Le Stelle nr. 90

  Dicembre 2010


In edicola dal 25 Novembre
La scomparsa dei dinosauri
Mario Di Martino

65 milioni di anni, alla fine del periodo Cretaceo, i dinosauri scomparvero quasi istantaneamente dalla faccia della Terra, almeno se si considera la scala dei tempi geologici. Una teoria, presentata negli anni ’80, ipotizza che la causa scatenante di questa estinzione di massa fu un impatto di un asteroide di alcuni km di diametro che colpì il nostro pianeta provocando un radicale mutamento nelle condizioni ambientali, tale da modificare per sempre l’ecosistema in cui i dinosauri prosperavano. Ma è andata davvero così? Quali gli indizi a favore di questa teoria e quali le perplessità? Inoltre, dato che quella dei dinosauri non è stata l’unica estinzione che ha caratterizzato l’evolversi della vita sulla Terra, dobbiamo supporre che per ogni estinzione di massa la causa debba essere astronomica?

L’estinzione dei dinosauri è uno degli enigmi più intriganti della paleontologia. Sebbene non sia stato possibile determinare con esattezza la velocità di tale processo dalle analisi dei soli reperti fossili, i risultati di studi recenti suggeriscono che si verificò in maniera relativamente rapida. Soltanto agli inizi del XIX secolo la comunità scientifica fu in grado di dare la giusta interpretazione ai resti fossili di grandi dimensioni fino ad allora scoperti, giungendo alla conclusione che in un lontano passato geologico dovevano essere esistiti giganteschi animali erbivori. Ma cosa sono esattamente i dinosauri?

Esopianeti a Torino
Piero Bianucci

A Torino, dall’11 al 15 ottobre, si è tenuto un importante simposio internazionale al quale sono intervenuti i maggiori esperti di pianeti extrasolari che hanno presentato lo stato dell’arte di questo innovativo filone di ricerca

Si è scatenata la caccia alle altre Terre e la preda sembra sempre più vicina (v. pp. 40-47) al punto che si stanno già affi- nando le tecnologie che potranno permettere agli astronomi di riconoscere segni di vita sui nuovi mondi intorno ad altre stelle. Se finora l’obiettivo di trovare un esopianeta appariva già abbastanza ambizioso, ora gli astronomi puntano a ottenere immagini delle superfici di questi pianeti, e ad analizzare le loro atmosfere. Questo il messaggio uscito dal Simposio dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU) sull’astrofisica dei sistemi planetari che, organizzato da Alessandro Sozzetti e Mario Lattanzi, ha riunito a Torino dall’11 al 15 ottobre duecento ricercatori specializzati nel settore provenienti da tutto il mondo, Africa e Australia incluse.

Chi ha davvero letto Copernico?
Piero Bianucci

Quanto fu veramente letto il libro che ha spodestato la Terra dal centro dell’Universo?

Il 1543 fu un anno speciale e – come di solito capita – nessuno se ne accorse. Portano questa data due libri, il “De revolutionibus orbium coelestium” di Nicolò Copernico e il “De humani corporis fabrica” di Andrea Vesalio. Il primo capovolgeva la visione dell’Universo, il secondo fondava la medicina moderna. Entrambi erano opera di uomini di Paesi del nord (Polonia, Olanda) che però avevano coltivato la loro intelligenza in Italia, specialmente a Padova, immergendosi nella cultura del Rinascimento. Come linea di confine tra medioevo e mondo moderno si possono scegliere almeno tre eventi: la caduta dell’Impero romano d’Oriente o Impero Bizantino (1453), l’invenzione della stampa a caratteri mobili (1455, pubblicazione della “Bibbia a 22 linee” di Gutenberg) e la scoperta dell’America (1492).

Alla ricerca delle super-Terre
Sara Seager

Gli astronomi stanno finalmente scoprendo e studiando pianeti solo leggermente più grandi della nostra Terra

Per migliaia di anni gli uomini si sono chiesti se siamo soli nell’Universo. Gli astronomi contemporanei pongono la questione in un modo leggermente diverso, con delle domande cui si potrà rispondere, gradualmente ma quantitativamente, in un futuro oramai prossimo: esistono altri pianeti simili alla Terra? Si tratta di corpi comuni nella Galassia? Ci sono segni di vita su alcuni di essi? A mano a mano che gli astronomi stanno scoprendo da dozzine a centinaia di super-Terre, la caccia ai pianeti extrasolari in grado di sostenere la vita sta progressivamente accelerando e nel prossimo futuro potremo avere delle belle sorprese. CHE COS’È UNA SUPER-TERRA? Ufficiosamente, le super-Terre sono definite “pianeti aventi una massa compresa tra circa 1 e 10 masse terrestri”. Per lo più, questo termine è riservato ai pianeti di natura rocciosa, piuttosto che ai pianeti che hanno degli interni ghiacciati o che sono circondati da estesi inviluppi di gas. Gli astronomi si riferiscono a questi ultimi come “eso-Nettuni”. Poiché le super-Terre e gli eso-Nettuni possono avere dei range di masse sovrapponibili, spesso sono trattati insieme.

Dalla quintessenza all’energia oscura
Antonaldo Diaferio

Nel mondo aristotelico, le sfere e i corpi celesti erano costituiti di una forma di materia, perfetta e incorruttibile, che non apparteneva al mondo sublunare: la quintessenza. A quattro secoli dallo scardinamento di questa convinzione a opera della rivoluzione scientifica galileiana, la scoperta che l’Universo risulta costituito per il 96% da materia ed energia oscure prefigura una rivincita della quintessenza aristotelica, che tuttavia ha radici nel terreno del metodo scientifico

Dalla teoria dell’evoluzione stellare sappiamo oggi che le stelle come il nostro Sole terminano la loro vita nello stadio di nane bianche, cioè di astri che non producono più energia attraverso le reazioni termonucleari e si raffreddano lentamente. Spesso le nane bianche hanno una stella compagna gigante dalla quale attirano un flusso costante di materia. La nana bianca diventa quindi sempre più massiccia e densa finché si ripresentano le condizioni per innescare nuovamente le reazioni termonucleari. Tale innesco, tuttavia, è esplosivo e dà origine a un evento cataclismico noto come esplosione di supernova. La quantità di energia rilasciata per unità di tempo sotto forma di onde elettromagnetiche e neutrini è simile a quella emessa dalle stelle di un’intera galassia e le supernove possono così essere osservate a distanze di diversi miliardi di anni luce. Questo accrescimento e innesco da parte della materia risucchiata da una stella compagna è un modo abbastanza comune con cui una stella può arrivare a esplodere, anche se non l’unico. Ma questa modalità presenta una caratteristica molto interessante: l’energia totale emessa è sostanzialmente la stessa per ogni supernova di questo tipo.








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