Le Stelle nr. 126

  Gennaio 2014


In edicola dal 27 dicembre

LA COMETA ISON ridotta a un fantasma
Mario Di Martino

Il piccolo nucleo non ha retto al passaggio ad appena 1,2 milioni di km dal Sole durante una emissione di massa coronale. Un frammento però ha continuato la corsa. Il 12 gennaio la Terra attraverserà le sue polveri


La cometa ISON si è vaporizzata. No, una parte del nucleo è sopravvissuta ed è diventata molto luminosa. Addio ISON, sta svanendo anche il frammento sopravvissuto... Sì, ma qualche detrito c’è ancora...

Passata al perielio il 28 novembre, per alcuni giorni quella che doveva diventare “la cometa del secolo” ha suscitato un alternarsi di emozioni e di interrogativi. 


A VOLO D’AQUILA nell’universo locale
Franco Vazza

L’analisi dei dati di 30 mila galassie relativamente vicine ci ha regalato una visione d’insieme della loro distribuzione tridimensionale intorno a noi e dei loro moti. Se ne è tratto un filmato spettacolare: qui ne ripercorriamo la “sceneggiatura”


L’epoca delle avventurose esplorazioni via mare – spinte certo anche e soprattutto da mire economiche e varie ragioni di stato – ha portato alla scoperta di nuovi continenti e ignoti collegamenti tra zone ritenute in precedenza sconnesse del globo, ha delineato i confini di blocchi di terra e di mare e ha tracciato confini, regalandoci infine la visione “dall’esterno” del nostro pianeta impressa in quell’oggetto un po’ fuori moda che è il mappamondo. 


UN CAMPO MINATO intorno alla terra
Giordano Cevolani

Il rientro del satellite GOCE ha ridato attualità al tema dei detriti spaziali. I dintorni del nostro pianeta diventano sempre più rischiosi per la ISS. Ci avvolge una nube di 400 milioni di frammenti da 1 millimetro. Un cannone laser per tenere pulite le orbite geostazionarie


L’11 novembre è rientrato dallo spazio il satellite GOCE dell’ESA, dopo aver mappato con estrema precisione il campo gravitazionale terrestre. Aveva una massa di 1200 kg che in gran parte si è vaporizzata nell’attrito con l’atmosfera, ma qualche suo frammento, in totale 200-250 kg, è finito sull’Antartide. Il rientro di oggetti spaziali è frequente e di solito passa inosservato ma questa volta se ne sono occupati giornali e tv, richiamando l’attenzione del pubblico sulla questione del “pattume” in orbita intorno a noi.


VEDOVE NERE stellari
Roger W. Romani

Gli astronomi stanno studiando un misterioso gruppo di “cadaveri” stellari che “risorgono” risucchiando “la vita” dalle loro stelle compagne 


L’acceleratore di particelle LHC del CERN ha conquistato le prime pagine dei giornali con la scoperta del bosone di Higgs. Ma gli astronomi sanno che nel cosmo si nascondono acceleratori di particelle molto più potenti. Le particelle prodotte da questi acceleratori celesti emettono radiazioni elettromagnetiche ad alta energia, rilevabili con il Telescopio Spaziale Fermi della Nasa che osserva l’universo nei raggi gamma. Nella nostra galassia le stelle di neutroni rotanti, cioè le pulsar, sono le sorgenti più importanti di questa radiazione ad alta energia.


AD ARCETRI L’AVAMPOSTO della nostra astrofisica
Simone Bianchi - Filippo Mannucci

Ad un passo dall’ultima dimora di Galileo, l’Osservatorio di Firenze, prima con Giorgio Abetti e poi con Franco Pacini, ha assunto un forte ruolo in collaborazioni internazionali come il Large Binocular Telescope (Arizona) e la Torre solare Themis (isole Canarie)


All’indomani dell’unità d’Italia un dubbio tormentava il direttore della vecchia Specola di Firenze, Giovan Battista Donati: “[...] se oggi dicesse il Governo che è soppresso l’Osservatorio fiorentino, nessuno, o ben pochi, se ne darebbero per inteso” e questo perché il governo Italiano “quantunque come Governo civile e illuminato, sia in obbligo di promuovere e soccorrere gli studi astronomici, pure può far ciò anche sopprimendo l’Osservatorio Fiorentino; perché per esso deve bastare che tali studi sieno coltivati in Italia, ed è indifferente che sia soppresso uno, piuttosto che un altro degli Osservatori attuali.


IL MEDICO CHE COSTRUÌ la macchina del cielo
Andrea Albini

Considerato dai contemporanei una meraviglia meccanica che riproduceva i movimenti degli astri attorno alla Terra secondo Tolomeo, l’Astrario di Giovanni Dondi non fu solamente un modello dell’universo medievale ma anche una macchina astrologica al servizio del potere


Se ripercorriamo la storia dell’astronomia durante il Medioevo, ci  sorprenderemo nel constatare che, a partire da un certo momento, questa pratica cominciò a interessare soprattutto i medici. Giovanni Dondi, ideatore di un celebre “astrario”, fu uno di questi.


DAI DISEGNI DI MARTE al design per Marte
Piero Messidoro

Si chiamerà “Schiaparelli” in onore del grande astronomo italiano il modulo dimostrativo di discesa e atterraggio della missione europea ExoMars. Il lancio è in programma per il 2016. Il nostro Paese svolge un ruolo industriale e scientifico di primo piano


Schiaparelli arriva su Marte, il “suo” pianeta prediletto. Ci arriva, ovvio, metaforicamente: prenderà il nome dell’astronomo italiano il modulo di atterraggio e discesa della missione europea “ExoMars” che sarà pronta al decollo nel 2016. Giovanni Virginio Schiaparelli è una delle più importanti figure dell’astronomia italiana dell’Ottocento e, al tempo stesso, uno dei maggiori studiosi della storia della scienza e dell’astronomia  antica. La sua opera scientifica è stata vasta come la sua cultura. Basti ricordare che, per poter leggere e studiare i testi astronomici antichi, si dedicò con continuità allo studio della lingua greca, ebraica e babilonese.


CAVALCANDO una cometa
Simona Rachetto

La ISON si è dissolta sfiorando il Sole ma possiamo sempre immaginare di usare uno di questi astri come un’astronave per raggiungere la periferia del sistema planetario 


Viaggiare con un’astronave tra i pianeti è ancora oggi solo una splendida fantasia dell’uomo, anche se i preparativi delle prossime “missioni Marte” si stanno avvicendando all’interno delle Agenzie spaziali di tutto il mondo e si parla di una possibile spedizione umana entro il 2050.


ATTENTI ALLA LUCE BLU guasta il cielo e la salute
Fabio Falchi

Le sorgenti a LED consentono forti risparmi di energia. C’è però il rischio che, con costi di gestione minori, aumenti lo spreco di illuminazione. Inoltre si è scoperto che basta poca luce a piccola lunghezza d’onda per influire sui nostri ritmi circadiani regolati dalla melatonina


Leggiamo spesso sui giornali che le nuove tecnologie di illuminazione, soprattutto a LED, sono ecologiche, intelligenti, diminuiscono l’inquinamento luminoso e chi più ne ha più ne metta. Ma le cose stanno effettivamente così? Molte organizzazioni e istituzioni internazionali a ragione difendono la qualità del cielo stellato e della notte come diritto ambientale, culturale e scientifico. Di particolare interesse, tra le altre, la Dichiarazione Starlight (2007) promossa da UNESCO, UNWTO, IAU, IAC e supportata da diverse convenzioni internazionali (Ramsar, CBD, CMS, WHC).









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