Le Stelle nr. 66

  Ottobre 2008


In edicola dal 25 Settembre
Nuovi “messaggi” da Mercurio
Cesare Guaita

Lo scorso 14 gennaio, durante il primo dei tre flyby con Mercurio destinati a prepararne l’inserimento in orbita previsto per il 2011, la sonda MESSENGER ha ottenuto immagini e dati di straordinario valore scientifico. Ecco una sintesi dei risultati più innovativi finora disponibili.
Quanto più un’attesa è lunga, tanto più aumenta la curiosità e l’impazienza. Nel caso di Mercurio, la prima esplorazione ravvicinata fu quella del Mariner 10 a metà degli anni ’70. Si può ben capire, quindi, quale fosse la curiosità per il primo sorvolo di Mercurio da parte della sonda MESSENGER (MErcury Surface, Space ENviromment, GEochemistry and Ranging), avvenuto lo scorso 14 gennaio a soli 200 km di altezza (v. Le Stelle n. 62, pp. 50-53). Lanciata il 3 agosto 2004, MESSENGER ha potuto sfiorare Mercurio il 14 gennaio 2008 grazie a tre precedenti flyby stretti, uno con la Terra (2 agosto 2005) e due con Venere (24 ottobre 2006 e 5 giugno 2007). Altri due flyby con Mercurio (il 6 ottobre 2008 e il 29 settembre 2009) ne ridurranno la velocità al punto da permetterle di entrare in orbita attorno al pianeta il 18 marzo 2011, dove rimarrà per almeno un anno. Tags:SISTEMA SOLARE
Le distanze stellari di Hipparcos...
Roger W. Sinnott

Il raggio della sfera di stelle la cui distanza è nota con un’accuratezza del 5% è cresciuto da 200 a 600 anni luce.
La missione astrometrica Hipparcos dell’Agenzia Spaziale Europea, attiva nel periodo 1989-93, ha avuto un tale successo da apportare benefici a ogni branca dell’astronomia. La sonda ha misurato con una precisione senza precedenti posizioni, moti e parallassi (distanze) di circa 118.000 stelle. Questi dati, presentati nel maggio 1997 a una conferenza celebrativa tenuta a Venezia, sono divenuti la materia prima per moltissime nuove scoperte sulle proprietà e la dinamica stellare. Ma, più in generale, esse hanno raffinato la nostra conoscenza della scala delle distanze cosmiche, che si estende fino alle galassie più lontane. Eppure quella non sarebbe stata l’ultima parola sull’argomento. Un astronomo dell’Università di Cambridge ha pubblicato recentemente Hipparcos, the New Reduction of the Raw Data (Springer, 2007), un libro di 449 pagine con un DVD, che sostituisce i dati del 1997. Adesso vi state probabilmente chiedendo: “Perché preoccuparsene?” I risultati originali di Hipparcos erano forse in qualche modo seriamente errati? Le schiere di astronomi le cui ricerche si sono fondate su Hipparcos devono adesso effettuare di nuovo il loro lavoro? Tags:
Gaia, un “calibro” da sogno per la distanza...
Thorsten Dambeck

Nei prossimi dieci anni un satellite, unico nel suo genere, inizierà a catalogare le posizioni e le distanze di più di un miliardo di stelle
I risultati del satellite Hipparcos, lanciato dall’Agenzia Spaziale Europea nel 1989 allo scopo di compiere misure di distanze stellari, hanno influenzato praticamente ogni campo di studio dell’astronomia al di fuori del nostro Sistema Solare. Hipparcos ha raggiunto questo risultato così pervasivo facendo una cosa basilare e apparentemente semplice: misurare con accuratezza la distanza delle stelle (v. pag. 42). Questa, infatti, è un’informazione cruciale, sulla quale in un modo o nell’altro si basano quasi tutte le nostre conoscenze in astronomia, fino ai confini dell’Universo osservabile. Questi conti saranno presto rifatti e molto meglio. Un nuovo satellite più avanzato del precedente, di nome Gaia, sempre costruito dall’Agenzia Spaziale Europea, dovrebbe fornire dati ancora più precisi sulla posizione e sui moti, non solo delle oltre 118.000 stelle già catalogate da Hipparcos, ma di un miliardo di astri. Tags:ASTROFISICA
Il cielo sopra Tebe: nuova luce sulle...
Gabriele Vanin

