Nuovo Orione nr. 209

  Ottobre 2009


In edicola dal 24 Settembre
Cosa c’è che non va sul sole
Robert Zimmerman

È da più di un anno che il sole è praticamente privo di macchie. Gli astronomi si stanno chiedendo quale possa essere la causa.
Predire l’intensità del ciclo solare che si attende non è mai stato facile. Alla metà degli Anni 50, per esempio, gli scienziati pensavano che il successivo massimo solare avrebbe dovuto essere modesto e relativamente tranquillo. Invece, il massimo del 1959-60, nel 19° ciclo, si rivelò essere il più intenso registrato storicamente, con un enorme numero di macchie e tempeste solari. Prevedere il prossimo ciclo non è differente. Nel 2006/07, quando il Sole lentamente si stabilizzò dal suo più recente picco di attività nel 23° ciclo, gli scienziati iniziarono a discutere con grande passione sulle loro previsioni circa l’intensità del prossimo massimo solare, nel 24° ciclo. Predire l’intensità è importante, non solo per capire il comportamento del Sole, ma perché esso ha un’importanza pratica. L’intensità del massimo solare ha un impatto diretto sui sistemi energetici, sui satelliti e su numerosi altri settori della nostra moderna società tecnologica. Tags:SISTEMA SOLARE

SLOAN DIGITAL SKY SURVEY un elenco telefonico...
Massimiliano Razzano

UN GRANDE PROGETTO PER OSSERVARE IN MANIERA SISTEMATICA UN QUARTO DELLA VOLTA CELESTE. PER CREARE UNA GRANDE MAPPA DIGITALE ACCESSIBILE ANCHE SU INTERNET
Avete mai provato a contare le stelle nel campo del vostro telescopio, magari annotando posizione e luminosità di ogni oggetto che vedete? Si tratta per molti di un’attività abbastanza noiosa, eppure in passato questa è sempre stata il “pane quotidiano” di molti astronomi. Creare una mappa della volta celeste è un’attività molto importante in astronomia, perché consente di studiare la distribuzione dei corpi celesti nell’Universo, oppure costruire interpretazioni in termini evolutivi. La prima grande campagna moderna di mappatura del cielo (che in inglese viene chiamata survey), fu la Palomar Observatory Sky Survey (POSS), realizzata a partire dagli Anni 50. La prima parte venne condotta con il riflettore Schmidt da 1,2 m di diametro dell’Osservatorio di Monte Palomar. La POSS fu continuata negli Anni 70 con la mappatura del cielo australe, condotta con un telescopio uguale installato all’Osservatorio di Siding Spring in Australia. Per le riprese, erano state utilizzate grandi lastre fotografiche con un campo di 6,5° x 6,5°, ed in seguito convertite in formato digitale, così come le mappe della POSS II, condotta negli Anni 80. Le lastre della POSS I e POSS II sono liberamente accessibili su Internet (vedi il riquadro). Tags:TECNICA

LUNIK 3 l’altra faccia della Luna ha 50 anni
Giuseppe Palumbo

UN ALTRO ANNIVERSARIO LUNARE: NEL 1959 AVVENIVA LA PRIMA OSSERVAZIONE DELLA FACCIA NASCOSTA DELLA LUNA DA PARTE DI UNA SONDA SOVIETICA
Nell’Anno Internazionale dell’Astronomia, in cui si sono celebrati in tutto il mondo i 40 anni del primo sbarco umano sulla Luna, ricordiamo un altro anniversario che riguarda sempre il nostro satellite naturale: cinquant’anni fa, una sonda lanciata dall’uomo fotografava per la prima volta la faccia nascosta della Luna, svelandoci un mistero rimasto tale per millenni e che aveva alimentato le più svariate fantasie. La sonda sovietica Lunik 3 fu lanciata dal cosmodromo di Baikonur il 4 ottobre 1959, esattamente due anni dopo il lancio dello Sputnik, il primo satellite artificiale, anch’esso sovietico. Era la terza sonda lunare del “programma lunare sovietico” e fu uno dei primi trionfi nell’esplorazione umana nello spazio. L’obiettivo della sonda era quello di raggiungere la Luna, operazione riuscita perfettamente, e di mettersi in orbita intorno ad essa, per riprendere le immagini della sua faccia che mai si mostra a noi terrestri. Anche questa operazione andò a buon fine e così Lunik 3 fu la prima sonda a riprendere le immagini della faccia nascosta della Luna. Tags:ASTRONAUTICA

