Nuovo Orione nr. 210

  Novembre 2009


In edicola dal 29 Ottobre
MAK 127 AZ GoTo Skywatcher
Fabrizio Marchi

Confesso di essere da sempre un estimatore degli schemi Maksutov in tutte le possibili varianti: ne possedevo uno già una ventina d’anni fa, quando in Italia ben pochi utilizzavano un siffatto disegno ottico, costruitomi ad arte da un artigiano locale e ottimizzato per l’osservazione in alta risoluzione. Quel 20 cm f/15, che sfoderava prestazioni magnifiche su Luna e pianeti, sarebbe per me diventato spunto di continuo approfondimento sulla versatilità dello schema Maksutov, tanto da portarmi negli anni a possedere strumenti di questo disegno ottico, con rapporti focali variabili da f/3 a f/20, adatti a ogni tipo di applicazione astronomica. Dobbiamo ricordare che questa ampia diffusione negli ultimi tempi dei telescopi Maksutov è soprattutto merito di una produzione di massa che ha abbassato i prezzi di mercato e mantenuto tutto sommato una discreta qualità complessiva. Certo, non è possibile al momento paragonare in termini di precisione della lavorazione ottica, un Mak di produzione russa con uno cinese, questo per correttezza è giusto riconoscerlo; tuttavia, è bene rendersi conto che nella variante Gregory (e recentemente anche in quella Newton-Maksutov), anche i prodotti asiatici hanno raggiunto una soddisfacente correzione ottica, che - unita al basso prezzo - ne fanno un’appetibile scelta per tutte le tasche. È stato quindi un piacere dare un’occhiata a questo piccolo Skywatcher, presentato dall’importatore in tempi recenti, uno strumento in grado di coniugare buona ottica, sofisticata tecnologia di puntamento automatico e prezzo contenuto.


APOLLO 12 la prima esplorazione scientifica della Luna
Antonio Lo Campo

QUARANT’ANNI FA, LA SECONDA MISSIONE LUNARE UMANA SI DIRIGEVA VERSO UN APPUNTAMENTO CON LA SONDA SURVEYOR 3

Dopo la storica impresa dell’Apollo 11, che nel luglio 1969 aveva portato i primi uomini sulla Luna, il successivo 14 novembre un altro razzo Saturno 5 era pronto sulla piattaforma per dare il via alla seconda missione lunare, quella dell’Apollo 12. Lo scenario era lo stesso: stessa rampa di lancio, stesso razzo vettore (al suo quinto lancio con astronauti), stesse navicelle. Ciò che cambiava nettamente era l’atmosfera di quel giorno al Kennedy Space Center. Non più il caldo torrido di luglio, non più il milione di persone sparse attorno al centro spaziale e molta meno attesa ed entusiasmi. Un cielo plumbeo, con pioggia battente e con fulmini e tuoni a fare da sottofondo e circa 200mila persone accorse ad assistere alla partenza della seconda spedizione lunare, che però era anche la prima con veri e propri obiettivi di esplorazione scientifica. Meno pubblico, meno giornalisti, ma una presenza straordinaria in tribuna Vip, che nemmeno l’Apollo 11 e altre missioni storiche avevano potuto vantare: quella del Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon.


Una notte nel Viale dei BAOBAB
Fabrizio Melandri

“COME UOMINI, SONO NUMEROSI EPPURE SOLITARI, GESTICOLANTI EPPURE IMMOBILI” SOTTO IL CIELO DEL MADAGASCAR

Il nostro è un pianeta davvero meraviglioso: vi sono luoghi dove la Natura ha creato paesaggi di una bellezza da mozzare il fiato. Il mio amore per i viaggi mi ha portato a visitare alcuni di questi siti, e - coltivando anche, da oltre vent’anni, la passione per l’astrofotografia - è stato naturale per me desiderare di fermarmi la notte, per fotografare il cielo stellato da questi luoghi suggestivi. Ricordo con particolare emozione la visita del Parco degli Archi e della Monument Valley, nell’Ovest degli USA (vedi Nuovo Orione n. 188, gennaio 2008), il lunare Deserto dei Pinnacoli e l’Ayers Rock in Australia. Un altro sito che mi è rimasto nel cuore è il Viale dei Baobab. Si trova una ventina di chilometri a nord di Morondava, sulla costa occidentale del Madagascar. Raggiungerlo può non essere molto agevole: le strade malgasce sono quasi tutte in pessime condizioni; inoltre - specialmente se si visitano questi luoghi nella stagione delle piogge, da dicembre ad aprile, estesi allagamenti possono rendere il percorso molto problematico. Ne vale comunque la pena, e se si arriva verso il tramonto, non si può non rimanere incantati dal luogo: è di un fascino sublime.


