infatti il fatto stesso che noi riceviamo luce e calore dal Sole implica che questa stella, come tutte le altre, debba bruciare combustibile, consumarsi e trasformarsi perciò in qualcosa di diverso.









Gruppo B Editore Srl

Recapiti telefonici:
Abbonamenti: 02 87168197
Pubblicità: 02 92432244
Libri: 02 92432215

P.Iva 13397950158
Cod.Fisc. 08230930151
Iscr. REA: MI - 1211324
Cap.Soc: € 10.000
Normativa sulla Privacy

Web Agency
Iscriviti alla Newsletter