Le Stelle nr. 52

  Giugno 2007


In edicola dal 31 Maggio
La faccia nascosta della Luna
Charles A. Wood

È a due passi dalla Terra, eppure è una delle superfici meno esplorate del Sistema Solare. Le differenze rispetto all’emisfero visibile sono notevoli.
Nel corso di quasi cinquant’anni di esplorazioni spaziali, sono state inviate sonde automatiche verso tutti i pianeti e anche verso molti oggetti minori del Sistema Solare. Ormai, tutti ci sono diventati in qualche modo familiari, da Mercurio, con la sua superficie corrugata, fino a Nettuno, con la grande Macchia Scura che campeggia nella sua atmosfera. C’è tuttavia la superficie di un mondo, abbastanza grande e molto vicino a noi, che è stata studiata poco, parecchio tempo fa, e che perciò abbiamo quasi dimenticato: è la faccia nascosta della Luna. È una situazione davvero paradossale, quando si pensi che l’emisfero lontano della Luna fu proprio l’obiettivo della prima missione d’esplorazione spaziale. Nell’ottobre 1959, l’Unione Sovietica inviò la sonda Luna 3 al di là del nostro satellite con il compito di inviare a terra poche fotografie, che all’epoca erano di scarsa qualità e di povera definizione, della sua superficie invisibile. Il mondo restò meravigliato per questa impresa; l’esplorazione spaziale stava svelando luoghi che avevano mosso l’immaginazione dell’uomo per tanti secoli. Ma fu solo con il programma americano Lunar Orbiter, nel 1966 e 1967, che si ottennero le prime buone immagini della faccia nascosta: mostravano un panorama lunare poco familiare, dove mancavano gli ampi mari scuri che invece sono molto diffusi sull’emisfero che si affaccia verso di noi. Anche gli astronauti dell’Apollo ripresero immagini spettacolari della faccia più lontana, mentre la sorvolavano a bassa quota fra il 1968 e il 1972, ma siccome tutti gli atterraggi e i prelevamenti di campioni avvennero sull’emisfero vicino, quasi tutti gli studi successivi si sono concentrati su questa parte. Da allora, la faccia nascosta è rimasta tale, lontana dalla nostra visuale e dalla nostra conoscenza. Tags:
I volti delle stelle
Berger, Aufdenberg e Turner

Si può misurare il disco di un’altra stella, oltre che quello del Sole, rilevarne la forma e magari seguire, attraverso le macchie, l’andamento dell’attività magnetica? È la sfida del CHARA.
Alloggiato tra le celebri cupole dei telescopi di Monte Wilson, la cui cima sovrasta Los Angeles da oltre 1700 m di quota, si trova lo strumento ottico con la più elevata risoluzione al mondo. Correndo all’interno di tubi sotto vuoto, lunghi alcune centinaia di metri, la luce raccolta da sei telescopi da 1 m ciascuno viene fatta convergere in un punto dove le onde vengono combinate fra loro. Il risultato è che si realizzano misure precise fino a un millesimo di secondo d’arco, la dimensione angolare di una capocchia di spillo vista dalla distanza che c’è tra Roma e Napoli. Il Centro per l’Astronomia di Alta Risoluzione Angolare (CHARA – Center for High Angular Resolution Astronomy) della Georgia State University ha costruito e gestisce questo strumento sotto la direzione di Harold McAlister. La batteria di telescopi del CHARA è attualmente la più grande fra le diverse installazioni che nel mondo hanno rinnovato, applicando i progressi elettronici del XXI secolo, un’antica tecnica: quella dell’interferometria ottica. Il concetto di interferometria è antico, molto più della fotografia; eppure gli astronomi non lo hanno sfruttato concretamente fino ai primi anni ’20 del secolo scorso. Oggi, quasi un secolo dopo, la tecnologia può finalmente confrontarsi con la teoria, che è sempre stata più avanti. Gli astronomi usano nuovi tipi di interferometri giganti per misurare alcuni dei più ostici tra i parametri astrofisici fondamentali, in particolare le forme e le dimensioni delle stelle. Tags:ASTROFISICA
Luna e Saturno fascino senza tempo
Mauro Zorzenon e Felice Stoppa