Marte attraversa il “PRESEPE”
Walter Ferreri

ALL’INIZIO DI QUESTO MESE POSSIAMO ASSISTERE AL CURIOSO FENOMENO DEL PIANETA ROSSO IMMERSO TRA LE STELLE DEL CELEBRE AMMASSO APERTO M44 NEL CANCRO

Tra i vari fenomeni del mese, merita attenzione il passaggio di Marte attraverso il celebre ammasso aperto M44, il “Presepe”. Questo ammasso, conosciuto anche con i nomi di “Alveare” o “Mangiatoia”, si trova tra le stelle Gamma e Delta Cancri ed è visibile a occhio nudo come una piccola nube (così lo definì l’astronomo greco Ipparco). Si estende per ben 1,5° e per questo le sue osservazioni ideali si ottengono con potenti binocoli o con telescopi a bassissimo ingrandimento. Galileo fu sorpreso nel riuscire a scorgere ben 36 stelle con uno dei suoi cannocchiali. Ma i moderni strumenti contano in questa zona addirittura 350 stelle, fino alla 17a magnitudine. I 15 membri più brillanti di M44, che dista circa 587 anni luce, hanno magnitudini dalla 6,3 alla 7,5. In attesa dell’opposizione Il Pianeta Rosso, che si sta avvicinando all’opposizione (ne parleremo nel numero di gennaio 2010), dal 31 ottobre al 3 novembre rulla lentamente attraverso le stelle di questo ammasso aperto ancora con moto diretto, indicandone la posizione con la sua luce, corrispondente a quella di una stella di mag. +0,4 (come Procione). Così, tra Polluce e Regolo vi sarà un’altra “stella” luminosa, a copertura di questa regione di cielo spoglia di stelle brillanti.
 


Il primo TELESCOPIO
Gabriele Vanin

UNA RICOSTRUZIONE PIÙ FEDELE POSSIBILE DEI PRIMI STRUMENTI DI GALILEO HA CONSENTITO DI RIPETERE LE OSSERVAZIONI CHE HANNO FONDATO L’ASTRONOMIA MODERNA

Esattamente 400 anni fa, nel 1609, Galileo Galilei venne a sapere che in Olanda era stato inventato uno strumento che consentiva di vedere le cose lontane come fossero vicine. Lo replicò e - costruendosi strumenti sempre più perfezionati - diede il via a una serie di scoperte sconvolgenti per l’astronomia: vide le montagne e le valli della Luna, risolse in stelle la Via Lattea e varie nebulose, scoprì quattro nuovi pianeti attorno a Giove, le fasi di Venere, l’enigmatica natura di Saturno, le macchie solari. Per questo motivo, il 2009 è stato proclamato “Anno Internazionale dell’Astronomia”. Ma come funzionavano i telescopi galileiani? Che potenza avevano? Quali erano le loro focali? Con cosa erano costruiti? Dettagli sconosciuti Non è facile rispondere a tali domande, perché Galileo, nei suoi libri e nelle sue lettere, non dà quasi nessun ragguaglio su questi particolari, temendo che qualcuno potesse costruire strumenti migliori dei suoi e precederlo nelle scoperte.