Ma chi inventò veramente IL TELESCOPIO?
Albert Van Helden

LA STORIA NON È COSÌ SEMPLICE COME È STATA SEMPRE RACCONTATA. IN REALTÀ, È MOLTO PIÙ INTERESSANTE.
La storia che viene ripetuta in quasi tutti i libri di astronomia è pressappoco la seguente: “nel 1608 un occhialaio di nome Hans Lipperhey (o Lippershey) aveva una bottega a Middelburg, nella Paese che oggi è l’Olanda. Un giorno due bambini stavano giocando con due lenti che tenevano allineate, una vicina all’occhio, l’altra più lontana. A un certo punto, le lenti così disposte diedero inaspettatamente una visione ravvicinata di un indicatore del vento a forma di gallo posizionato sul campanile di una chiesa distante. I bimbi corsero a dirlo a Lipperhey ed egli inoltrò una richiesta di brevetto per questa nuova invenzione”. Il resto è storia. Storia che spesso contiene delle note a fondo pagina in cui si precisa che non vi è unanimità sul vero inventore del telescopio. Come ogni leggenda, questo racconto è piacevole, conciso e semplice. Esso è così semplice che è sostanzialmente sbagliato. Allora, chi inventò realmente il telescopio? Tutti e nessuno, attraverso un periodo di oltre 200 anni. La storia vera è quella di un’arte in lenta evoluzione, con piccoli miglioramenti e opportunità mancate e un’innumerevole serie di fattori noti e sconosciuti.
Tags:STRUMENTI

Convivere con L’INQUINAMENTO LUMINOSO
Tony Flanders

NON PERMETTETE CHE LE LUCI CITTADINE DISTRUGGANO LA VOSTRA PASSIONE PER L’OSSERVAZIONE DELLE STELLE
Ci sono novità buone e cattive: quella cattiva è che l’inquinamento luminoso è perfino peggiore di quanto la maggior parte degli appassionati non si renda conto. Prima dell’avvento dell’energia elettrica, chiunque sulla Terra poteva osservare gli oggetti del cielo profondo. Oggi, la maggior parte della gente del mondo industrializzato non ha mai visto neppure la Via Lattea. I neo proprietari di telescopi si meravigliano di non riuscire a vedere le galassie che i manuali descrivono come brillanti e magnifiche. Il problema non è in chi guarda, ma nella luce che ce le nasconde. La notizia buona consiste nel fatto che - una volta individuato il problema - le soluzioni sono a portata di mano. L’International Dark-Sky Association (www.darksky.org) sta facendo progressi lenti ma netti nel combattere l’inquinamento luminoso, intervenendo sui progetti delle illuminazioni per esterni e promuovendo delle regole contro la diffusione e lo spreco della luce artificiale. Non bisogna farsi illusioni: questa battaglia non sarà vinta nel corso della nostra generazione. Nel frattempo, però, non è così difficile trovare luoghi dove l’inquinamento luminoso provoca un fastidio modesto. E, anche se vivete in una città o nella sua periferia, è possibile fare dalla propria abitazione alcune osservazioni del cielo profondo sorprendentemente buone. Tags:CIELO E TERRA

Manuali per gli ASTROFILI
Piero Bianucci

NELLA BIBLIOTECA DI ORIONE SI POSSONO TROVARE GUIDE PREZIOSE PER TUTTE LE ESIGENZE DELL’ASTRONOMO AMATORIALE, PREPARATE DA SPECIALISTI DEL SETTORE
Tra i libri più recenti della Biblioteca di Orione, spicca il Manuale dell’astrofilo di Walter Ferreri. Il sottotitolo è eloquente: Consigli pratici per osservare il cielo. Pubblicato nel 2008, è uno di quei manuali (220 pagine, 8 ) che non dovrebbero mancare nello scaffale di chiunque si dedichi all’osservazione del cielo. E ha una bella dedica – “A Marco, per avermi reso fiero di essergli padre” – che molti genitori vorrebbero poter imitare. Prima di entrare nel merito dei contenuti, permettetemi una piccola divagazione che prende spunto dal titolo. Se battete su Google la parola “astrofilo”, trovate circa 35 mila citazioni, che salgono a 150 mila per il plurale “astrofili”, indice di una certa tendenza associativa. “Astrofilo” è chiaramente una parola piuttosto recente, costruita sul calco di tante altre (filatelico, cinefilo, cinofilo, musicofilo...), nelle quali il prefisso o suffisso “filo” viene dal verbo greco filos, “amico”, a sua volta connesso a fileo, che significa “amare”. Astrofilo è quindi colui (o colei) che ama gli astri, cioè stelle, pianeti e per estensione ogni altro fenomeno celeste. Ma quando nasce la parola “astrofilo”? E soprattutto: è gradita agli astrofili stessi? Tags:DOCUMENTI