I problemi che pone l’osservazione di un’occultazione lunare di Saturno nelle note di due osservatori, un astrofilo moderno e un grande astronomo del passato.
L’ultima occultazione di Saturno era stata un vero spettacolo. Fu il 3 novembre del 2001, sabato, a inizio serata e in condizioni di cielo pressochè perfette. Il ricordo è ancora vivissimo: all’inizio, nell’oculare del telescopio, era inquadrato solo Saturno, sospeso nel nero del cielo. A un certo punto, dal bordo del campo comparve una Luna sorprendentemente enorme e abbagliante che, con un movimento lento ma inarrestabile, si avvicinò al pianeta fino a divorarlo. Dopo un’ora di attesa, il gioiello del cielo riapparve da dietro la sagoma nera del disco lunare. Memore di quell’esperienza, non vedevo l’ora di sperimentare di nuovo l’evento, che è tra i fenomeni più spettacolari osservabili al telescopio. Tra le due occultazioni di Saturno previste per il 2007, quella del 2 marzo si sarebbe svolta in condizioni scomode, soprattutto per il giorno infrasettimanale e l’orario, che mi avrebbe costretto a un’intera nottata in piedi. Quella del 22 maggio è stata più favorevole, ma solo per l’egresso. Tags:OSSERVAZIONI
A&M 1107
Piergiovanni Salimbeni

Un rifrattore tuttofare di qualità, con un disegno elegante, un efficiente sistema di messa a fuoco e una correzione ottica eccellente. Adatto sia per osservazioni visuali che per la fotografia, con la limitazione di una lunghezza focale contenuta.
È del 2005 la decisione, da parte di Astrotech, nota azienda veneta produttrice di strumenti per l’astronomia, di creare una nuova linea di telescopi caratterizzata da un design moderno e da un’ampia gamma di configurazioni ottiche performanti, in grado di competere anche oltreoceano con aziende di grosse dimensioni, consolidate da anni di presenza sul mercato. Questo progetto generò il marchio “A&M Advanced Telescopes”. Chi scrive ha dovuto attendere molto tempo prima di ricevere in prova un esemplare di questi nuovi strumenti: la produzione dei tubi ottici in carbonio, minuziosa e artigianale, nonché le varie commissioni all’estero, comportano un notevole impegno per l’azienda, e gli esemplari in lavorazione finiscono quasi sempre per essere prenotati da clienti italiani ed esteri prima ancora di essere ultimati. Ma la pazienza alla fine viene premiata. Così, nel mese di aprile, abbiamo avuto la possibilità di testare il primo esemplare del nuovissimo rifrattore di 110 mm, con ottiche su disegno TMB, che arricchisce l’offerta affiancandosi agli altri sistemi a rifrazione, con diametro compreso fra 80 e 180 mm, già disponibili nel catalogo A&M. Tags:STRUMENTI
I 350 anni dell’Accademia del Cimento
Lorenzo Brandi

Sorse e si sciolse nel giro di un decennio l’accademia scientifica fiorentina dei discepoli di Galileo, che fu la prima in Europa. Venne inaugurata nel giugno del 1657.
Se ci venisse chiesto di indicare le più prestigiose e rinomate società scientifiche, la nostra mente probabilmente correrebbe alla Royal Society di Londra o alla francese Académie des Sciences. E l’Italia? Nonostante che il nostro Paese abbia dato i natali ad alcuni fra i più importanti scienziati e che sia stato la culla dell’Umanesimo, si è indotti a credere che le divisioni politiche interne non ci abbiano consentito di esprimere appieno le nostre potenzialità, anche a livello istituzionale, a differenza di quello che seppero fare Francia o Inghilterra. La realtà è però diversa. Prima che queste società scientifiche europee prendessero corpo, nello Stivale esisteva già un’accademia. Infatti, la Royal Society viene fondata nel 1660 e l’Académie des Sciences nel 1666, mentre proprio quest’anno ricorre il 350-esimo della fondazione dell’Accademia del Cimento, una società culturale e scientifica fiorentina, nata per volere della corte medicea. Essa vide la luce nel 1657, sotto l’egida del granduca Ferdinando II (1610-1670) e del fratello, il principe Leopoldo (1617-1675). La differenza tra le società scientifiche d’Oltralpe e la nostrana accademia sta nel fatto che essa, dopo dieci anni di onorato servizio, si estinse per autoscioglimento, mentre le altre prosperano tuttora. Tags:







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