Finalmente un nuovo studio riaccende le speranze di ricostruire il firmamento degli antichi Egizi e di identificare i decani e le stelle con cui essi segnavano lo scorrere delle ore della notte
Gli antichi Egizi possedevano, com’è noto, un sistema completo di costellazioni, completamente indipendente dal nostro, che invece è stato ereditato da fonti mesopotamiche e greco-antiche. Il cielo egizio era suddiviso in due grandi tronconi, uno di costellazioni settentrionali, che comprendevano un leone, un coccodrillo, un toro (o zampa di toro) e un ippopotamo, e uno di costellazioni meridionali. Queste ultime erano essenzialmente rappresentate dai decani, singole stelle o piccoli gruppi di stelle, utilizzati per misurare le ore della notte: 36 stelle poste in una fascia a sud dell’eclittica che nascevano dall’orizzonte orientale, ognuna delle quali indicava una determinata ora (di durata peraltro pari a soli 40 minuti). Noi conosciamo i decani perché sono riportati nei cosiddetti orologi stellari diagonali che decoravano una serie di feretri in legno appartenenti alla IX e X Dinastia, durante il Primo Periodo Intermedio (2134- 2040 a.C.), e anche in decorazioni di tombe e volte di templi più tarde, incluso il famosissimo Zodiaco di Dendera. Tags:
Le stelle polari del futuro
André G. Bordeleau

Tra migliaia di anni, ci sarà una stella a guidare i viaggiatori spaziali?
Gli astrofili e i viaggiatori dell’emisfero settentrionale hanno un riferimento certo: la Stella Polare. È a meno di un grado dal Polo Nord Celeste e grazie al comodo puntatore fornito dalle stelle Dubhe e Merak del Grande Carro è questione di un attimo trovare quella stella di seconda magnitudine, e quindi individuare il Nord. Dall’altra parte del mondo, invece, il Polo Sud Celeste non ha un’insegna altrettanto efficace. La stella visibile a occhio nudo più vicina al polo è Sigma Octantis ma, essendo di magnitudine 5,5, è visibile unicamente da siti bui e non inquinati dalle luci cittadine. Anche se queste condizioni non cambieranno durante le nostre vite, esse sono del tutto aleatorie dal punto di vista astronomico: nel passato, come nel futuro, le stelle polari vanno e vengono. Spinto dalla curiosità di vedere se avremmo mai avuto una “Polare australe” degna di nota, ho utilizzato un software astronomico come una macchina del tempo. Proprio come il viaggiatore nel tempo del celebre racconto di H.G. Wells “The Time Machine” (v. immagine qui a fianco) ho potuto viaggiare nei secoli futuri e fermarmi per controllare i cambiamenti. Tags:OSSERVAZIONI
Il cielo ad personam
Edwin C. Krupp

Gli asterismi sono una sorta di parco giochi per chi ha una fertile immaginazione e la vuole applicare alla volta celeste.
Un conto è inventare una nuova costellazione, costituita da stelle che non sono state ancora comprese in una delle costellazioni esistenti; un altro è ridefinire le costellazioni che ci sono familiari proponendo nuove figure che scardinano tradizioni o convenzioni. Roy A. Gallant, geologo e prolifico divulgatore, in un suo libro del 1979 (The Constellations: How They Came to Be) invitò i lettori a immaginare ciascuno un proprio asterismo, sostenendo che si tratta di “un modo eccellente per ricordare le costellazioni e le stelle che ne fanno parte” e aggiungendo: “Finirete con l’avere un vostro personale proscenio celeste popolato di attori di vostra invenzione”. Di questo passo, perché non escogitare un’astronomia ancora più tagliata su noi stessi, tracciando costellazioni con stelle che non esistono? Qualcuno ci ha già pensato. Sulla copertina di Private Astronomy, un CD registrato nel 2003, compare una costellazione di fantasia a forma di cornetta, che dovrebbe richiamare quella leggendaria di “Bix” Beiderbecke, grande jazzista americano degli anni Venti, per rimarcare che dentro il CD ci stanno i brani di Beiderbecke reinterpretati dal Futuristic Ensemble di Geoff Muldaur. Tags:







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