Nuovo Orione nr. 177

  Febbraio 2007


In edicola dal 25 Gennaio
La grande galassia di ANDROMEDA
Federico Manzini

La famosa spirale M31 offre a tutti gli osservatori tracce di polveri, un nucleo concentrato, ammassi stellari e nubi di stelle, ammassi globulari e insolite galassie satelliti

La grande galassia di Andromeda è visibile facilmente nelle notti buie di inverno e primavera come una stria allungata di luce grigio-azzurra che si allunga oltre due diametri della Luna. Con cieli particolarmente trasparenti, sembra quasi tridimensionale: una “mandorla” che emette una debole luce proprio sopra il quadrato di Pegaso, alla sua sinistra. È il più distante oggetto del cielo visibile a occhio nudo. Gemella ingombrante della Via Lattea Questa galassia a spirale, gemella della nostra Via Lattea nel Gruppo Locale di galassie, si trova a circa 2,2 milioni di anni luce (ma recenti misure la pongono a una distanza poco maggiore). La sua luce, visibile per tutta la notte dalla fine dell’estate fino all’inizio della primavera, mostra la nostra vicina così come era 2,2 milioni di anni fa, quasi 1/100 di un nostro anno galattico. Ma quanto si può vedere a occhio nudo della galassia di Andromeda?

Tags:OSSERVAZIONI
Il Goddard Space Flight Center della NASA
Massimiliano Razzano

Nei pressi della capitale degli Stati Uniti si trova un importante centro spaziale, dove è nata anche COBE, una missione spaziale da premio Nobel

Con una massa circa dieci volte minore di quella terrestre, il pianeta Marte ha consumato quasi tutto il suo calore primordiale nei primi tre miliardi di anni della sua esistenza. I grandi vulcani marziani si sono quindi estinti da almeno 1,5 miliardi di anni, con effetti molto importanti dal punto di vista climatico: i vulcani, infatti, oltre alle lave basaltiche, emettevano grandi quantità di anidride carbonica (CO2, che creava una densa atmosfera dominata da un benefico effetto serra) e di vapore d’acqua (che si riversava in superficie sotto forma di grandi piogge). Su Marte, dunque (grazie alla temperatura resa mite dall’eccesso di CO2) l’acqua liquida era abbondante e si concentrava in fiumi, laghi e, probabilmente, in un grande oceano che ricopriva tutto l’emisfero nord. È vero che i gas atmosferici sfuggivano di continuo nello spazio a causa della bassa gravità del pianeta, ma l’attività vulcanica ne ri-alimentava continuamente la perdita. Successivamente, quando l’attività vulcanica si è esaurita, questo equilibrio si è rotto.

Tags:ASTRONAUTICA
ACQUA LIQUIDA su Marte: tutta la verità
Cesare Guaita

Sensazionali immagini realizzate dalla sonda Mars Global Surveyor dimostrano che l’acqua liquida è ancora presente su Marte. Ecco come si è arrivati a questa importante scoperta.

Con una massa circa dieci volte minore di quella terrestre, il pianeta Marte ha consumato quasi tutto il suo calore primordiale nei primi tre miliardi di anni della sua esistenza. I grandi vulcani marziani si sono quindi estinti da almeno 1,5 miliardi di anni, con effetti molto importanti dal punto di vista climatico: i vulcani, infatti, oltre alle lave basaltiche, emettevano grandi quantità di anidride carbonica (CO2, che creava una densa atmosfera dominata da un benefico effetto serra) e di vapore d’acqua (che si riversava in superficie sotto forma di grandi piogge). Su Marte, dunque (grazie alla temperatura resa mite dall’eccesso di CO2) l’acqua liquida era abbondante e si concentrava in fiumi, laghi e, probabilmente, in un grande oceano che ricopriva tutto l’emisfero nord. È vero che i gas atmosferici sfuggivano di continuo nello spazio a causa della bassa gravità del pianeta, ma l’attività vulcanica ne ri-alimentava continuamente la perdita. Successivamente, quando l’attività vulcanica si è esaurita, questo equilibrio si è rotto.

