Le Stelle nr. 80

  Gennaio 2010


In edicola dal 31 Dicembre
La Berlino “astronomica”
Gabriella Bernardi

A spasso per le vie di Berlino curiosando nel grandioso Museo della Tecnica e fra i planetari ottico-meccanici prodotti dalla Zeiss. Senza dimenticare il misterioso “disco di Nebra”

Siete amanti della qualità ottica dei planetari meccanici e sdegnate la pixellatura dei moderni proiettori digitali? Allora non potete non recarvi in visita nella patria dei costruttori di questi strumenti. A Berlino, ad esempio, c’è l’opportunità di osservare ben tre cieli artifi ciali, ovviamente creati dalla nota fabbrica Carl Zeiss di Jena. Tutti sono facilmente e comodamente raggiungibili con mezzi pubblici e due di essi sono collocati fisicamente nella zona Est, mentre il terzo è nella zona Ovest. Il Gross Zeiss è certamente lo strumento più famoso e, come si può intuire dal nome, appena usciti dalla stazione della metropolitana si rimane colpiti dall’enorme cupola argentea che lo contiene. È uno dei Planetari più grandi e moderni d’Europa ed è stato inaugurato nell’ottobre del 1987. La sala di proiezione, situata all’interno di questa gigantesca cupola di 23 m di diametro, può accogliere circa trecento persone, e vi si accede dal primo piano dell’edificio. L’elenco dei vari spettacoli proposti e proiettati è costantemente aggiornato ed è consultabile nella relativa pagina web.

Sandra Savaglio, ritratto di una scienziata “internazionale”
Massimiliano Razzano

Da anni indaga le galassie più remote dell’Universo, alle quali ha dedicato molti studi e ricerche pionieristiche. Dopo un periodo di lavoro oltreoceano è rientrata in Europa, diventando una delle icone della migrazione degli scienziati italiani all’estero

Gli scienziati devono essere curiosi per natura. Decisamente questa qualità non manca a Sandra Savaglio, che sta dedicando i suoi studi alle galassie più lontane che conosciamo, allo scopo di “illuminare” gli angoli più remoti dell’Universo. Per condurre queste importanti ricerche osserva con i più grandi telescopi al mondo, tra cui il Very Large Telescope (VLT) in Cile o il Gemini alle Isole Hawaii. Ma come spesso succede a molti brillanti scienziati italiani, anche Sandra ha dovuto trasferirsi all’estero per lavorare. Dopo aver trascorso alcuni anni negli Stati Uniti, operando in importanti centri di ricerca come lo Space Telescope Institute o la John Hopkins University di Baltimora, è rientrata in Europa. L’abbiamo incontrata all’Istituto Max Planck per la Fisica Extraterrestre di Garching, presso Monaco, dove Sandra lavora da circa tre anni.

Le nuvole nel Sistema Solare
Rosa Maria Mistretta

Sulla Terra le nubi sono il risultato di interazioni complesse fra acqua e atmosfera, con molteplici meccanismi della fisica che combinano gli effetti della dinamica dei fl uidi e della termodinamica. Anche su altri pianeti e su Titano sono state osservate formazioni nuvolose, composte da sostanze chimiche differenti dall’acqua. Scopriamo quali

LA TERRA, CASA NOSTRA Nel 1802 Jean-Baptiste Lamarck, celebre naturalista francese, tentò per la prima volta una classifi cazione delle nuvole, distinguendo cinque forme principali: a vela, a branchi, a pecorelle, spazzate e raggruppate. Successivamente l’inglese Luke Howard propose una classifi - cazione che attribuiva alle nuvole nomi latini. Nel 1887 il meteorologo Ralph Abercromby compì il giro del mondo per assicurarsi che le nuvole avessero le stesse forme ovunque. Il sistema di Howard venne defi nitivamente confermato dopo la Conferenza Internazionale di Monaco nel 1891. La classificazione più completa delle nubi è attualmente quella proposta dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale, che le divide in dieci generi e numerose specie e varietà (http://www.wmo.int/pages/index_en.html). Indipendentemente dai nomi loro attribuiti, le nubi terrestri sono masse d’aria satura di vapore acqueo, che si formano in seguito al raffreddamento dell’aria per condensazione, processo che ha inizio quando l’umidità relativa è maggiore del 100%, cioè quando l’aria è soprassatura. In queste condizioni il vapore acqueo si condensa in goccioline di raggio molto piccolo, generalmente intorno a particelle microscopiche solide, dette nuclei di condensazione.

Un nuovo cielo nell’infrarosso
Peter Eisenhardt, Ned Wright

La NASA sta per lanciare la missione WISE per completare una survey di tutto il cielo a lunghezze d’onda infrarosse poco osservate finora

Se nella saga di “Guerre Stellari” il lato oscuro della Forza è molto seducente, anche in astronomia la parte oscura può offrire molto. A quanto ne sappiamo, infatti, l’Universo è quasi completamente formato da una misteriosa materia oscura e da un’ancora più misteriosa energia oscura (v. Le Stelle, n. 73, p. 34). Ma anche la materia ordinaria è presente in una vasta gamma di stati di aggregazione oscuri che, per defi nizione, sono invisibili perché non emettono radiazione ottica. Per esempio l’emisfero della Terra non illuminato dal Sole è scuro, perché non emette radiazione visibile propria. Quindi, se guardate verso il basso di notte, potrete vedere un esempio di materia barionica (cioè “ordinaria”) oscura. Un ipotetico astronomo, posto a grande distanza, non potrebbe vederla come la vedete voi, salvo che osservi alle lunghezze d’onda dell’infrarosso (IR). Alle lunghezze d’onda infrarosse, infatti, anche corpi che non sono abbastanza caldi da generare radiazione visibile possono emettere una grande quantità di radiazione “termica”.

Gli insegnamenti di una stella che esplode
Sumner Starrfield, Mike Bode, Tim O’Brien

Nel 2006 la stella RS Ophiuchi eruppe con grande potenza in una nova. Ma presto potrebbe esserci un’esplosione ancora più terrificante

La comparsa di una “nuova” stella visibile a occhio nudo elettrizza sempre gli scienziati che studiano gli oggetti variabili. Il 13 febbraio 2006 la nostra tipica abitudine del lunedì mattina, quella di leggere pigramente le e -mail, fu bruscamente interrotta. Nella nostra cartella della posta in arrivo ci aspettava infatti l’annuncio di alcuni astronomi dilettanti giapponesi che la notte precedente avevano osservato RS Ophiuchi brillare di magnitudine 4,5. Normalmente questa stella binaria non risolta si assesta sulla magnitudine 11, ma la sua luminosità ha subito almeno 3 rialzi spettacolari (e forse 5 o più) da quando fu scoperta nel 1898. Ciò poteva signifi care che era in corso un’eruzione, la prima da 21 anni a questa parte. Mettemmo tutto il resto da parte e iniziammo a contattare i colleghi dei maggiori Osservatori astronomici.








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