Le Stelle nr. 69

  Gennaio 2009


In edicola dal 25 Dicembre
Come toccare le stelle senza uscire di casa
Ruben Garcia e Geoffrey Notkin

Cercare e collezionare meteoriti è un modo affascinante per entrare in possesso di antico materiale proveniente dallo spazio lontano
Il viaggio di un meteorite attraverso lo spazio e la sua caduta finale sulla Terra portano con sé un universo intero pieno di mistero e di fascino. Anche la semplice azione di tenere un meteorite in mano può evocare fantastiche immagini di comete, buchi neri e supernovae. Dopo 25 anni di esperienza comune nella ricerca di meteoriti, immagini mentali come queste sono ancora fonte di ispirazione. Fino a quando qualcuno non comincerà a colonizzare appezzamenti di Luna, un meteorite rimane il solo oggetto extraterrestre che una persona può possedere. La gente ha sempre mostrato grande stupore alla vista dei meteoriti. Le luci brillanti e i rumori simili a quelli di tuoni temporaleschi associati alla caduta di certi meteoriti sicuramente evocavano paura e meraviglia nei popoli dell’antichità. Ci sono ritrovamenti archeologici che dimostrano come alcuni meteoriti venivano profondamente riveriti e adorati. La scoperta, risalente al 1928, del meteorite di 24 kg di Rinoma, in Arizona, nascosto in una tomba, fa pensare che gli abitanti locali videro la caduta del meteorite sulla Terra e poi decisero di dare una sepoltura adeguata a quello che ritenevano un dio caduto dal cielo. Tags:SISTEMA SOLARE
Ricreare il Big Bang in laboratorio
Bruno Alessandro e Marco Monteno

I primi istanti dopo il Big Bang: un viaggio nell’Universo primordiale reso possibile dagli esperimenti programmati col nuovo acceleratore LHC del CERN di Ginevra
I dati sperimentali degli ultimi anni, interpretati alla luce della teoria cosmologica del Big Bang, fanno risalire la nascita dell’Universo a una sorta di esplosione primordiale avvenuta circa 13,7 miliardi di anni fa. A quel tempo l’Universo era concentrato in un piccolo volume, e la sua temperatura era superiore a molte migliaia di miliardi di gradi. La materia ordinaria, oggi presente in tutto l’Universo, non si era ancora formata: si trovava tutta in uno stato primordiale detto “plasma di quark e gluoni” (QGP), una miscela molto densa e calda di quark e gluoni, cioè le particelle elementari che oggi compongono i protoni e i neutroni dei nuclei atomici. A mano a mano che l’Universo si espandeva e di conseguenza si raffreddava, la materia primordiale subì diversi processi di trasformazione. Dopo circa 10-100 milionesimi di secondo dal Big Bang il raffreddamento del QGP portò alla formazione di protoni e neutroni. I primi nuclei degli elementi più leggeri (idrogeno, elio e litio) comparvero invece più tardi, in un periodo compreso tra 1s e 100s dopo il Big Bang (“nucleosintesi primordiale”). Seguì poi, in tempi molto più lunghi, la formazione delle strutture presenti oggi nell’Universo, dagli atomi alle Galassie, come possiamo vedere sintetizzato nella figura della pagina a fronte. Ma allora com’era fatta la materia presente nell’Universo primordiale, cioè nei primi milionesimi di secondo dopo il Big Bang? È una domanda a cui gli astronomi non sono in grado di dare una risposta. Tags:COSMOLOGIA
Come si accese la vita?
Enrico Bellini

Considerazioni sulla biogenesi. Il caso non basta: forse occorre una nuova fisica che descriva la natura in termini di informazione, organizzazione, complessità
Nessuna ricerca scientifica manifesta quanto la biogenesi (ricerca dell’origine della vita) l’intreccio complesso e la dipendenza delle varie branche che compongono la scienza, dalla chimica alla biologia, dalla fisica alla matematica, all’ingegneria dell’informazione. Con il loro storico esperimento del 1955, Urey e Miller (Università di Chicago) si proponevano di riprodurre le condizioni atmosferiche che caratterizzavano la Terra all’epoca della nascita della vita sul pianeta, ipotizzando che l’inizio si fosse verificato proprio sulla Terra. L’esperimento consistette nel riempire un pallone di vetro con metano, idrogeno, ammoniaca e acqua facendo poi passare scariche elettriche, che simulavano l’azione dei fulmini, attraverso la miscela. Dopo una settimana, dentro il pallone si produssero numerosi composti organici del tipo degli amminoacidi, ovvero i mattoni fondamentali delle proteine, ingredienti essenziali per ogni forma di vita. Ovvio pensare che in un intervallo di tempo più lungo si sarebbe forse potuta ottenere la vita in provetta. Tags:COSMOLOGIA
APOLLO 8
Antonio Lo Campo

Natale 1968: 40 anni fa, con Apollo 8, si realizzò davvero l’impresa immaginata da Jules Verne in Dalla Terra alla Luna
“Ehi, Houston, prendete nota: Babbo Natale esiste davvero.” La frase può sembrare una delle tante, più o meno scherzose, del periodo natalizio. Invece esattamente quarant’anni fa, il 25 dicembre 1968, essa veniva comunicata dall’orbita attorno alla Luna, a quasi 400.000 km di distanza dal nostro pianeta, e inviata a Terra grazie alle potenti antenne collocate a Honeysuckle, in Australia, che captavano così il primo segnale dalla navicella spaziale americana Apollo 8 che riemergeva per la prima volta dalla faccia nascosta del nostro satellite naturale. Era la prima missione di uomini in orbita attorno a un corpo celeste diverso dalla Terra. La voce era quella di James Arthur Lovell, il pilota del modulo di comando di quella storica missione Apollo 8, che assieme a Frank Borman, il comandante, e a William Alan Anders formava l’equipaggio dell’impresa spaziale che riuscì a coronare ciò che aveva immaginato e scritto Jules Verne quasi un secolo prima nel suo celebre romanzo Dalla Terra alla Luna. La missione, inoltre, si svolgeva nel 65° anniversario del primo volo di un aeroplano, quello che i fratelli Wright fecero staccare dalla sabbia in North Carolina. Da quei pochi metri della spiaggia di Kitty Hawk, ai quasi 400.000 km che ci separano dalla Luna: il tutto in un arco di tempo tutto sommato ragionevolmente breve. Tags:ASTRONAUTICA







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