Le Stelle nr. 86

  Luglio 2010


In edicola dal 24 Giugno
Simonetta Di Pippo: il futuro dell’Europa nello spazio
Massimiliano Razzano

Da sempre affascinata dallo spazio, è oggi la Direttrice del Programma Voli Spaziali Abitati dell’Agenzia Spaziale Europea. Un ruolo da protagonista nella grande avventura dell’esplorazione spaziale.

Lo sbarco dell’uomo sulla Luna è stato la sua prima fonte di ispirazione verso l’Universo. Oggi Simonetta Di Pippo è una delle protagoniste dell’avventura europea nell’esplorazione dello spazio. Nella sua brillante carriera l’astrofisica romana ha ricoperto finora importanti incarichi in Italia e all’estero nel settore spaziale, dall’osservazione della Terra al volo abitato. Nel 2006 è stata insignita della prestigiosa onorificenza di Cavaliere della Repubblica, e dal 2008 è Direttrice del Programma Voli Spaziali Abitati all’Agenzia Spaziale Europea (ESA), un ruolo chiave nello sviluppo delle strategie future dell’Europa nello spazio. Ci ha raccontato la sua esperienza in questo affascinante mondo e la sua visione del futuro dell’Europa e dell’Italia nello spazio.

Le Nebulose Planetarie illuminano il lato oscuro delle galassie
Massimo Capaccioli e Nicola Rosario Napolitano

Gli stimolanti risultati di un test sulla materia oscura eseguito da un team internazionale di scienziati utilizzando una classe di stelle morenti, le Nebulose Planetarie

Le nostre conoscenze sulla struttura e sull’evoluzione delle galassie si fondano per lo più sullo studio della luce emessa da questi sistemi, che è a sua volta la somma dei contributi delle singole stelle di cui sono fatti. Pur con meccanismi differenti da quelli delle stelle, anche il gas legato alle galassie produce luce propria: una radiazione che interessa tutto l’arco dello spettro elettromagnetico, dai raggi X alle onde radio, specializzandosi in funzione dello stato fisico e delle condizioni ambientali del fluido emittente. Tuttavia sembra ormai acquisito - ed è questo uno dei successi più grandi della moderna cosmologia - che stelle e gas, pur dominanti quali sorgenti di luce, contribuiscano al massimo per il 4% alla densità complessiva di materia ed energia dell’Universo. Il restante 96%, che da oltre mezzo secolo è oggetto di frenetiche ricerche e ardite speculazioni, per il momento rimane oscuro. Più precisamente, il 23% circa di questa densità mancante è oggi attribuito a una forma di materia non ancora definita, detta materia oscura (Dark Matter, da cui l’acronimo DM), e il restante 73% a una imprecisata forma d’energia a pressione negativa, battezzata Energia Oscura (Dark Energy, DE) (v. Le Stelle n. 73, pp. 34-35).

New Horizons è a metà strada da Plutone
Alan Stern

L’intrepida sonda spaziale della NASA sta felicemente dirigendosi verso il suo storico incontro con Plutone, previsto per il 2015

Nel gennaio 2006 la sonda New Horizons si è allontanata dalla Terra alla massima velocità mai conferita a qualunque precedente veicolo spaziale. All’inizio di quest’anno, è arrivata alla metà del percorso che la porterà al suo obiettivo primario, vale a dire il lontano sistema di Plutone. Nel marzo 2011, la sonda supererà l’orbita di Urano e inizierà l’ultima lunga tappa del suo viaggio, il tragitto di quasi 1,5 miliardi di km che separa Urano da Nettuno. New Horizons raggiungerà il sistema di Plutone – distante più di 4,8 miliardi di km – il 14 luglio 2015, 50 anni dopo le prime immagini ravvicinate di un pianeta, ottenute dalla missione del Mariner 4 in occasione del suo fly-by con Marte. Nei mesi e nelle settimane limitrofe all’incontro ravvicinato con Plutone, la New Horizons perlustrerà il pianeta nano e il suo seguito di tre lune con un dettaglio migliore di quello raggiunto da qualunque altro precedente flyby spaziale che abbia sfiorato un pianeta per la prima volta. Dopo aver completato i suoi compiti a Plutone, New Horizons accenderà i suoi motori e cambierà percorso, con lo scopo di prepararsi al primo di due possibili incontri ravvicinati con due oggetti piccoli e antichi della fascia di Kuiper di circa 40-60 km di diametro.

Alla ricerca della stella più massiccia
Yaël Nazé

Gli astronomi sono alla frenetica ricerca della stella più massiccia della nostra Galassia

Le stelle di grande massa dominano l’ambiente circostante; solo queste possono contemporaneamente illuminare il gas interstellare tanto da creare bellissime nebulose, espellere materiale e produrre una ricca varietà di elementi chimici pesanti. Con masse decine di volte maggiori di quella del Sole, e con un’emissione luminosa milioni di volte quella solare, queste “regine” stellari detengono il potere di vita e di morte. Distruggono fragili oggetti celesti come i dischi proto-planetari e innescano la nascita di altre stelle. E dopo la loro breve ma sfavillante vita, muoiono in una devastante esplosione di supernova. Quindi se vogliamo capire l’Universo, dobbiamo studiare questi oggetti massicci. Inoltre, poiché le stelle di più grande massa hanno l’impatto maggiore sull’ambiente circostante, queste stelle da record costituiscono una sorta di “Santo Graal” astronomico. Gli astronomi hanno anche altri motivi per studiare le stelle più massicce. Ogni modello stellare ha bisogno di essere testato; quale miglior laboratorio, dunque, delle stelle di grande massa?








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