La rivoluzione di GALILEO
Gianfranco Benegiamo

IL PROSSIMO 30 NOVEMBRE SI CELEBRANO I 400 ANNI DEL PRIMO UTILIZZO ASTRONOMICO DEL TELESCOPIO, LO STRUMENTO CHE RIVOLUZIONÒ LA SCIENZA

La vera filosofia [sperimentale] ha inizio con le mani e gli occhi, procede poi attraverso la memoria, per essere continuata dalla ragione… ritornando a mani e occhi nuovamente (Robert Hooke, Micrographia). Il gesto - solo apparentemente semplice - che compì Galileo, quando a Padova rivolse un cannocchiale verso il cielo, nell’autunno del 1609 (per la precisione, a cominciare dal 30 novembre, Ndr), fu un atto di coraggio e una dimostrazione di intelligenza, per lo sforzo di comprendere quello che si vedeva nello strumento (in verità, altri avevano osservato prima di lui, ma non avevano “visto”, come ci ha ricordato l’articolo “Chi ha inventato il telescopio?” sul numero di ottobre). Ma questo gesto rappresentò anche un avvenimento culturale di enorme importanza: la successione di scoperte rese possibili dal telescopio in campo astronomico avviò una fase di straordinario sviluppo, che coinvolse anche tutte le altre discipline che rientravano nel campo della filosofia naturale.


CERCARE LE SUPERNOVAE con strumentazione povera
Thiam-Guam Tan

GLI ASTROFILI POSSONO CONTRIBUIRE ALLA RICERCA SCIENTIFICA DA CASA, ANCHE CON EQUIPAGGIAMENTI MODESTI

Le supernovae mi hanno sempre affascinato. Queste violente esplosioni stellari disseminano l’Universo di elementi che andranno a costituire pianeti e magari a produrre la vita. Per i cosmologi, sono delle importanti “candele standard”, che vengono usate per misurare le distanze e possono contribuire a spiegare come l’Uni- verso si è evoluto a partire dal Big Bang. Così, la possibilità di scoprire io stesso delle supernovae fu per me un forte richiamo. L’idea di poter essere il primo a vedere una stella esplosa molti milioni di anni fa era stimolante. Ma potevo farlo con il mio modesto telescopio e la mia camera CCD? In breve, la risposta è sì, benché vi sia da fare un po’ di lavoro, con una certa dose ingegnosità. Un puntamento rapido ed efficace Le supernovae sono eventi rari: una grande galassia a spirale come la Via Lattea ospita soltanto una o due supernovae ogni secolo. Per avere una probabilità ragionevole di scoprirne una, devo quindi osservare centinaia di galassie ogni notte. Ciò implica che la ricerca debba essere automatizzata e che il tempo di messa a punto, specialmente dopo l’oscurità, sia minimizzato.


Il giro dei cieli di FABRIZIO MELANDRI
Walter Ferreri

PRESENTIAMO UN GRANDE APPASSIONATO DI ASTRONOMIA E DI ASTROFOTOGRAFIA, L’AUTORE DELLE FOTO CHE ILLUSTRERANNO IL NOSTRO CALENDARIO ASTRONOMICO 2010

L’interesse di Fabrizio Melandri per il cielo è innato: i suoi primi ricordi con l’osservazione del cielo risalgono addirittura al periodo pre-scolastico. Melandri racconta che era già molto appassionato da bambino, al punto da seguire in TV tutte le notizie che riguardavano l’astronomia e l’astronautica. La prima eclisse Nel 1978, all’età di 11 anni, segue la sua prima eclisse. Quella sera sta cenando con la famiglia davanti alla TV, quando il telegiornale delle 20 informa che è in corso un’eclisse totale di Luna, e subito si precipita fuori a osservarla. A quello stesso anno risale la sua prima visita a un osservatorio astronomico. Invece, è del 1980 la prima osservazione “impegnata” delle Perseidi. L’entusiasmo che scaturisce da questa pioggia di meteore è tale che, da quel momento, inizia ad osservare sistematicamente tutti i principali fenomeni celesti. Melandri risulterà poi tra gli astrofili italiani che hanno dato il maggior contributo alle osservazioni visuali della cometa di Halley, durante il passaggio del 1986. E Orione è stata la prima rivista ad aver pubblicato in assoluto un suo articolo: era il numero di luglio/agosto 1987 e si trattava di un report sulle osservazioni di Perseidi e Geminidi (altri suoi articoli sono comparsi su Nuovo Orione n. 177, 182, 188 e… 210!).









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