Tags:SISTEMA SOLARE
I dintorni stellari di SIRIO
Sue French (traduzione di Walter Ferreri)

Le costellazioni del Cane Maggiore e dell’Unicorno sono ricche di ammassi stellari e di stelle interessanti

La stella più brillante del cielo notturno è la splendente Sirio, situata nella costellazione di Canis Major, il Cane Maggiore. Questo faro luminoso abbellisce il nostro cielo meridionale durante l’inverno, spesso con una luce molto tremolante attraverso l’aria frizzante e fredda. Se alzate il braccio destro all’altezza della spalla, tenendolo sul lato destro e lo si indirizza dove tramonta il Sole, davanti a voi avrete la zona di cielo in cui si vede Sirio. È facile da riconoscere perché brilla più di ogni altra stella in cielo. Per chi si trova in Italia, Sirio è la stella più vicina (dopo il Sole!) che si può vedere a occhio nudo. Si trova a 8,6 anni-luce, che corrispondono a 81mila miliardi di km. La sonda spaziale Voyager 2 della NASA, lanciata nel 1977, sta attualmente sfuggendo al nostro Sistema Solare in una direzione vicina a quella di Sirio alla velocità di circa 56.000 km/h (vedi il sito www.spacetoday.org/SolSys/V oyagers20years.html dedicato a questa sonda e alla sua gemella Voyager 1). A questa velocità, occorreranno quasi 300mila anni, prima che il Voyager 2 passi nei pressi di Sirio.

Tags:OSSERVAZIONI
Una favorevole apparizione di MERCURIO
Walter Ferreri

L’evento astronomico di questo mese ci mette in condizioni di osservare al meglio il più piccolo pianeta del Sistema Solare

Il noto aneddoto secondo il quale il grande Copernico ebbe a lamentarsi nel letto di morte per non essere mai riuscito a vedere Mercurio probabilmente non è vero, ma è molto indicativo del fatto che non sia facile vedere questo piccolo pianeta. In effetti, la “scomoda” collocazione di Mercurio in prossimità del Sole, insieme alle sue piccole dimensioni (dopo il declassamento di Plutone, è tornato a essere il pianeta più piccolo del Sistema Solare) e alla sua bassa albedo, simile a quella della nostra Luna, sono tutti fattori che concorrono a renderne difficile l’osservazione. Eppure, quando le condizioni sono davvero favorevoli, Mercurio può brillare magnificamente nel cielo crepuscolare e diventare uno degli astri più appariscenti! In Tabella 1 è riportata la sequenza delle apparizioni di Mercurio, iniziando e terminando dalla congiunzione superiore, quando si trova alla massima distanza dalla Terra. Da notare che - a causa della notevole eccentricità dell’orbita di Mercurio - la dicotomia e la massima elongazione sono sempre separate da qualche giorno.

Tags:OSSERVAZIONI
Alla scoperta dell’ammasso più vicino: le IADI
Ken Hewitt-White (traduzione di Walter Ferreri)

Questo grande ammasso stellare aperto del Toro è una chiave importante per la misura delle distanze cosmiche

La costellazione invernale del Toro (Taurus in latino) non rivendica uno, ma due dei più interessanti ammassi stellari dell’intero cielo. Uno di questi - le Pleiadi - è un gruppo appariscente, che è familiare a tutti gli astrofili (vedi l’articolo di M. Razzano pubblicato sul n. 175 di Nuovo Orione, dicembre 2006, NdR). L’altro ammasso, che porta il nome di Iadi (Hyades), non è altrettanto ben conosciuto. E questo è un peccato, perché, con una distanza di soli 151 anni luce, è l’ammasso stellare ufficialmente riconosciuto da tutti come il più vicino alla Terra. Ora desidero mostrare le sue numerose caratteristiche; per questo vi chiedo di puntare l’attenzione sulla parte centrale del Toro. Questa costellazione è localizzata vicino al brillante Orione, il cacciatore. Seguendo la direzione della Cintura di Orione verso l’alto a destra, si arriva all’arancione Aldebaran, la stella più brillante del Toro, che identifica l’occhio di questo animale celeste. Aldebaran indica anche un’estremità delle Iadi, una figura a forma di “V” che corrisponde al muso dell’animale. A occhio nudo, si possono vedere da 4 a 20 Iadi, a seconda dell’oscurità del cielo sotto il quale si guarda.