Impatto su GIOVE
Raffaello Lena

LE OSSERVAZIONI AMATORIALI DELL’EVOLUZIONE DELLA MACCHIA DA IMPATTO PRODOTTA IL 19 LUGLIO 2009 SUL PIANETA GIGANTE, QUINDICI ANNI DOPO LA CADUTA DELLA COMETA SHOEMAKER-LEVY 9
La possibilità di osservare e documentare eventi straordinari è uno degli aspetti più interessanti da un punto di vista astronomico. Tra questi, un evento spettacolare e raro è rappresentato dall’osservazione della collisione tra corpi celesti, come è avvenuto per la seconda volta, in 15 anni, sul più grande pianeta del Sistema Solare: Giove. Nel corso del 1994, quando avvenne l’impatto dei frammenti della cometa Shoemaker-Levy 9, molti degli attuali lettori non avevano probabilmente cominciato la loro attività di astrofilo. Questo recente impatto, scoperto il 19 luglio di quest’anno dall’australiano Anthony Wesley, ha rappresentato un’interessante esperienza, che è stata seguita con attenzione in tutto il mondo (vedi la “Finestra sull’Universo” del numero di settembre). L’assidua e costante osservazione di questi fenomeni può rappresentare un campo particolarmente fertile per l’astrofilo motivato, oltre che coinvolgere - grazie alla diffusione di Internet e alla possibilità di scambiare rapidamente le osservazioni - migliaia di appassionati, ancorché non molto organizzati, se non in piccoli gruppi. Tags:OSSERVAZIONI

L’enigma delle MAPPE LUNARI
Piero Bianucci

DA UNA ANTICA MAPPA CONOSCIUTA FIN DALL’INFANZIA, PARTE UNA INDAGINE APPASSIONATA SULLA CARTOGRAFIA DEL NOSTRO SATELLITE NATURALE
Dal 1956 mi accompagna una bella tavola a colori che riproduce due tra le prime mappe della Luna disegnate con l’aiuto del telescopio: quella dell’astronomo tedesco Johannes Hevel, detto latinamente Hevelius (nato a Danzica nel 1611, morto nel 1687) e quella del ferrarese padre gesuita Giovanni Battista Ricciòli (1598-1671), considerati i fondatori della cartografia lunare (vedi l’articolo di R. Calanca “Le prime mappe della Luna”, pubblicato sul n. ??? di Nuovo Orione). Questa tavola, che misura 60 per 49 centimetri, prima di essere affissa alle pareti della mia stanza di ragazzo e poi nel mio studio, apparteneva all’Atlas Novus Coelestis, pubblicato a Norimberga nel 1742 da Johann Doppelmayr, e ha per me una lunga storia; non solo perché è antica in sé, ma anche perché è dovuto passare mezzo secolo, prima che riuscissi a conoscerne bene l’origine. Tags:DOCUMENTI

L’occultazione lunare di ANTARES
Walter Ferreri

IL 21 OTTOBRE LA LUNA OCCULTA UNA DELLE STELLE PIÙ LUMINOSE DEL CIELO: È IL “FENOMENO DEL MESE”, UNO SPETTACOLO DA NON PERDERE!
Tra gli eventi di ottobre, spicca l’occultazione di Antares da parte della Luna. Si tratta di un fenomeno di rilievo per la luminosità della stella coinvolta e – per noi italiani – per il fatto che è totalmente osservabile dall’Italia, nubi permettendo. Iniziando prima del tramonto L’occultazione ha luogo mercoledì 21 ottobre, nelle ore pomeridiane, con la prima fase (immersione) con il Sole ancora sopra l’orizzonte. Pertanto, il cielo sarà chiaro, e Antares invisibile a occhio nudo, ma visibile anche attraverso un piccolo telescopio. Il colore tendente al rosso di questa stella ne facilita la visione attraverso l’atmosfera. Un filtro giallo o arancione rende la stella più evidente e qualcosa in questo senso fa anche un filtro polarizzatore. Chiaramente, la visibilità della stella sarà molto condizionata dalla trasparenza del cielo. Da nostre prove, è emerso che sotto un cielo molto limpido e con il Sole basso sull’orizzonte, un rifrattore acromatico da 13 cm a f/13 era in grado di rivelare stelle alte sull’orizzonte fino alla 4a magnitudine; con un cielo abbastanza limpido, il limite si fermava alla 2a. L’utilizzo di un filtro giallo o arancione dava sempre un vantaggio, anche perché limitava il residuo di aberrazione cromatica dello strumento. Tags:OSSERVAZIONI

Binocolo Ziel Yukon 16x50
Walter Ferreri


Negli Anni 70 sul mercato erano presenti molti binocoli 7, 10 e 12x50, soprattutto di costruzione giapponese. Un dello di costruzione occidentale (tedesca) assai apprezzato era lo Zeiss Jena 12x50 Dodecarem, prodotto in quella che allora era la Repubblica Democratica Tedesca. Ma quelli di questo diametro con ingrandimenti maggiori erano relativamente rari. Con un diametro leggermente maggiore, vi era un modello di successo della Zeiss occidentale. Era un 15x60 a prismi di Porro, con un prezzo – è facile immaginarlo dal nome della ditta – molto elevato. Il relativo successo che ebbe allora questo modello della Zeiss non è inspiegabile; al contrario, trova giustificazione nel fatto che si tratta di un modello ancora utilizzabile a mano libera, a patto di potersi appoggiare da qualche parte, per esempio con i gomiti su un davanzale. Un binocolo con analoghi valori di ingrandimento e di diametro degli obiettivi leggermente inferiore, da 50 mm, ora viene proposto dalla Ziel, un importatore sicuramente molto noto ai lettori di Nuovo Orione. Tags:PROVE STRUMENTI








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