Tags:OSSERVAZIONI
All’ascolto delle profondità cosmiche a PARKES
Piermario Ardizio

La grande parabola australiana è conosciuta affettuosamente come la Vecchia Signora dell’Astronomia, fedele compagna nella carriera di tre generazioni di radioastronomi
Gli australiani si sono sempre distinti per lo slancio pionieristico verso le nuove tecnologie radar sin dai tempi delle Seconda guerra mondiale; non ci stupisce quindi trovarli in prima linea anche sul fronte della radioastronomia internazionale. L’era pionieristica Le prime osservazioni radioastronomiche importanti furono condotte dalla divisione di radiofisica del CSIRO (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation), sulle alture di Dover, vicino a Sydney. Presto seguirono altre stazioni, quali Potts Hill, Dapto e Fleurs. Durante gli Anni 50 e 60, vennero realizzate stazioni più piccole e a volte temporanee, come Badgery’s Creek, Georges Heights, Hornsby Valley, Murray Bank e Penrith. Fu W.N. Christiansen uno dei pionieri di quel tempo a dare, in tempi più recenti, una pittoresca descrizione di come si operava allora: “Il lavoro sul campo ha un’apparenza pionieristica: alla mattina si raggiunge il posto di lavoro con camion di fortuna, gli apparati utilizzati sono spesso residuati bellici, recuperati dagli impianti radar della passata guerra e successivamente modificati. L’atmosfera è molto informale e vige l’uguaglianza: ovvero il lavoro ‘sporco’ viene condiviso da tutti, non c’è posto per chi non sappia riparare o eseguire manutenzione sugli apparati”. A cavallo degli Anni 50, si era capito che il miglior modo di sviluppare la tecnologia radioastronomica era costruire radiotelescopi più grandi. Tags:OSSERVATORI
Binocolo Konusvue-Giant 20x80
Walter Ferreri

Abbiamo provato per i nostri lettori il binocolo offerto con l’abbonamento biennale a Nuovo Orione.

Con un imballo di cartone formato 12x26x34 cm e pesante 3 kg, riceviamo il binocolo Konusvue-Giant della Konus Italia Group, un prismatico 20x80, che ora è possibile ottenere sottoscrivendo un abbonamento biennale a Nuovo Orione (vedi l’offerta a pag. 19). Esternamente la confezione riporta delle foto dello strumento ed elenca – in inglese - alcune delle sue caratteristiche.

Queste sono:

• gigante 20x80

• ottiche trattate

• diametro sovradimensionato

• tappi in gomma

• messa a fuoco centrale

• barra stabilizzatrice

• incluse custodia, cinghia e istruzioni

in più lingue.

Aperta questa confezione, emerge la custodia di protezione in finta pelle nera, al cui interno il binocolo è tenuto saldamente alla parete grazie a una fascetta adesiva. La custodia ha una tasca interna che contiene la cinghietta per la custodia, quella per il binocolo, un piccolo panno per la pulizia e due fogli. Uno di questi è la garanzia (della validità di due anni), mentre l’altro riporta le istruzioni in ben 10 lingue. Queste ultime però sono generiche, adatte un po’ a tutti i modelli, infatti nelle caratteristiche tecniche esse esordiscono con la seguente frase: “Il binocolo tascabile KONUS si caratterizza per le dimensioni contenute, il peso ridotto e una inquadratura di media potenza.”

Tags:PROVE STRUMENTI







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